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Decade: i miei film preferiti 2000-2009

In questa settimana di esami sono particolarmente a corto di ispirazione/tempo per cui ho optato per un post a effetto che potessi scrivere abbastanza a colpo sicuro, ossia una bella listarella dei miei dieci film preferiti dello scorso decennio.

Certo, certo, queste cose lasciano un po’ il tempo che trovano e per questo o si fanno per tempo o si lascia perdere, ma alla fine raccomandare qualche bel film che non necessariamente tutti hanno visto mi sembra un’attività sufficientemente proficua per una rubrica del genere e sufficientemente sollazzante per essere svolta nella notoriamente opprimente seconda metà di febbraio.

L’ordine è di uscita e l’uscita è basata non su quella italiana ma su quella internazionale (?) per determinare la quale mi sono rivolto ad IMDB. Non che la cosa faccia particolare differenza, ma è meglio chiarire.

In The Mood For Love 
di Wong Kar Wai
Questo film rappresenta un po’ il coronamento della poetica di Wong Kar Wai, il trionfo dei suoi colori intensi, l’apice del suo melodramma obliquo. La premessa è buffa: un uomo e una donna cornificati dai rispettivi consorti si trovano coinvolti in un’improbabile liaison nella Hong Kong degli anni ’60. La realizzazione è magistrale: spietata nel perseguire la sua maniera, sensorialmente sontuosa, eppure delicata nel trattare personaggi e spettatore. É già un classico e basta poco a capire il perchè.

Platform
di Jia Zhang Ke
Ambientato in una desolata provincia poco a ovest di Pechino, Platform ricostruisce una Cina lontana da molti degli stereotipi che trapelano in occidente, e restituisce attraverso il microcosmo di una troupe teatrale un’idea del radicale cambiamento negli orientamenti socio-economici che la RPC subì negli anni ’80 sotto la guida di Deng Xiaoping. L’incedere del film è appropriatamente tettonico, lo stile registico segue di conseguenza, e se la dialettica tra micro e macro resta il tratto fondamentale della pellicola va comunque sottolineato il tono malinconico e partecipato che rende Platform molto più che una disquisizione accademica.

Mulholland dr.
di David Lynch
Noto ai più per la sua impenetrabilità, Mulholland dr. è un film che amo per la devastante semplicità del suo impatto emotivo una volta bucata la coltre del simbolismo. Fiumi d’inchiostro si sono spesi riguardo quest’ultimo aspetto, molto meno per sottolineare quanto alla fine della fiera il motore di tutto sia una quasi banale storia di amore non corrisposto, e pur apprezzando i molti tentativi di analisi e scomposizione dei molteplici piani di lettura del film, Mulholland dr. resta per me uno dei film più struggenti che abbia mai visto, ed è in primis per questo che mi sento di consigliarlo così calorosamente.

Waking Life
di Richard Linklater
Sono molte le cose che saltano immediatamente all’occhio guardando Waking Life: la peculiare tecnica di “animazione” rotoscopica, il carattere episodico delle sue sequenze, il tema ricorrente della dimensione del sogno. Mettere insieme i pezzi del puzzle è meno immediato, specie considerando che il film non è nè drammaticamente compiuto, nè intellettualmente rigoroso, e non sono in pochi a considerarlo un’ammucchiata di chiacchiere new age. Personalmente l’ho trovato rivelatorio, e un raro caso in cui nè l’appagamento estetico nè quello intellettuale o emotivo hanno rappresentato l’attrattiva maggiore dell’opera. Cosa altro ci possa mai essere temo lo dovrete scoprire per conto vostro.

Parla con Lei
di Pedro Almodovar
Pedro Almodovar ha girato molti grandi film nello scorso decennio, tanto che pur essendo sicuro di volerne includere almeno uno in questa lista sono stato indeciso su quale scegliere. Alla fine ho optato per Parla con Lei perchè anche se personalmente apprezzo il colorito immaginario del regista spagnolo, mi rendo conto che sia un gusto un po’ acquisito, e nonostante Hable con ella non potrebbe essere stato scritto e girato da nessun altro, è comunque un film più sommesso e “universale” di un qualcosa come La mala educacion. Il suo messaggio di tolleranza verso le varie forme di espressione che un sentimento indefinibile come l’amore può assumere resta attuale, e l’intensità del dramma, nella migliore tradizione almodovariana, è incomparabile. Un must.

Il figlio
di Pierre Dardenne e Jean-Luc Dardenne
Solo il terzo lungometraggio dei fratelli Dardenne, Il figlio racconta la storia del rapporto tra un padre e il ragazzino che ha accidentalmente ucciso suo figlio, ed è anche più annichilente di quanto la premessa possa lasciar immaginare. I film dei cineasti belgi, maestri assoluti della camera a mano, dovrebbero essere proiettati in loop continuo nei salotti dei moltissimi registi che con risultati solitamente pessimi hanno abusato della tecnica (sto parlando con te, Lars), e raggiungono l’apice con questa pellicola che dispone di quella che è probabilmente la più grande performance attoriale del decennio, giustamente premiata a Cannes, cortesia di Olivier Gourmet.

Million Dollar Baby 
di Clint Eastwood
Faccio spesso fatica a comprendere sia le lodi che le critiche rivolte a molti dei film di Mr. Eastwood, ma Million Dollar Baby è solitamente la pellicola che mette d’accordo tutti. Stiamo infatti parlando di un film non complesso o sottile, ma sensibile e “con la testa sulle spalle”, un film che rappresenta il meglio del filmmaking cattura-Oscar tradizionalmente hollywoodiano aggiornato per i nostri tempi, e che sfrutta i considerevoli talenti delle parti coinvolte per convogliare il suo apprezzabile messaggio tramite una classica storia di redenzione a stelle e strisce. Un film non potrebbe essere più quadrato, e una figura meno totemica di quella di Clint Eastwood non sarebbe stata in grado di donargli l’aria di dignità senza tempo che lo permea.

Love Exposure
di Sion Sono
Un’odissea di quattro ore attraverso i tormenti spirituali, sessuali e sentimentali di un adolescente giapponese, Love Exposure è di gran lunga il film più inusuale della lista, e ingloba al suo interno una massa indefinita e indefinibile di suggestioni e randomate varie ed eventuali. Un minimo di familiarità e affetto per questo tipo di bizzarrie nipponiche è forse un prerequisito necessario prima di imbarcarsi nella visione di questo mastodonte, ma come vale per molti altri dei film di cui sto parlando, anche Love Exposure brilla per la semplicità e la potenza del suo impatto drammatico, e la ricompensa per chi riuscisse a orientarsi nella labirintica immaginazione di Sion Sono è una delle esperienze cinematografiche più catartiche degli ultimi anni.

Wall-E
di Andrew Stanton
Come nel ventunesimo secolo un film pressochè muto per una buona metà della sua durata e i cui protagonisti sono sprovvisti del dono della parola possa incassare centinaia di milioni di dollari sarebbe forse un mistero se non fossimo tutti così familiari con la magia Pixar. Wall-E di questa magia rappresenta la manifestazione più estrema e al contempo più pura, incorporando messaggio edificante, tenerezza mascottistica e prodigi tecnologici in un tutto che va ben oltre le sue parti e consacra per sempre lo studio di animazione californiano come uno dei più grandi apparati di creatività pop dei nostri tempi.

Bright Star
di Jane Campion
Bright Star è l’unico film della lista basato su persone e fatti non inventati, e racconta della storia d’amore tra John Keats e la sua musa Fanny Brawne, ma è forse anche il più lontano dal pianeta terra e dall’affaccendata massa dei suoi abitanti. L’ultraterrena rarefazione dell’ambientazione ricreata da Jane Campion risulta infatti talmente irreale che non ci si stupirebbe di veder sbucare elfi e folletti nei giardini che fanno da sfondo alle languide passeggiate dei protagonisti, e alle loro inaudite dichiarazioni d’amore. Il dramma della caduta da questo eden naturale e letterario è ovviamente tanto più violento quanto più in alto ci siamo lasciati trasportare, e nel caso di Bright Star l’altezza è notevole.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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