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Un chimico, un fisico, un matematico, un filosofo

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.


Sono alcuni mesi che convivo con tre fisici e un matematico, con i quali mi ritrovo a parlare delle nostre diverse visioni del mondo. La loro definizione della realtà è precisa e razionale ma quando si parla di “definizioni”, di definire l’esistenza di un determinato fenomeno nella realtà circoscritta, ecco che preferiscono “definirsi” empirici. Allo scienziato piace la definizione, ma per quanto riguarda il risultato, la sperimentazione, esso è in continuo progredire. Di esperimento in esperimento si cresce il livello di conoscenza della realtà, in un costante procedere ricercando e scoprendo ciò che è innato, non soltanto nel mondo ma in tutto l’universo.

Ma ciò che accomuna gli uomini di scienza -il fisico, il chimico, il matematico, e anche il filosofo- mi propone uno dei fisici, è una visione del mondo in prospettiva, in “apertura”, in cui l’evolversi della conoscenza si identifica con una sorta di uscita dalla caverna di Platone: tutto esiste, come le idee di Platone, come la realtà che colui che riesce ad uscire dalla caverna vede per la prima volta di fronte a sé, ma sta allo scienziato, a colui che ricerca, trovare la chiave di accesso. La ricerca scientifica è un’uscita dalla caverna continua, è un lento prendere conoscenza di ciò che esiste, il quale se esiste è conoscibile, ma se non è conoscibile non sembrerebbe poter esistere. Il paradosso è che per gli scienziati Tutto è potenzialmente conoscibile. Anche ciò di cui non abbiamo prove, ciò che il passato ha cancellato, ciò che il futuro ancora non vede. Per questo la visione scientifica deve essere o bianca o nera, inflessibile con ciò che trova di fronte a sé, poiché non può ammette errori di metodo, o meglio può ma solamente in quanto confutazioni per verificare o meno una teoria scientifica e la sua efficacia.

Ma come si concilia il metodo razionalistico dello scienziato con la sua propensione empirica alla sperimentazione costante, visione che si insinua nei meandri nascosti, che frammenta microcosmi, che viviseziona il particolare? Come può dirsi empirico uno scienziato se il suo metodo si basa su fondamenti razionalistici? “Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale” asseriva Friedrich Hegel per cui lo sviluppo della realtà, quella osservata e analizzata dagli uomini di scienza, è “ragione in movimento”: tutto ciò che è parte della realtà deve corrispondere al pensiero, e viceversa. La novità della logica hegeliana rispetto alla logica classica si fonda proprio su questo compenetrarsi circolare e dialettico tra pensiero razionale e realtà circostante, la cui “sintesi” rappresenta il risultato “nuovo”, non a priori ma esito di una dialettica con la realtà che non esclude ma arricchisce di contenuto.

Alla scienza, poiché fondata su leggi e operazioni matematiche, devono sempre tornare i conti; eppure a causa della dipendenza dall’esattezza della matematica (la quale se fosse ufficialmente scienza sarebbe “scienza esatta”) viene spesso frainteso il punto di vista scientifico come forma di chiusura, di sistematizzazione; quando invece il più moderno panorama scientifico si evolve verso l’apertura totale, verso la ricerca di nuovi orizzonti (non solo tecnologici). Oggi la scienza si evolve attraverso processi di sperimentazione in continua evoluzione, laddove ogni volta nuove eccezioni subentrano a stravolgere le teorie del passato, portando a rivoluzioni inaspettate, come nel caso della recente scoperta degli “Echi” del Big Bang.

Pochi giorni fa gli scienziati del BICEP2 coordinati da John Kovac dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, hanno rivelato “tracce” di quando l’universo si gonfiò, ovvero subito dopo l’ipotetico scoppio del Big Bang miliardi di anni fa. Ciò è avvenuto grazie ad un telescopio, il quale posizionato ad un punto del Polo Sud ha percepito indirettamente “onde gravitazionali primordiali” osservando la “radiazione cosmica di fondo”. Queste onde gravitazionali, o “increspature nello spazio-tempo”, furono teorizzate nel 1916 nella Relatività Generale e oggi, quasi un secolo dopo le previsioni di Einstein, questa “nuova esistenza” apre a sorpresa le porte a nuovi studi sulla forza di gravità e sui componenti dell’universo.

Quando la coscienza individuale dello scienziato prende piede nel processo di visualizzazione del mondo, la prospettiva si allarga verso nuove sfumature che rivoluzionano la monocromaticità del bianco e del nero. Einstein fu uno dei pochi del passato a vedere le sfumature, a superare la dicotomia dello scienziato bianco-nero: si distinse per il suo “atteggiamento filosofico” (cit. da Reichenbach), e giunse a dichiarare il suo “credo epistemologico” come sintesi della sua visione filosofica, nella quale il sistema scientifico e le sue teorie -create dall’uomo- sono “semplificatori” per collegare i dati della realtà: il ruolo del pensiero logico è di costruire quella teoria che, connettendo intuitivamente i dati, darebbe senso (significato) alle esperienze sensibili.

E la visione del mondo, accrescendo di senso, rendendo lo scienziato uomo “empirico” (che segue l’esperienza) e allo stesso tempo “razionale” (“oeconomicus” – che segue ragionamenti logici), lo rende sempre più vicino alla figura ideale del filosofo, secondo cui la sintesi perfetta sarebbe la complementarità dei due aspetti: il controllo della realtà, del perché delle cause e degli effetti. Il Dio dello scienziato contemporaneo, del fisico, del chimico, è l’esperimentabile: lo scienziato si affida al proprio linguaggio per poter leggere la realtà, pure laddove non è ancora giunto, come per esempio nello spazio. Il Dio dello scienziato, del fisico, del matematico è un universo di segni collegati e dotati di senso: un linguaggio razionale e finalizzato costruito per saper leggere il mondo. Fino a poter giungere a quel punto in cui non aver bisogno di nient’altro per vivere se non della propria conoscenza del mondo.

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Un Chimico, F. De Andrè

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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