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10 dischi Garage Rock fondamentali

1. The Stooges – The Stooges (1969): impossibile scegliere un disco dalla magnifica tripletta che gli Stooges inanellarono dal 1969 al 1973. Degenerati, teppisti, degradati. Questo disco incarna il vero spirito del rock n’ roll. E gli Stooges sono state una delle migliori rock band della storia.

2. The Sonics – Here are The Sonics (1965): anche qui la scelta fra questo fantastico esordio e il successivo Boom è stata molto difficile. Ai tempi dell’uscita di questo album non si era sentito nulla di così selvaggio. Il punto di congiunzione fra i grandi Stooges e il rock primordiale di Little Richard.

3. The 13th Floor Elevators – The Psychedelic Sound of (1966): archetipo della musica psichedelica, capolavoro del garage rock. Questo è uno dei dischi più importanti della musica del Novecento. La opener ‘You’re Gonna Miss Me’ è il perfetto esempio di pezzo garage deformato dagli stupefacenti.

4. MC5 – Kick out the Jams (1969): il grande Lester Bangs definì quest’album “ridicolo, prepotente e pretenzioso”, e questo non certo il primo errore del vulcanico Bangs. Sì, perché questo è un live album registrato in due take consecutive, che sprigiona una violenza senza precedenti, capace di essere diretto nei suoi classici e capace di deliri psichedelici come Starship. Un must.

5. The Count Five – Psychotic Reaction (1966): è semplicemente un album eccitante, appassionato e appassionante che incarna molto bene quello che il garage era e dovrebbe sempre essere.

6. The Troggs – The Troggs (1966): diciamo la verità, i Troggs meritano una menzione in questa piccola guida/classifica anche solo per il loro singolo di maggior successo: la depravata e selvaggia “Wild Thing”. Ma in questo disco c’è molto di più: la censurata “I Can’t Control Myself”, e la sporca “Cousin Jane”. Quando il rock era marcio… per davvero.

7. The Seeds – The Seeds (1966): due accordi per dodici brani, questa è l’eredità che i Seeds lasciano alla musica, e in particolare al punk. Rozzi, turpi e violenti. In una parola spettacolari.

8. Monks – Black Monk Time (1965): “Mentre i Beatles cantavano <la-la, yeah yeah> i Monks impressionavano folle di ragazzini per bene con ‘Drunken Maria’, ‘I Hate You’, ‘Shut Up’, ‘Complication’.” (Scaruffi)

9. The Remains – The Remains (1966): quinto album dell’anno di grazia ’66 in questa classifica. Immotivatamente dimenticati, ricordati solo talvolta con il nome Barry & The Remains, questi quattro ragazzi di Boston aprirono l’ultimo tour americano dei Beatles nel 1966. Questo è senz’altro uno dei dischi registrati, suonati e arrangiati meglio degli anni ’60.

10. The Cramps – Songs The Lord Tought Us (1980): unico disco che oltrepassa il 1969 di questa classifica, scelto perché punto di congiunzione fra il garage rock anni ’60 e la new wave, lavoro originale e capace dello stesso conturbante fascino degli album succitati. Sinistri, ironici nei loro momenti anche più stereotipici, riaccolgono la violenza e la primordialità del garage incastrandola con un’estetica horror accoppiata a un’immediatezza bubblegum che sembra un occhio attento sul consumismo più gretto che ci accompagnerà per tutti gli anni ’80.

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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