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Etichette italiane: intervista a Heavy Psych Sounds

Nel complesso panorama musicale del nostro paese continuano a esserci realtà che riescono a distinguersi per il coraggio e la qualità dei loro prodotti. Fra queste merita una menzione particolare la ‘giovane’ Heavy Psych Sounds, etichetta che promuove band stoner, heavy psych, doom e rock sia nazionali sia internazionali. Approfondiamo l’argomento con Gabriele Fiori (Black Rainbows), artefice principale di questa bella realtà.

Ciao Gabriele. Fondare un’etichetta credo sia il sogno nel cassetto di qualsiasi appassionato di musica. Come è nata l’idea di Heavy Psych Sounds? Era una cosa che meditavi da tempo o è nata per rispondere a delle precise esigenze?

Ciao Luigi, sì, diciamo che è stata un’esigenza, dettata sia da una passione che dal bisogno di avere una piattaforma di lancio per la mia band. Avendo già avuto per i precedenti due dischi un’etichetta, da quest’esperienza ho appreso vari punti fondamentali per portare avanti questo lavoro, in più, ho cercato di provvedere a tutti quei punti che la nostra precedente label francese non era in grado di portare avanti, come una promozione a regola d’arte, o fare del booking in maniera professionale. Poi mi son lasciato prendere la mano e sono cominciate le uscite per le altre band!

In un tempo brevissimo sei riuscito ad avere fra le tue uscite band di primissimo rilievo come gli americani Karma To Burn, Naaam, Farflung e Lento. Come è nata la collaborazione con queste band? Il tutto nasce sempre dai Black Rainbows, avendo girato molto negli anni siamo venuti a contatto diretto con queste altre band, con alcune solo per semplici date singole assieme, con altri abbiamo girato l’Europa in tour. Quindi la possibilità di avere dei contatti diretti, faccia a faccia, ha permesso di arrivare meglio e più direttamente a poter avere l’esclusiva per alcune ristampe o stampe di inediti. Per queste band non parliamo mai di full lenght, cosa che faccio per band minori, ma di split, ep o ristampe, cose diciamo meno impegnative. Per i gruppi di profilo cosi alto c’è bisogno di un impegno sia economico che di tempo che al momento con l’etichetta non è possibile affrontare. Mentre invece con i gruppi emergenti riusciamo a collaborare su progetti più grandi.

Nel roster, ovviamente, sono anche presenti delle band emergenti. Immagino ti arrivino molte richieste dalle realtà più disparate. Come scegli le band da promuovere?

Al momento arrivano tonnellate di richieste! Che nel mio piccolo non so gestire! Perché non ho tempo di ascoltare tutto… diciamo che una band che sta a zero non è presa in considerazione perche troppo difficile da promuovere (a meno che abbia un disco veramente notevole, cosa che succede una volta su un milione). Devo necessariamente già averli visti in giro, la scelta ricade su nomi che già autonomamente si stanno dando molto da fare, anche perché con le band emergenti viene fatto tutto un altro tipo di discorso promozionale e di stampa che comprende in primis la partecipazione e il grande impegno del gruppo.

Si parla spesso di ‘crisi del disco’, come fa una piccola etichetta a sopravvivere nell’epoca digitale?

Per il genere in questione c’è stato un ritorno al vinile che ha dato una grossa spinta. Anche le nuove generazioni che stanno avendo un occhio di riguardo al retrò, al vintage, si accorgono di quanto sia fico possedere e far suonare un vero disco. Poi c’è anche il digitale… il bello di oggi è che puoi scegliere.
Poi noi facciamo un discorso legato all’edizione limitata, colorato, copertine firmate da illustratori di spessore. Il cd oramai è una sorta di mezzo per promuovere, lo vedo più come un oggetto da regalare, per alzare qualche soldo direi di puntare su vinile e t-shirt.

In questi ultimi anni c’è stata un’esplosione dei generi che tratta Heavy Psych Sounds, come se all’improvviso il mondo si fosse accorto dell’esistenza della psichedelia più estrema. Cosa è cambiato da quando cominciavi a seguire e a suonare nella scena?

Possiamo dire che è cominciato tutto nel ‘92/’93 con l’uscita di “Blues for the red sun” dei Kyuss e “Spine of God” dei Monster Magnet. Da lì la scena ha avuto alti e bassissimi… sempre senza fare i conti con i social media.
Da pochi anni a questa parte col ritorno appunto del vintage come moda e con l’esplosione dei social media c’è stato un riavvicinamento a questo trend.
È comunque un genere che non è mai tramontato del tutto, c’è sempre stato uno zoccolo duro che ha tenuto botta. Prima i nomi che giravano erano pochissimi (magari oggi sono tra i numeri uno del genere). Oggi parliamo di centinaia, forse migliaia, di gruppi. A cui si aggiungono la nascita di decine di festival a tema, etichette, booking, audience che è aumentata incredibilmente. Insomma, il periodo più florido che io abbia mai visto. E parlo come appassionato dal ‘92 e come membro di una band dal ‘98 !

Fra le ultime uscite dell’etichetta ci sono due splendide ristampe: “Pachamama”, il capolavoro stoner degli italiani E.X.P., e “Come Heavy Sleep”, secondo album degli svedesi Deville. Come hanno reagito le band alla tua proposta di ridare luce a un loro vecchio album? Nel caso degli E.X.P., è un disco che ho nel cuore da sempre, e questa estate mi è venuto in mente: “perchè non ridargli luce proprio ora che le cose vanno così!?” Con gli E.X.P. avevo avuto a che fare proprio ad inizio 2000 vedendoli in concerto: li ospitammo a casa con mio cugino con cui avevo la mia prima band (Void Generator) e jammammo insieme. I ragazzi ormai lontani da questo genere proprio perché affossati dal nulla che c’era in quegli anni sono stati molto contenti ed hanno avuto una piccola rivincita. Gli sto proponendo di riformarsi per qualche concerto, ora vedremo! Per i Deville è stato Andi, il mastermind della band a contattarmi; dato che considero i Deville una di quelle band che dovrebbero stare molto più avanti di dove si trovano ora, e che comunque mi piacciono molto, sono stato ben contento di ristampargli il disco che secondo me è il più bello!

So che probabilmente non risponderai con un nome solo. Ma c’è un album – eccetto quelli dei Black Rainbows – che sei particolarmente fiero di aver pubblicato?

Sì, in anteprima ti do questa news: è un disco che sta per uscire, un 4 bands split che ho dovuto aspettare quasi 2 anni per pubblicare! Naam, White Hills, Black Rainbows, The Flying Eyes, Gatefold doppio vinile, non aggiungerei altro.

Ogni etichetta ha dei partner fedeli, quali sono i vostri?

Beh, lavoro molto con Davide Subsoundrecords/Narcotica, che mi ha aiutato molto all’inizio e con cui continuo a collaborare benissimo. Poi c’è Davide Vincebus Eruptum, la mitica ‘zine che ogni fan dovrebbe possedere! Max alla Godown Records, tanti promoters e band che aiutano tantissimo in tutta Europa.

Grazie mille, ricordaci i tuoi contatti e le ultime novità di Heavy Psych Sounds.

www.heavypsychsounds.com
1. Deville – Come Heavy Sleep
2. The Wisdoom – Hypothalamus
3. E.X.P. – Pachamama

Luigi Costanzo – PoliRitmi

 

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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