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Paolo Sorrentino: ritratto del regista per neonati opinionisti

Premessa: non ho nessuna intenzione di fare un altro inno a La Grande Bellezza ne’ di sparare a zero sul film con titoli tipo “la grande bruttezza/schifezza/monnezza”. Direi che ne abbiamo abbastanza. Su ogni sito, giornale, blog, social network esistente sono fioccati sapienti critici cinematografici che sanno tutto sulla decadenza o sullo splendore di Roma ma sono convinti che Gep Gambardella sia Paolo Sorrentino. Quindi spendiamo due parole sul regista (che non è anche l’interprete) de La Grande Bellezza.

Parla poco, è ossessionato dalla scrittura, ascolta la musica di Califano e considera twitter una “stronzata”. Questo è Paolo Sorrentino l’uomo del momento, il regista che ha riportato in Italia l’Oscar dopo quindici anni. Allora, era il 1999, la vita era bella per Roberto Benigni che dopo l’annuncio si arrampicò sulla poltrona del Dolby Theatre di Los Angeles, salì sul palco saltellando, e in un discorso di quasi tre minuti ringraziò “mamma e papo” e la “life that is beautiful”, la vita che è bella. Oggi, è il 2014, “The Great Beauty”, La Grande Bellezza, trionfa agli Oscar come miglior film straniero, ma Sorrentino non è Benigni e chi si aspettava un altro “One man show” è rimasto deluso. Niente urla di gioia, solo una rapida stretta di mano agli attori Ewan McGregor e Viola Davis dai quali ha ricevuto la statuetta. Meno di un minuto di ringraziamenti pronunciati tutti d’un fiato in cui le menzioni d’obbligo ad attori e produttori si sono mischiate a quelle per i Talking Heads e Maradona, accenni di comicità un po’ malinconica in linea con il suo Gep Gambardella. Un discorso a braccio, ma decisamente più articolato di quello, dominato dall’emozione, ai Golden Globes, in cui definì l’Italia “Crazy country but beautiful”, “paese pazzo ma bello”. Torna a sedersi, tutto finito, alla stampa poi dichiarerà che avrà bisogno di mesi prima di rendersi conto di quello che è successo ieri notte a Los Angeles.

Paolo Sorrentino non è un animale da palcoscenico eppure di premi ne ha sempre vinti tanti. Il regista napoletano che avrebbe potuto essere un dottore in economia e commercio, si lancia nel cinema per divertimento, per mettersi alla prova, perché un buon film “richiede solo un buon dilettantismo”. Debutta nel lungometraggio con L’uomo in più nel 2001, del quale è anche sceneggiatore. Un film profetico, basato sull’idea dell’omonimia e del caso che decide la vita dei due protagonisti.

Per Sorrentino sarà proprio Servillo “l’uomo in più” e la collaborazione tra i due porterà fortuna anche negli anni successivi. Le conseguenze dell’amore (2004), ottiene un successo critico ancora maggiore dell’opera precedente, vincendo 5 David di Donatello. Il riconoscimento internazionale arriva nel 2008 con Il Divo, ispirato alla storia di Giulio Andreotti, che si aggiudica il premio della giuria al Festival di Cannes 2008 e sette Golden Globes. Il regista vince e non cambia la sua squadra, un po’ perché le storie le costruisce partendo dai personaggi, un po’ perché gli attori in generale gli stanno antipatici, troppo “narcisisti”, “capricciosi” e “finti anche nella vita”, mentre lui lavora bene solo con chi riesce a instaurare una sorta di “affinità elettiva”.

Con la fama arriva anche un nuovo look. Sorrentino posa per Vogue e veste Armani. Lo stilista ha dato anche un party in suo onore a Los Angeles la sera prima degli Oscar. Nonostante il taglio più scompigliato e sbarazzino, Sorrentino pare non montarsi la testa: “Io tendo a non interrogarmi molto su quello che faccio e a che punto mi trovo nel mio lavoro. – ha dichiarato in una vecchia intervista – A costo di essere deludente, dico che io prendo tutto molto più alla leggera. Il cinema, mi dà l’idea di un rifugio per chi non sa fare nulla, anche se in realtà poi uno le cose deve saperle fare eccome, ma è certamente una cosa molto divertente, un grande gioco e come tale va vissuto”. Dice di non seguire un percorso, una direzione, quando lavora, eppure ogni suo film è curato al dettaglio. Nulla è lasciato all’improvvisazione, Sorrentino è attentissimo alla fotografia e fa personalmente sopralluoghi per scegliere le ambientazioni dove girare. Ma l’elemento fondamentale è per lui la scrittura, la grande passione. Ogni altra cosa è recuperabile e correggibile nel fare un film. Il testo se è fatto male, farà andare tutto male. Non lo recuperi strada facendo”. Sorrentino scrive su tutto e di tutto e nel curriculum annota anche l’esperienza come sceneggiatore per la tv generalista per la serie “La Squadra”.

L’ossessione per la scrittura, la fotografia spettacolare, il protagonista di sempre, l’avversione personale verso i narcisisti capricciosi, sono tutti elementi che ritroviamo nel film La Grande Bellezza. Nel cast oltre a Servillo ci sono anche Sabrina Ferilli, Iaia Forte, Carlo Verdone, Pamela Villoresi, Isabella Ferrari. Ma nessuno di loro c’era a Los Angeles, ogni film candidato ha diritto a un certo numero di poltrone nella sala del Dolby Theatre: quattro quelle assegnate a La grande bellezza, a occuparle, oltre al regista, la moglie Daniela D’Antonio, il produttore Nicola Giuliano e ovviamente Toni Servillo, con lui anche sul palco a ritirare il premio. Niente posto dunque per la coppia Ferilli – Verdone, già contrariati da un altro “incidente diplomatico” verificatosi durante la consegna dei Golden Globe: i due attori non erano stati nemmeno menzionati nei ringraziamenti pubblici del regista Sorrentino. Infine, per tutti quelli che in questi giorni scrivono, twittano, postano commenti su di lui, sappiate che non li vedrà mai. Da uomo di penna, Sorrentino delle nuove tecnologie ha un po’ paura (“sono tutte una stronzata” ha detto una volta), persino per il cinema digitale ha un’avversione. Ma dopo l’Oscar nulla è impossibile, nel suo prossimo film combatterà con la sua nuova ossessione. Si intitolerà “Il Futuro”.

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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