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Le origini del socialismo in Venezuela: perchè, insieme a Chavez, è morto anche il suo progetto politico

A partire dall’insediamento del governo Maduro, il Venezuela è stato teatro di proteste. L’opposizione si è schierata contro le atrocità del regime presidenziale, che non è stato in grado di portare avanti il progetto socialista di Hugo Chávez e ha causato violenza e malessere tra gli abitanti di Caracas. Alla luce delle drammatiche condizioni politiche in cui versa il Venezuela, forse l’ultimo Paese dell’America Latina dove il pensiero socialista è ancora profondamente radicato, sorge spontaneo domandarsi se il socialismo sia ancora la forma di governo più appropriata.

Per comprendere fino in fondo il progetto politico per il quale si sono battuti leader come Fidel Castro, Che Guevara e lo stesso Chávez, è necessario analizzare il contesto storico che ha portato all’ascesa del socialismo in Sud America. Le crisi dei prezzi del petrolio del 1973 e del 1979 portarono molti Paesi sudamericani a contrarre ingenti debiti esteri che, per colpa dell’apprezzamento del dollaro e del conseguente rialzo dei tassi d’interesse, non poterono essere saldati. In questo contesto, le Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI) che operavano in Sud America, tra cui International Monetary Fund and World Bank, imposero i limiti secondo i quali la ristrutturazione delle economie latino americane sarebbe dovuta avvenire.

Data la concomitante, rapida espansione del fenomeno di globalizzazione, le IFI adottarono una strategia capitalista per risollevare i Paesi del Sud America: tale strategia fu celata dietro all’ideologia neo-liberalista. Nonostante gli Stati Uniti descrivessero il neoliberalismo come una strategia di sviluppo politicamente sostenibile in Sud America, la realtà è che l’ideologia neo-liberalista s’insedio tramite regimi militari o dittature e le sue politiche mirate alla privatizzazione e alla liberalizzazione economica hanno beneficiato solamente le aziende transnazionali e le business elites, riducendo la maggior parte della popolazione in miseria.

Con l’avvento del neoliberalismo, la classe operaia, i disoccupati e i lavoratori agrari del Sud America sono stati emarginati dalla vita politica e soggetti a scarsa rappresentazione. A seguito dell’insoddisfazione della maggioranza dei sudamericani, iniziarono a costituirsi movimenti contro il neoliberalismo. Tra questi, la cosiddetta “resistenza popolare”, presente in forma legale o sotto forma di guerrilas, occupazioni e violente proteste. Grazie all’intervento di Chávez, la resistenza popolare in Venezuela fu particolarmente di successo.

L’avvento politico di Hugo Chávez risale agli anni ’90, periodo in cui i sondaggi rivelavano una totale insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti del programma di sviluppo economico neo-liberalista; seppur senza successo, Chávez organizzo un colpo di stato contro l’allora Presidente Perez. In questo modo, guadagnò la stima della popolazione, che vide in lui la salvezza e, conseguentemente, lo elesse Presidente nel 1998.

Dal primo giorno del suo mandato, Chávez dimostrò ai cittadini la sua volontà di sconfiggere le élite e combattere i danni del neoliberalismo, adottando rivoluzionarie politiche nazionaliste. Un’attenta analisi dei principi teorici sui quali il socialismo dovrebbe basarsi fornisce una spiegazione al perché’ il modello socialista proposto da Chávez è fallito non appena il caudillo è mancato. Per raggiungere il successo, il socialismo economico dev’essere subordinato a un regime democratico, basato sulla diretta rappresentazione popolare: l’odio verso le elites che Chávez ha incrementato negli anni lo ha portato ad eliminare la componente democratica del socialismo, dando ben poco spazio agli esponenti delle classi sociali più abbienti.

Inoltre, per soddisfare le esigenze domestiche e gli interessi dell’intera popolazione, adottando quindi una politica di sviluppo inward-oriented, il regime socialista deve mantenere dei legami con i mercati stranieri ed essere aperto ad assorbire nuove conoscenze dall’estero: anche in questo caso, Chávez ha dimostrato di non essere incline ad aprirsi al mondo esterno, specialmente agli Stati Uniti. Nonostante le sopraelencate gravi lacune strutturali, finché Chávez è stato in vita, il socialismo in Venezuela ha continuato a funzionare, superando la forte opposizione degli intellettuali e dei più ricchi.

Se oggi il socialismo sembra non essere più adatto al Venezuela, la colpa non è solamente dell’evidente incapacità di Maduro e delle sue tendenze dittatoriali. Il socialismo ha smesso di funzionare quando Chávez ha smesso di vivere: il progetto socialista è un progetto che riguarda le masse e, notoriamente, le masse sono animate, stimolate ed entusiasmate dai loro leader. A differenza di Maduro, Chávez era un vero leader. Dittatoriale quanto il suo successore, se non di più, ma in grado d’incarnare l’animo di un’intera Nazione, abile nel coinvolgere il popolo ogni qualvolta proclamasse un discorso ufficiale, capace di farsi rispettare per le sue idee anche da coloro che più lo odiavano.

A poco più di anno dalla dipartita del Caudillo e dall’insediamento di Maduro, è possibile concludere che, in Venezuela, il vero socialismo è nato e morto insieme a Hugo Chávez.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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