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Russia, che combini? Un arcobaleno di regole

Inizia PoliSochi, un’indagine a 360 gradi sulla grande protagonista delle prossime settimane, la Russia. Oggi un’introduzione sull’attualità, da un punto di vista il più filosofico possibile (anche se si parla pur sempre di concreta attualità.. I retroscena politici nella rubrica PoliLinea, e tutta la settimana dedicata alla comprensione di questo enigmatico Leviatano, la cui ombra sembra nascondere ogni giorno di più il suo passato glorioso. L’incostanza ideologica di un paese in crescente potere, paese oggi al centro non solo di fragili dinamiche politiche ma soprattutto incastrato – insieme agli altri paesi del BRICS – in un processo di crescita difficile e frastagliato. Forse il paese emergente oggi più osservato e criticato, personificato nell’immagine glaciale di Vladimir Putin, maschera non solo degli interessi della sua politica ma anche dei disinteressi e delle ideologie di un intero paese, del popolo, ma soprattutto della massa. Uno, nessuno, centomila,

Ciò che spaventa è come l’inversione ideologica di un presidente possa influenzare i valori di un intero paese. La massa, quella massa “aggregata” analizzata da Sigmund Freud ne la psicologia delle masse torna ad essere protagonista in un’analisi geopolitica sull’oggi russo a ridosso delle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014, come vittima di un’ imprinting mediatico acutamente progettato su misura per questo momento di visibilità internazionale.

In cui convivono situazioni di tensione di ordine diverso, legate da un lato al rischio terroristico, causa la vicinanza dei Giochi alla Cecenia, dall’altro al delirante clima di xenofobia che ha turbato la vigilia del grande evento.

Turbolenze. Regole. Oggi torniamo a parlare di xenofobia.

Tra amarezza e ironia si apriranno le Olimpiadi Invernali il prossimo 7 Febbraio, cercando di evitare boicottaggi ed interferenze terroristiche in seguito all’approvazione da parte di Putin della legge anti-gay lo scorso 25 Gennaio; a Sochi saranno punite forme di protesta contro la legge anti-gay, saranno punite espressioni omosessuali durante le manifestazioni olimpiche.

Proteste pacifiche da Amnesty International e dagli stessi atleti, come quella su Twitter dello snowboarder canadese Sebastien Toutant, che ironizza sulle regole che dovranno essere rispettate nei bagni di Sochi (vedi immagine).

Per fortuna il contesto delle Olimpiadi invernali appare come un giardino di differenze, in cui protagonisti sono paradossalmente coloro che provengono dal Sud del Mondo, dal Marocco, al Senegal, al Kenya -in tutto dieci paesi africani-, dal Brasile fino al sud-est asiatico, guidati solamente dalla passione per qualcosa che hanno difficilmente materializzato sudando sotto il sole del Sud.

Questo contrasto tra la solarità dei paesi ospiti e la fredda organizzazione del paese delle notti bianche salva l’atmosfera dei Giochi e allo stesso tempo incoraggia nuove forme di protesta. Boicottare i Giochi? No, boicottare il marcio del potere che viene a galla attraverso i Giochi.

Infatti Thomas Bach, presidente del Cio, si schiera contro ogni boicottaggio, rivolgendosi così anche a quegli Stati occidentali che si sono espressi contro le violazioni da parte di Putin ai diritti umanitari: “il boicottaggio va contro lo spirito dello sport e lo priva degli strumenti per continuare a lavorare per la pace, la comprensione reciproca e la solidarietà. Lo sport deve avere un’autonomia responsabile e la politica deve rispettare l’indipendenza dello sport. Ma lo sport non opera in un ambiente privo di leggi e questo significa che noi rispettiamo le leggi nazionali che non riguardano direttamente lo sport e le sue organizzazioni”.

Ibridi di quest’esperienza sono le iniziative anti-xenofobia “pacifiche”:

Ribaltamento del ribaltamento dello stato delle cose in Russia: infatti, prima che la legge anti-gay entrasse in vigore sembrava che la situazione russa nei confronti delle comunità minoritarie si fosse ammorbidita: oggi essere xenofobi in Russia è stato definito addirittura “trendy”.

Ivan Okhlobystin, eccentrico personaggio pubblico protagonista della versione russa della sit-com Scrubs in questa atmosfera di “delirio” si è sentito in diritto di dichiarare pubblicamente “farei bruciare vivi tutti i gay.. sono un pericolo vivente per i miei bambini”. Padre di sei figli, così si è giustificato, reindirizzando la minaccia esclusivamente agli abusi della pedofilia.  Come si è potuti arrivare ad una dichiarazione del genere?A pochi mesi dalla legge anti-gay approvata dal presidente Putin lo scorso 25 Gennaio il pubblico dei Giochi si ribella contro il marcio del paese. Mentre le variazioni della personalità del presidente influenzano l’immagine di tutto il paese, il cui popolo, prima vittima del non-sapere, si schiera in costante rivolta contro l’eccesso di potere.

Sul presidente ironizza anche Edward Limonov, politico e scrittore russo, per il quale avrebbe perso anche quel suo interesse ludico “da playboy”, o “da ufficiale del Kgb” (intervista sul Fatto Quotidiano del 29/1) che lo ha spinse ad investire cifre esorbitanti (circa 36 miliardi di euro) durante i suoi anni di fuoco (vedi festini con Berlusconi) per la realizzazione dei Giochi di Sochi, per poi oggi disinteressarsene, abbassando il tono.

L’immagine di Putin sfumata e sfuggente non è ben chiara neanche all’identità stessa del popolo russo: troppi interessi o troppo disinteresse?

Un’immagine del potere troppo forte, che porta a confondere la critica internazionale: l’opinione pubblica barcolla, gli intellettuali si indignano, le organizzazioni umanitarie si rimboccano le maniche.

Dietro a Putin forse una specie di nuovo Leviatano? Un Leviatano indefinito, contemporaneo, pieno di interessi ma allo stesso tempo apparentemente disinteressato, sfrenato ma capace di ripristinare l’immagine della propria serietà.

La capacità di controllo è oggi all’ennesima potenza; evoluzione ampliata degli orizzonti delle teorie di Foucault, secondo il quale l’azione del potere agirebbe localmente in determinati luoghi di controllo -i “luoghi del potere”-, mantenendosi vivo attraverso la forza del sapere.

Oggi è la forza dell’immagine che mantiene vivo il potere, non più il sapere, in una ragnatela di relazioni dislocate che si moltiplicano e mantengono la distanza tra il baricentro e il popolo.

Che succederà?

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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