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Russia e pensiero

Quando i miei stimati consoci mi hanno parlato dell’idea di dedicare un articolo al pensiero russo mi sono sentito un tantino fottuto. «Di cosa gli scrivo?» mi sono chiesto? Il pensiero russo non è filosofico. O almeno è quanto di più lontano possa esistere rispetto ad una certa visione della filosofia alla quale sono legato.

Come spesso mi capita – però – appena ho smesso di fare la testa di cazzo e ho connesso i neuroni due o tre ideuzze mi sono venute.

Delitto e castigo di Dostojevski è senza ombra di dubbio uno dei più importanti testi del nichilismo contemporaneo. Peccato sia un romanzo e peccato che il sottoscritto detesti ogni forma di confusione tra lettere e filosofia. Nondimeno il punto rimane. Possibile che la patria del già citato Dostojevski non abbia dato i natali ad almeno un dannato filosofo?! In effetti un tizio c’è: Vladimir Sergeevic Solov’ëv. Vi avverto, l’amico è bello strano, tanto strano che – mi sono detto – non posso non scriverci due righe su. Vediamo. Per Solov’ëv la società ideale è quella composta da uomini che vivono ad immagine e somiglianza di Gesù Cristo (!). Ora Cristo ha due nature: una umana e una divina. La natura divina è quella espressa nei suoi insegnamenti. Quella umana è quella sì legata alla vicenda della crocifissione, ma non solo. Non si offenda nessuno – non è mia intenzione – ma banalizzando un pochino dovremmo ammettere che Cristo era un tipo fico. Stando al Valngelo, come capo se la cavava non male e pare che gli riuscissero anche due o tre trucchetti a base di pane e pesci. Ora, secondo Solov’ëv, queste due nature avrebbero pervaso il mondo sotto forma di due principi. Alla natura divina sarebbe corrisposto il principio di Verità, a quella umana il principio di Autonomia.

Questi due principi sarebbero stati poi fatti propri da genti diverse, andando a forgiare culture diverse. In altri termini, secondo il Nostro la frattura tra Cristianesimo Occidentale e Ortodosso-orientale sarebbe derivata dal fatto che i primi avrebbero preferito il principio di Autonomia, i secondi quello di Verità.

Sempre proseguendo la ricostruzione di Solov’ëv, questo spiegherebbe perché l’uomo occidentale abbia sempre avuto un atteggiamento forte, energico, sicuro delle proprie prerogative e non eccessivamente preoccupato della spiritualità. Diverso è invece l’uomo orientale (slavo): cerimonioso, lento e a tratti misticheggiante.

I due principi, tuttavia, non sono destinati a rimanere eternamente distinti. L’occidente, senza Verità, diventa materialista, caotico. Troppa Autonomia si traduce in Anarchia. Solov’ëv cita a questo proposito Marx e Nietzsche: senza Verità l’occidente diventa ateo, e per il nostro non è una cosa carina. Dall’altra parte, l’Oriente rischia di schiattare di cerimoniosità e di messe che durano ore (chi ha avuto occasione di assistere ad un rito ortodosso lo sa bene: un paio d’ore di liturgia sono lo standard).

Con queste premesse c’è poco da fare, i due principi si devono riunire, le due Chiese devono tornare ad essere una cosa sola, realizzando così quella società perfetta, forgiata ad immagine e somiglianza di Cristo, con la quale avevamo iniziato la nostra chiacchierata.

Che ne penso di tutto questo? Il contenuto filosofico, in sé, non mi fa impazzire. Quello “teologico” ancor meno. Se però lasciamo da parte questi due e ci soffermiamo sulla descrizione del mindset slavo, la cosa diventa interessante. La Russia, con tutte le sue contraddizioni, ha sempre espresso un certo misticismo che nemmeno l’osservanza materialista rigidamente imposta dall’epopea sovietica è riuscita del tutto ad obliterare.

Il culto rimane una categoria profondamente radicata nel pensiero russo, sia esso culto religioso, culto della Rivoluzione, culto di Lenin, culto del compagno Stalin, culto della famiglia (uso del patronimico!), culto dell’onor di patria, culto del presidente Putin e bla, bla, bla. Nel bene o nel male, cosa sono queste olimpiadi da 50 miliardi di dollari se non una colossale liturgia? Un’immensa celebrazione della forza di un paese che ha tutta intenzione di recuperare un ruolo di primo piano sullo scenario internazionale?

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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