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Lui, lei e l’Apple

Spike Jonze è sicuramente un regista di talento, ma non sono forse l’unico a pensare che il suo potenziale si sia realizzato molto sporadicamente durante la sua carriera, e più che altro nell’ambito che l’ha lanciato, ossia quello dei clip musicali. Questa mia opinione ha subito un po’ un colpo da quando ho visto Her, che mi è sembrato di gran lunga il suo film migliore e un’opera che se da sola non basta a proiettarlo nell’Olimpo del cinema contemporaneo, sicuramente mi farà attendere con molta più premura i suoi nuovi lavori.

La trama è ormai nota: uno scrittore di lettere conto terzi installa sul proprio computer un sistema operativo di nuova concezione gestito da un’intelligenza artificiale sofisticatissima, in grado di apprendere dall’esperienza e sviluppare sentimenti umani. Tra Theodore -il protagonista- e Samantha -il sistema operativo- nasce ben presto una relazione sentimentale i cui alti e bassi riempiono la gran parte del film.

Il tono della pellicola è a tratti molto patetico e la storia d’amore è memorabile se non altro per la particolarità della situazione, ma il lato che ho trovato più interessante di Her è la sua visione fantascientifica del futuro prossimo. I cieli della città in cui Theodore si muove non sono percorsi da navicelle volanti e non ci sono ologrammi che fungono da interfacce per dispositivi vari, ma la caratterizzazione della maniera in cui la tecnologia potenzialmente influenzerà il nostro stile di vita è una delle più interessanti a memoria recente, nonchè una delle più plausibili.

Certo, l’intelligenza artificiale perfetta che il film descrive non è proprio dietro l’angolo, ma Samantha può essere presa come un’iperbolizzazione dell’indirizzo che alcuni grossi nomi dell’industria informatica sembrano voler dare ai propri prodotti. Molti dei set del film e degli oggetti che passano per le mani dei personaggi sembrano progettati dai designer della Apple, e l’approccio generale al computer come scatola nera sembra proprio quello della casa di Cupertino, che storicamente dedica ai metodi di interfaccia e al lato esteriore delle proprie macchine un’attenzione maniacale che ha come presupposto l’assunto che l’utente non sia interessato a quello che accade sotto il cofano, ma solo alle possibilità di migliorare la propria produttività o il proprio intrattenimento che la macchina offre.

Il film dà per buona questa mentalità ed esplora alcune possibili ramificazioni con uno sguardo che non vuole essere allarmista ma che sicuramente non ci restituisce una visione rosea delle prospettive future. Da studente di informatica sono per forza di cose dell’altro partito, quello che vuole assolutamente sapere cosa c’è sotto il cofano, e pur non antagonizzando aprioristicamente l’approccio alla computazione della Mela trovo vagamente deprimente un futuro in cui l’utente di una macchina diventi sempre più una componente esterna del processo computativo, fino al per ora impensabile estremo in cui il computer assume pressochè pari dignità rispetto al suo manovratore.

Il finale del film anche è alquanto iperbolico e sfocia in una dimensione che va al di là di queste discussioni sulla tecnologia, ma noi che ai computer vogliamo bene anche quando non hanno la voce di Scarlett Johansson possiamo leggerlo come un appello per un altro tipo di etichetta nei rapporti uomo-macchina, che sia più rispettosa delle prerogative di entrambi.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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