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Un rinnovato Parlamento europeo per una nuova UE

Mancano ormai poche settimane alle nuove elezioni per il Parlamento Europeo e in generale, in Italia e in tutto il continente, inizia ad avvertirsi un certo fermento. Questo anche perché queste elezioni presentano alcune novità che ne aumentano il valore e il significato. Quelle di maggio saranno le prime elezioni per le quali verrà integralmente applicato il Trattato di Lisbona del 2009 che modifica il potere ed il ruolo del Parlamento Europeo, l’unico organo direttamente rappresentativo dei cittadini europei nel quadro delle istituzioni dell’Unione.

Ogni 5 anni i cittadini degli stati membri sono chiamati alle urne per eleggere i loro rappresentanti che siederanno nell’assemblea per tutelare e promuovere i loro interessi. Ogni stato membro ha il diritto ad eleggere un determinato numero di rappresentanti e il nuovo Parlamento sarà composto da 751 parlamentari (l’Italia ne eleggerà 73). La principale novità nell’ambito dei nuovi poteri del Parlamento riguarda il ruolo di primo piano nell’elezione del Presidente della Commissione Europea (alla quale spetta il potere esecutivo). Per la prima volta gli elettori avranno voce in capitolo.

La critica maggiore che, soprattutto negli ultimi anni di crisi economica, è stata rivolta all’UE è stata quella di non essere sufficientemente democratica nei metodi e di non garantire una corretta e sufficiente rappresentanza dei suoi cittadini. L’UE ormai viene percepita principalmente come qualcosa di calato dall’alto, autoritario ed usurpatore della sovranità nazionale degli stati membri e lontana dall’esprimere le istanze dei cittadini.

Così, con il Trattato di Lisbona si è deciso che i partiti politici europei (sorta di coalizioni transnazionali nelle quali dovrebbero confluire partiti nazionali affini tra di loro per ideali e valori) debbano indicare il nome di un candidato alla presidenza della Commissione per far sì che i cittadini possano esercitare una scelta più consapevole e chiara. A loro volta, i partiti politici nazionali sono invitati a esprimere la loro adesione ad un formazione politica europea.

Votando alle elezioni europee, dunque, i cittadini determinano composizione e peso dei gruppi nel Parlamento e indirettamente la Presidenza della Commissione. Ci si aspetta che questa democratizzazione dei metodi e della rappresentanza all’interno del quadro istituzionale continentale possa rafforzare i poteri e la legittimità dell’Unione. Dopo le elezioni, dunque, il Consiglio Europeo (l’organo composto dai capi di stato e di governo degli stati membri) sarà tenuto a considerare i risultati usciti dalle urne nell’elaborare una proposta per il candidato alla Presidenza. Il Parlamento voterà poi il candidato proposto, che per essere approvato avrà bisogno della maggioranza dei parlamentari (almeno 376 su 751).

Anche i candidati per i ruoli di Commissari saranno indirettamente e parzialmente espressione dei risultai delle elezioni di Maggio e anche loro dovranno superare la verifica parlamentare prima di poter assumere la carica. Il Consiglio, d’accordo con il Presidente eletto, stilerà la lista dei candidati. Questi, in prima battuta, dovranno presentarsi in udienza pubblica di fronte alle Commissioni parlamentari nei rispettivi settori di competenza per presentare i loro programmi. Il Presidente, poi, presenterà il Collegio dei Commissari e il suo programma in seduta parlamentare. Presidente, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza e gli altri membri della Commissione saranno soggetti, collettivamente, a un voto di approvazione da parte del Parlamento. Una volta approvati, potranno essere ufficialmente nominati dal Consiglio, che dovrà deliberare a maggioranza qualificata.

Penso che non votare sia legittimo e a volte persino giusto, ma credo anche che votare non sia mai sbagliato. In particolar modo in questa occasione ritengo che sia necessario andare a votare. Alla luce di ciò che è avvenuto negli ultimi anni, è ormai chiaro a tutti che l’UE abbia un peso e un’ influenza sulla vita quotidiana dei cittadini europei superiore a quanto si potesse pensare. Ciò ha creato diversi malumori, perché spesso dinamiche e scelte delle istituzioni comunitarie sono parse (o sono state presentate) come troppo invadenti. La disaffezione nei confronti di un’entità che in pochi avvertono come promotrice di reali valori comunitari e solidali è cresciuta come non mai.

Queste elezioni sono, secondo me, un’interessante e importante banco di prova tanto per l’UE come istituzione, quanto per i cittadini che ne fanno parte. L’UE dovrà dare prova di sapersi rinnovare, di essere in grado di colmare quel deficit, quel reale gap di rappresentanza democratica del quale viene accusata per riuscire ad arrivare ad esprimere le istanze dei cittadini che la animano. I cittadini, invece, dovranno dimostrare di saper riconoscere il valore e l’opportunità che un’unione di stati basata su valori e interessi (in questo ordine) comuni può ricoprire nell’affrontare le sfide e le difficoltà che il mondo contemporaneo pone.

Matteo Mancini – AltriPoli

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