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Surfin’ USSR

Nel 1968 Paul McCartney apriva il celebre omonimo album bianco dei Beatles con “Back in the USSR”, una parodia surf che invece di avere come luogo del desiderio una spiaggia californiana, poneva al centro del pezzo le ragazze sovietiche. Paul riuscì solo nel 2003 a suonare quel pezzo dal vivo nella piazza rossa di Mosca, accolto dal tripudio di sessantamila spettatori.

Ma che cosa è stato veramente il rock n’ roll dall’altra parte del muro? Come si può facilmente intuire (e come ci suggerisce in parte il celeberrimo film “Goodbye Lenin”), il rapporto fra giovani alla ricerca spasmodica e curiosa della cultura pop occidentale e i vari governi del blocco sovietico non era esattamente idilliaco, soprattutto a causa della della regressione oscurantista che il super-stato controllato dal Cremlino avrà dagli anni 60’ in poi.

Il russkij rok, underground non per scelta ma per sopravvivenza, iniziò a diffondersi in modo meno sporadico negli anni ’70, durante la presidenza di Brezhnev. In ambienti universitari iniziarono a organizzarsi concerti che ovviamente venivano pubblicizzati a voce, per i quali non venivano indicati orari, consegnati biglietti. Tutto insomma avveniva nella più completa clandestinità, visto che era vietato lo svolgimento di attività di business privato, l’esecuzione di canzoni non sottoposte a censura, nonché i raduni non riconosciuti di persone e il consumo di alcol in luoghi pubblici. Nel 1969 uscì una rivista giovanile clandestina – una delle tante – che spiegava dettagliatamente come ottenere i componenti elettronici per convertire la propria chitarra acustica in un’elettrica – principalmente devastando una cabina telefonica.
I Beatles, si sa, erano più famosi di Gesù, e per quanto potesse essere oscurantista il governo dell’URRS, i giovani cominciarono ad avere un culto sotterraneo per i FabFour, tanto che iniziarono a farsi cucire le giacche alla bene e meglio per farle somigliare a quelle del quartetto di Liverpool (questo particolare modello venne chiamato ‘Bitlovka’).

La situazione cambiò con la Perestrojka, fino a che la musica non diventò un business esattamente come in Occidente. Il grande evento che segnò la fine dei conflitti ‘musicali’ fra il blocco occidentale e quello sovietico ebbe luogo nel 1989, con il Moscow Music Peace Fest, festival teoricamente volto a promuovere la pace e a combattere l’abuso di alcol e droghe. Si pensò bene, quindi, di chiamare Motley Crue, Bon Jovi, Cinderella, Ozzy Osbourne,Skid Row e altri musicisti noti per la loro sobrietà. La classica contraddizione in perfetto stile show-biz occidentale. In questi vent’anni la Russia è cambiata molto, ma l’impressione è che, capitalismo sfrenato a parte, non ci siano le condizioni per parlare di libertà d’espressione.

Luigi Costanzo – PoliRitmi

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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