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Qatar ed il boomerang egiziano

Qatar, un nome capace di suscitare sensazioni all’ascolto paritetiche alle parole benessere e ricchezza. Gli amanti del calcio associano il Qatar al logo che campeggia sulla maglia del Barcelona Futbol Club ed in special modo, grazie alla maggioranza azionaria attraverso il Qatar Investment Authority, al Paris Saint Germain. Sponsorizzazioni, ricevimenti offerti in tutte le sedi diplomatiche e il proprio nome che campeggia quotidianamente nei report di finanza significa possedere visioni finanziarie e geopolitiche chiare e decise. Con tali premesse, il Regno Sunnita si è inserito all’interno del difficile quadro egiziano. Quadro politico ove si mescolano da decenni credi religiosi ed interessi internazionali ed economici capaci di destabilizzare un’intera area.

IL MONDO SUNNITA – Diversamente da ciò che si pensa il mondo arabo é da decenni diviso da lotte fratricide e culturali. La sua più grande frattura è in essere tra il mondo Sciita e quello Sunnita. Risale ai tempi nei quali si dovette decidere come dare seguito alla successione di Maometto nella guida dei fedeli e nel tramandare e interpretare la dottrina. I sunniti sono i più numerosi, gli sciiti sono considerati una percentuale variabile tra il 10 e il 15% del totale dei musulmani. Il nome sunniti deriva dall’arabo “sunnah”, che significa “tradizione“. I sunniti sono infatti coloro che seguono la tradizionale religione islamica. Essi seguono le scritture del Corano e utilizzano come punto di riferimento le azioni, le parole e la vita di Maometto, testimoniata appunto dalla tradizione. Differentemente gli sciiti possono essere definiti “partigiani di Maometto “.

Infatti, gli sciiti, staccatisi dalla maggioranza sunnita in seguito alla morte di Maometto, identificano il patriarca della loro comunità come successore di Maometto stesso. Essi, alla morte del profeta, hanno proclamato come successore Alì, cugino e genero di Maometto: il nome “sciiti” deriva dalla parola araba “Scià Alì”, cioè “la fazione di Alì“.

In molteplici casi vengono confuse le differenze dottrinali con quelle politiche, in particolare con la contrapposizione emersa con forza dopo l’affermazione del khomeinismo in Iran, accolta con estrema ostilità dalle dinastie sunnite del Golfo, inquietate da una sommossa che portò alla cacciata della famiglia reale iraniana e alla fondazione di una repubblica che si professava megafono della voce alle masse islamiche. Tant’è che per molti la ” Rivoluzione Iraniana “è stata considerata la più grande rivoluzione del ventesimo secolo. In questo quadro il Qatar si è spesso innalzato a baluardo del mondo Sunnita.

L’APPOGGIO ALLA FRATELLANZA MUSULMANA – Sull’Egitto, a differenza della Siria, il mondo Sunnita si è diviso. Da un lato i giganti Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita e dall’altro il Qatar. La Fratellanza Musulmana non ha mai riscosso simpatia nelle monarchie del Golfo. Le stesse monarchie si sentirono tradite dagli USA nella destabilizzazione dell’Egitto con la cacciata di Mubarak. Su Confluences Méditerranée, il politologo Karim Sader, esperto delle monarchie del Golfo, spiegò che «la caduta del rais ha costituito un vero trauma in Arabia Saudita, perché gli Usa hanno abbandonato Mubarak per avvicinarsi ai Fratelli Musulmani. Guidati dal loro pragmatismo politico, gli americani si sono rapidamente accordati con il potere della fratellanza, che d’altronde più che islamisti erano ultra-liberisti a livello economico e garantivano la sicurezza di Israele. Un vero e proprio schiaffo a Riyadh che coltiva un’avversione storica per la confraternita islamista». Fu il re Abdallah, nel settembre 2013, a spiegare il sostegno saudita al nuovo governo militare de Il Cairo in nome «della lotta al terrorismo, all’estremismo ed alla sedizione», le stesse parole usate dalla dittatura siriana per bollare l’opposizione armata finanziata da sauditi e qatariani. Il Qatar invece, per affinità elettive e storiche, è da decenni alleato della Fratellanza Musulmana. Essendo stato risparmiato, a differenza delle Monarchie, dalle rivolte delle Primavere Arabe, non teme contagi. Fin da subito il Qatar forte della sua stabilità ha appoggiato la Fratellanza e con essa ha cercato un ruolo di garante delle rivolte. Ma, il forte estremismo dell’organizzazione, i molteplici attacchi alle Chiese Copte ed infine la crisi economica hanno distrutto il placet di popolazione, comunità internazionale (ad eccezione dell’amministrazione Obama) e dell’esercito. Ciò nonostante grazie ad una donazione di 7 miliardi di dollari, il Qatar non ha abbandonato la storica organizzazione alleata di Hamas in Palestina.

LO SCONTRO TROPPO CARO CON SAUDITI ED EMIRATI – L’appoggio senza tentennamenti ai Fratelli Musulmani del deposto Presidente Morsi rischia di costare un prezzo carissimo al Qatar. L’Arabia Saudita, come recentemente riportato dal quotidiano Al-Arab, ha minacciato di chiudere il confine e lo spazio aereo con il Qatar se Doha non cesserà di appoggiare l’organizzazione dei Fratelli Musulmani in modo formale e materiale. Il quotidiano con sede a Londra, considerato molto vicino ai vertici sauditi e agli Emirati Arabi Uniti, afferma che un funzionario saudita ha consegnato un pressante messaggio all’Emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad al-Thani, da parte del governo saudita. Se la minaccia dovesse concretizzarsi si creerebbe un ennesimo problema per l’amministrazione Usa guidata negli affari esteri da John Kerry. Infatti, sia il Qatar che gli Emirati Arabi Uniti ed il Regno Saudita sono importanti partner strategici per gli Stati Uniti d’America. A complicare il quadro vi sono pessimi precedenti. Furono infatti il regno dell’Arabia Saudita e l’Egitto di Mubarak a sostenere un tentativo di colpo di stato in Qatar nel 1996. Le forze del Qatar leali al principe esiliato erano penetrate in territorio qatariota, sotto la supervisione degli ufficiali egiziani e sauditi, per cacciare il principe Hamad bin Khalifa e restaurare al potere suo padre, lo sceicco Khalifa.

In conclusione d’analisi possiamo constatare come in Medio Oriente il caos regni sovrano. Caos che alle volte serve a far mutare in maniera torbida e sicura per le superpotenze il quadro regionale. Ma, questa volta, il caos può trasformarsi in un Inferno per cancellerie e multinazionali.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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