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Intelligenza Artificiale?

künstliche intelligenz«Logos», termine greco per «pensiero» è traducibile anche come «parola», «verbo». Dalla notte dei tempi, generazioni di professori di filosofia torturano generazioni di studenti di liceo tentando di inculcare loro questo concetto. Facciamo per un momento, tuttavia, astrazione dalle pratiche sadiche appena citate e focalizziamoci un momento sull’equazione Logos=Pensiero=Parola. Cosa ne deriviamo? Bah, forse che il greco antico, linguaggio fondante della filosofia occidentale la parola è la manifestazione prima dell’atto di pensare. Non è poco. In passato, ho avuto modo di propinarvi una carrellata di articoli di filosofia del linguaggio. Perché? Perché proprio il linguaggio? Perché il linguaggio dice il pensiero, manifesta il pensiero, esprime la razionalità.

La domanda di oggi è: qualora una macchina fosse in grado di gestire  il linguaggio umano, si potrebbe dire che essa sia pensante? Oggi si parla di Intelligenza artificiale.

turing
A. Turing

Il matematico inglese Alan Turing (1912-1954) è il punto di partenza del nostro viaggetto. A lui si deve l’aver riportato in auge nel pensiero novecentesco un’idea più antica, risalente a Hobbes e Leibniz, secondo la quale pensare sarebbe calcolare. Il pensiero sarebbe allora un algoritmo, un procedimento che, mediante una serie finita di passi, deriva da un dato un risultato. Il modello matematico che Turing definì per dare corpo a questa sua intuizione prende il nome di MT(Macchina di Turing). La MT altro non è che un insieme di procedure di calcolo in grado di replicare qualsiasi manipolazione di segni, e dunque, qualsiasi forma di ragionamento.

Il contributo di Turing alla semantica, la branca della filosofia del linguaggio che studia il significato dei termini, non è da poco. Fino a quel momento, il paradigma semantico classico era di modellazione. Una buona teoria semantica era definita come quella in grado di modellare il modo in cui i termini si riferiscono alla realtà. Con Turing l’attenzione viene spostata sulla nozione di procedura: una buona teoria semantica è quella in grado di  produrre un protocollo di operazioni che connettono i termini alla realtà. Nella misura in cui queste procedure siano replicabili da una macchina, l’intelligenza artificiale diventa una possibilità concreta.

In effetti, se pensare si definisce come la capacità linguistica di usare segni, non c’è molta differenza tra un cervello ed un computer. Pensare è una funzione, il supporto fisico sul quale questa funzione viene sviluppata (i nostri neuroni od una scheda di silicio) è irrilevante.

Questa tesi, detta funzionalismo, si avvale di una considerazione ulteriore propria dell’ultimo Turing. Il Nostro elaborò infatti un test (Test di Turing) volto a stabilire quando una macchina potesse essere propriamente detta pensante  e quando no. Il test è semplice: un soggetto umano viene posto davanti ad uno schermo sul quale appaiono delle comunicazioni a lui indirizzate (una chat). Se il soggetto non è in grado di distinguere quando quelle comunicazioni gli vengono rivolte da un altro essere umano o da un’ altra macchina il test è riuscito. La macchina è intelligente.

Ora, il test è stato superato più volte da varie macchine. Possiamo dunque dire che l’intelligenza artificiale esista? Apparentemente sì. Prima di esserne certi, tuttavia, facciamo un ultimo ragionamento.

Searle
J. Searle

J. Searle ha elaborato un adorabile delirio: immaginate di essere rinchiusi in una stanzetta. Siete stati catturati da un cattivone cinese e posti in regime di schiavitù. In quanto tali, il vostro ruolo è di convertire alcuni simboli cinesi che vi vengono consegnati, in altri simboli cinesi che consegnerete al vostro carnefice. Per fare ciò, vi viene fornita una procedura guidata scritta in italiano. Con un po’ di esercizio diventerete bravini ed il vostro carceriere si compiacerà di voi. Wow! Passata l’eccitazione del momento, vi domanderete: «Ok, la cosa dei segni la so fare, ma io, il cinese, lo parlo davvero? Posso dire di saper parlare il cinese?». Se siete onesti e non soffrite di mitomania egotistica la risposta è no.

Il giochino che il vostro carceriere vi impone è un giochino sintattico, riguarda i segni in se stessi ed il modo con cui i segni possono essere convertiti gli uni negli altri. Nessuno di voi sarà però in grado di sapere cosa significhino quei segni. Ecco perché non si può dire che sappiate parlare il cinese. Parlare è un atto prima semantico, poi sintattico. È la nostra capacità di adoperare i termini in relazione ad oggetti realmente esistenti che sancisce la nostra padronanza linguistica ed, in ultima analisi, la nostra intelligenza.

La vera sfida per i fautori dell’intelligenza artificiale è proprio di natura semantica. Belli i giochini sintattici (la cui massima perfezione è espressa da Google), ma per parlare di intelligenza artificiale è necessario che la macchina acceda alla semantica. Il ponte tra filosofia e tecnologia si fa allora evidente: colossi dell’informatica quali HP ed IBM sono al lavoro alla ricerca del motore di ricerca semantico. Siete filosofastri incalliti? Dateci un’occhiata.

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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