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Olimpiadi 2016: ritardi e proteste in Brasile

A seguito della grande attenzione mediatica rivolta ai giochi olimpici invernali che si stanno tenendo in questi giorni in Russia, sorge spontaneo interrogarsi con curiosità sugli sviluppi nell’organizzazione delle prossime Olimpiadi, che avranno luogo in Brasile nell’estate 2016. Nonostante il largo anticipo, il Brasile è già accusato da molti di non essere in grado di rispettare non soltanto le scadenze nella pianificazione dei giochi, ma anche quelle riguardanti la World Cup calcistica di giugno prossimo. Al centro delle critiche sono specialmente l’ingente quantità di denaro pubblico impiegata per la costruzione delle strutture sportive necessarie e le difficoltà riscontrate nella finalizzazione delle suddette strutture. Thomas Bach, Presidente del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, si è recato in Brasile a gennaio, al fine di sollecitare il governo e i responsabili della manifestazione ad agire con maggior rapidità. A preoccupare il CIO, oltre ai ritardi nella costruzione delle infrastrutture, sono anche le manifestazioni guidate dai cittadini di Rio che, sin dalla Confederations Cup dello scorso anno, hanno espresso la loro ira per i soldi utilizzati nelle grandi manifestazioni sportive e tolti al popolo con l’aumento di varie imposte, a partire dal costo dei biglietti dell’autobus. Al riguardo, Bach ha suggerito alle autorità brasiliane di “negoziare” una tregua con i cittadini, spiegando loro i benefici che eventi quali la World Cup e, in particolare, le Olimpiadi porteranno al Paese a lungo termine. Secondo Bach, la partecipazione dei cittadini e il loro coinvolgimento nella preparazione e nello svolgimento dei giochi è da considerarsi una delle maggiori componenti che determineranno il successo delle Olimpiadi.

Un ulteriore fattore che non dev’essere sottovalutato nel discutere i problemi che il Brasile sta affrontando nel pianificare la più famosa manifestazione sportiva del mondo è l’inquinamento delle acque. La baia di Guanabara, dove si svolgeranno le regate olimpiche, è ancora colma di rifiuti, come testimoniato da molte immagini circolanti sui social networks, nonostante il comitato olimpico brasiliano avesse assicurato da tempo che provvedimenti drastici sarebbero stati adottati per ridurre, quasi al punto di eliminare, l’inquinamento nella baia. Se il Brasile dovesse fallire nell’organizzazione delle prossime Olimpiadi non si tratterebbe solamente di una perdita in termini economici, bensì di una sconfitta per l’intero Sud America, essendo il Brasile il primo Paese dell’America Latina a ospitare i giochi. Inoltre, ragionando su un piano prettamente materialista, il turismo, primaria risorsa per l’economia del Brasile, potrebbe risentire di un tale insuccesso.

Mentre esiste la possibilità che il governo sia in grado di coinvolgere maggiormente la popolazione nella manifestazione, limitando le proteste, è assai meno probabile che, nell’arco di due anni, il problema dell’inquinamento possa essere risolto. Come reagirebbero i cittadini brasiliani e gli altri Paesi del Sud America se il Brasile non dovesse essere pronto ad affrontare i giochi alla perfezione? In attesa delle Olimpiadi, una preliminare risposta a questi quesiti potrà essere fornita dall’esito della Football World Cup, durante la quale le capacità organizzative del Paese saranno giudicate dal mondo intero. E le sorti dell’economia del Sud America saranno in gioco.

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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