Home / Cinema / Il lupo non perde il pelo, figuriamoci il vizio

Il lupo non perde il pelo, figuriamoci il vizio

Con colpevole ritardo dovuto al mio amatoriale machiavellismo sono finalmente riuscito a dare un’occhiata a The Wolf of Wall Street, un film che avevo atteso ansiosamente salvo poi lasciarmi sfuggire tra entusiasmo scemante e cospirazioni fallimentari.

A qualche mese dall’uscita nelle sale le mie aspettative non erano altissime e la circostanza ha forse contribuito a farmi apprezzare quella che in fondo è un po’ una minestra riscaldata di alcuni dei film di maggiore successo di Scorsese. Se Taxi Driver e Raging Bull sono i film simbolo del primo periodo del regista italoamericano infatti, Goodfellas e Casino rappresentano sicuramente le pellicole più iconiche dello Scorsese maturo, e tutto sommato è quasi sorprendente il fatto che ci siano voluti quasi vent’anni prima di una rivisitazione di un così fortunato filone.

The Wolf of Wall Street eredita dai suoi celebri antesignani il ritmo dinamico e scoppiettante e le tinte forti con cui vengono dipinte attività e relazioni di personaggi spregiudicati, ma è un film più leggero e apertamente comico di quelli degli anni ’90, oltre che molto più incentrato sulla performance del suo protagonista.

Laddove Goodfellas e Casino -specialmente il secondo- sono entrambi film corali e “spalmati”, che sfruttano la polarità tra i vari personaggi per arricchire la narrazione, The Wolf of Wall Street è decisamente uno one-man-show e la prestazione di DiCaprio, una delle sue migliori in anni recenti, è la colonna portante di una pellicola meno ambiziosa e più limata di quanto la sua stazza e i temi che tratta suggerirebbero.

Non è infatti troppo riduttivo dire che alla fine della fiera il film racconta di drogati che fanno cazzate, e se per qualcuno la descrizione potrebbe risultare poco lusinghiera vi assicuro che la intendo in larga parte come un complimento, specie viste alcune delle polemiche che sono seguite all’uscita e che dipingevano il film come un’apologia o una glorificazione degli eccessi di Wall Street. TWOWS non ha alcun intento didattico, documentario o moralista e la cosa non può che giovargli, se non altro nella misura in cui contribuisce a sostenere il peso di un minutaggio massiccio ma ben gestito e che non grava sullo spettatore più dell’inevitabile.

Nel complesso un episodio positivo nella non esaltante terza età del buon Martin, e un ulteriore bollino nella collezione che presto o tardi frutterà a Leo il sospirato Oscar.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...