Home / Internazionale / L’oro che segna il destino di Crimea ed Europa

L’oro che segna il destino di Crimea ed Europa

Il tema dell’oro è di volta in volta al centro delle analisi del giovedì su Polinice. Ciò non avviene per via di una passione per tale metallo da parte della redazione di AltriPoli e neppure per il fascino che l’oro ha sul grande pubblico. Bensì, le analisi economiche internazionali, non posso prescindere dal “bene rifugio” che nell’instabilità geopolitica ed economica negli anni dieci la fa da padrone. Storicamente l’oro deve la sua importanza nei mercati mondiali alla sua meticolosa quotazione e valutazione universalmente riconosciuta. Infatti, il prezzo dell’elemento chimico di numero atomico 79 è fissato dai mercati; fin dal 1919, la Borsa di Londra (che controlla Piazza Affari di Milano) stabilisce due volte al giorno un prezzo di riferimento (il cosiddetto fixing dell’oro).

Attualmente, i cinque operatori più rilevanti del mondo per lo scambio di oro fisico sono: Johnson Matthey, Mocatta & Goldsmith, Samuel Montagu, Rothschild e Sharps Pixley. Come costante storica, l’oro è da sempre impiegato nel supportare e garantire alle valute in un sistema economico basato sul gold standard, per cui il valore di ogni valuta è stabilito equivalentemente a una certa quantità di oro. Come parte di questo sistema, in passato, le banche centrali hanno tentato di controllare il prezzo dell’oro, fissandone le parità con le valute. Nel periodo che va dal 1789 (Rivoluzione Francese) al 1933 gli Stati Uniti d’America hanno fissato il prezzo standard dell’oro a 20,67 dollari. Nel 1961 il mantenimento di tale prezzo non fu possibile e le banche centrali degli Stati Uniti d’America (Federal Reserve) e dell’Europa iniziarono a coordinare le loro azioni per mantenere il prezzo stabile contro le forze di mercato. Da quel preciso momento storico si può affermare che l’oro è passato dal controllo delle banche centrali a quello degli operatori finanziari. Nonostante ciò, esso rimane bene vitale, nel quale rifugiarsi in tempi di crisi, sia per le banche centrali che per gli investitori economici. Recentemente, nonostante i proclami degli economisti non populisti, l’oro è tornato a crescere. I motivi di tale impennata risiedono in due aree geopolitiche e questo spiega il motivo per cui l’economia non può prescindere dall’analisi geopolitica. Tali ragioni ed aree prendono il nome di Crimea e Iraq.

TRA MOSCA E WASHINGTON CI VA DI MEZZO L’ORO – Il prezzo del metallo prezioso per eccellenza da settimane continua ad altalenare per via dello scontro “metafisico” più che reale che avviene tra Russia e Usa per la Crimea. Non aderisce a questo scontro l’Europa dell’Ue, che vive di schizzofrenia in quanto legata alla NATO, ma totalmente dipendente in due dei suoi tre Big (Germania ed Italia) dall’energia russa e di Gazprom. In questo quadro le tensioni tra occidente e Russia hanno spinto il “bene rifugio” ad un importante rialzo. Al contempo la prospettiva di un aumento dei tassi Usa, operato dalla Federal Reserve, ha provato a trascinare il metallo “anti-dollaro” al ribasso. Le due tendenze macroeconomiche operate da investitori e Fed nella giornata di martedì hanno portato l’elemento chimico di numero atomico 79 ad una quotazione pari a 1.312 $. Ciò è avvenuto sull’onda dell’aggravarsi della crisi con Mosca, di fatto espulsa dal G-7, la cui efficacia pare però non sembra ripercuotersi seriamente sull’economia russa.

BAGHDAD METTE LE ALI ALL’ORO – A dar manforte agli investitori che avevano scommesso sul rialzo dell’oro in un quadro internazionale di estrema incertezza, ove l’America è passata dall’Amministrazione Bush dove era forza incontrastata al quasi mensile scontro con Mosca, è stato l’Iraq. Infatti, il paese più ricco di petrolio della regione persica ha acquisito recentemente trentasei tonnellate di oro. Vi chiederete a cosa corrisponde e a quanto sia il valore di trentasei tonnellate di oro realmente. Ebbene, esse corrispondono a più della domanda d’Italia e Francia messe insieme nel 2013. Tanto ne ha acquistato l’Iraq nel corso di questo mese, più che raddoppiando le sue riserve auree, che stando agli ultimi dati del Fondo monetario internazionale ammontavano a 27 tonnellate. La stessa banca centrale irachena ha comunicato l’operazione. Tale operazione, oltre a far volare il prezzo degli idrocarburi per la felicità di Gazprom, resterà negli annali. Infatti, un operazione d’acquisto dell’oro tale è da primato: era dal marzo 2011, quando il Messico incrementò le sue riserve di 78,5 tonnellate, che non si verificarono delle operazioni equivalenti alla portata messicana o superiori.

Sembrerà strano concepire come dal prezzo e dalle mosse di operatori finanziari e banche centrali nella trattazione dell’oro dipenda lo scontro tra Federazione Russa e Stati Uniti d’America. Eppure, in mezzo alla partita e pedina fondamentale, nonostante l’assoluta incapacità dei suoi leader ad eccezione di Angela Merkel, vi è l’Unione Europea. Infatti, per sua stessa ammissione l’Unione Europea militarmente e strategicamente dipende da Washington, ma qualora il prezzo dell’anti dollaro ossia l’oro, che controbatte alla moneta con il quale si quantifica mondialmente il prezzo del greggio, dovesse salire ancora, di sicuro la partita geopolitica finirebbe nelle mani di Gazprom. Vi chiedete perchè è stato scritto Gazprom e non Federazione Russa? Il motivo risiede nel fatto che per Mosca la Crimea russofona vincitrice del referendum basta a soddisfare le istanze interne della popolazione, ma in ballo vi è il 40% delle risorse energetiche europee, che in un epoca post industriale sono vitali, per ogni singolo individuo che vive tra gli stati membri dell’Unione Europea. La partita è iniziata e non si giocherà con i carri armati in Ucraina, bensì alla Borsa di Londra.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

Check Also

Motta – La fine dei vent’anni

Sarà per il fatto che con il passare dei mesi mi ritrovo a pensare anch’io ...