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Legalizzare la cannabis? Funziona ovunque!

In Italia e in Europa, tranne nella felice oasi olandese, il tema della legalizzazione delle droghe leggere è al centro di frequenti dibattiti. Premetto che non sono mai stato un utilizzatore di marijuana o hascisc; eppure nel suo uso a “fini terapeutici” non ho mai visto nulla di sbagliato. Così se da noi è vano argomentare in maniera pubblica la questione, poiché a più riprese si creano fronti proibizionisti con molteplici e differenti fini, negli Stati Uniti dell’Amministrazione Obama la situazione è differente. Chi concepisce la politica come amministrazione dello Stato e non come semplice prodotto delle post ideologie miste a marketing, sa che queste operazioni di liberalizzazioni sono volte al risanamento del deficit di ogni singolo Stato. Il tema è sempre più globale e l’analisi non può prescindere da una visione analitica del tema. Come tutte le analisi compiute in termini globali non si può prescindere da dati certi e universalmente riconosciuti. Tre anni fa, una semplice quanto complessa relazione sul tema, ha cambiato il corso degli eventi.

Infatti, nel 2011 il Rapporto della Commissione globale sulla politica delle droghe, organismo di cui fanno parte esperti in materia e personaggi quali Kofi Annan, ha divulgato una relazione in cui si affermava che «la lotta alla droga iniziata cinquant’anni fa è fallita», e si sottolineava come in primis per la cannabis, «occorre sperimentare modelli di legalizzazione che colpiscano la criminalità organizzata salvaguardando la salute dei cittadini».

URUGUAY PUNTO DI SVOLTA – Il mondo legato al narcotraffico, se non per l’eroina, è indissolubilmente legato al Sud America. Nomi quali Pablo Escobar sono nel bene o nel male personaggi assunti al grado di figure leggendarie. Per non far scadere l’analisi tengo a ribadire che quando si parla di legalizzazioni ci si riferisce alla cannabis e ai suoi derivati, A far crollare il sistema proibizionista è stato a sorpresa Montevideo. In Uruguay la “canna di Stato” è realtà dal novembre duemilatredici e la vendita è effettuata attraverso i comuni banconi delle farmacie. A fine dello scorso anno, il Senato Uruguaiano ha deliberato la legge che permetterà al governo di Josè “Pepe” Mujica di coltivare e vendere direttamente marijuana a circa un dollaro al grammo, primo caso nella storia. «Ora bisognerà solo aspettare che i semi germoglino», ha spiegato Josè Calzeda, capo della Giunta nazionale delle droghe. Con il Sud America in gioco in molti si sono dovuti ricredere sul proseguo del cammino proibizionista. D’altronde nel duemiladodici sul Rapporto Annuale sulle Droghe Leggere delle Nazioni Unite venne sottolineato di come la legalizzazione potrebbe portare al ridimensionato del giro d’affari delle organizzazioni criminali. Montevideo dalla recente legalizzazione ha ricavato milioni di dollari in pochissimo tempo, grazie ai più dei centoquarantamila consumatori “abituali”.

UN COLORADO D’ERBA – L’Amministrazione Obama se da un lato sta vivendo un difficile periodo per via della crisi economica non appieno superata e dei recenti risvolti geopolitici, sicuramente gode del favore di molti antiproibizionisti. Il livello di legalizzazione della cannabis non si è verificato a livello federale ossia centrale, bensì statale. Questo non vuol dire che non vi sia un forte appoggio a tali politiche da parte dell’Amministrazione Obama, famoso è l’appoggio democratico a tale tema. La California, che all’accanimento terapeutico sul bilancio pubblico compiuto da Mario Monti preferì la tecnica della liberalizzazione della cannabis a “scopo terapeutico”. A trarre il dado e segnare il punto di non ritorno vi ha di recentemente pensato lo Stato del Colorado. Nel Colorado la vendita di cannabis da “fine terapeutico” è passato a “uso ricreativo”, facilmente intuibile l’andamento delle casse stabili. Lo Stato americano, infatti, dopo aver approvato la legalizzazione della marijuana, ha registrando un boom dell’entrate economiche pari a due milioni di dollari per l’acquisto dell’erba’ per scopo ricreativo. Alla somma dei due milioni di dollari si devono aggiungere gli introiti derivanti dalla vendita della marijuana per uso medico e i pagamenti dei commercianti per ottenere le licenze, cifra che si aggira intorno3,5 milioni di dollari. I dati diffusi dal Department of Revenue, indicano che, dal primo gennaio 2014, data di entrata in vigore della nuova legge, al 31 dello stesso mese, i 59 negozi che attualmente sono autorizzati a vendere marijuana in Colorado hanno incassato oltre 14 milioni di dollari, dei quali circa 2 milioni verranno trattenuti a titolo di imposta. Secondo le stime a lungo termine che si riferiscono al prossimo anno fiscale, la vendita della marijuana produrrà un fatturato di circa un miliardo di dollari, per i quali lo Stato del Colorado ne incasserà almeno 130 milioni.

Ora non propongo morali, ne’ invito gente alla Giovanardi e il suo Nuovo Centro Destra a convincersi della bontà di un tale provvedimento per le casse statali. Comprendo che in Italia i più strenui sostenitori di una tale operazione siano i militanti di occupazioni studentesche con 150 metri quadri a Piazza Verdi e che i loro intenti siano essenzialmente sciocchi. Ma, ai “fini terapeutici” la legalizzazione sarebbe sacra poiché a molti basterebbe passare mezza giornata in un reparto di oncologia per comprendere la sofferenza e il sollievo di alcune sostanze. Con buona pace di post missini, tanto puri quanto abituati ai finanziamenti pubblici per inutili attività.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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