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Eutanasia ed UE: tra risposte moderne e problemi antichi

Il motto dell’attuale Unione Europea, è sicuramente semplice e rappresentativo dei principi su cui essa poggia: “uniti nel rispetto delle differenze”. Immaginatela come un gruppo di individui, ognuno di un paese diverso dall’altro. Ognuno, con la propria lingua, le proprie tradizioni e le proprie leggi. L’idea che questi individui collaborino tra loro per la pace e per arricchirsi in tutti i sensi, rispettandosi reciprocamente quasi fossero ognuno incuriosito dalle differenze dell’altro, è molto moderna. Tornando a parlare della vera Unione Europea, questo tipo di approccio nelle relazioni tra i vari ordinamenti degli stati membri, prevede che in alcune materie tutti si uniformino ad alcune leggi comuni, ma allo stesso tempo in altre materie ogni stato conservi la propria autonomia normativa. E fin qui…

Il problema nasce quando l’ oggetto di una tutela differente da stato a stato, sia un bene fondamentale come la vita. Nell’ordinamento italiano, la vita è un bene indisponibile, e di conseguenza chiunque uccida commette reato penalmente rilevante. Non importa se si uccida perchè richiesto espressamente dalla vittima. Il caso Welby è un esempio emblematico in questo senso. Nonostante fosse proprio Piergiorgio Welby in persona a chiedere di staccare il respiratore e di porre fine alla sua esistenza, chiunque lo avesse assecondato nei fatti, avrebbe comunque risposto di omicidio. Stante l’indisponibilità del bene vita, il fatto di uccidere con il cosiddetto consenso dell’avente diritto, può solo essere un attenuante, ma non una scriminante. In altre parole, il reato rimane in piedi e al massimo si attenua. Ciò vuol dire che in Italia l’eutanasia, anche nella forma del suicidio assistito, non è una pratica autorizzata. Ma vigendo il principio della libera circolazione delle persone all’interno del territorio dell’Unione Europea, chi proprio volesse farla finita, rimane libero di recarsi in Belgio od Olanda dove il suicidio assistito è permesso. E qui nasce l’interrogativo: fino a che punto può spingersi il legislatore? Può essere così soggettivo un valore come la vita? È giusto permettere a un individuo di praticare un attività che nel proprio paese risulta illecita? Il problema è antichissimo: il confine tra etica e diritto.

L’approccio cerca di essere moderno, costruendosi sull’idea di unire ciò che è separato o diverso, tollerando queste diversità. Ma in fondo, non è proprio questa tolleranza che permette a Belgio e Olanda di mantenere invariata la propria legge sul suicidio assistito? Inoltre, è proprio per favorire l’integrazione che si permette la libera circolazione delle persone in questo territorio unitario e di conseguenza la possibilità di svolgere pratiche che nel proprio paese sono proibite. Ideologicamente,I principi base dell’Unione sono apprezzabili, ma mi domando se talvolta nell’applicazione sostanziale degli stessi, non si corra il rischio di appiattire ordinamenti, culture e tradizioni che su alcuni temi sono profondamente diversi. E dunque la mia proposta: rispettare davvero le differenze, continuando a considerarle tali.

Simone Libutti – AltriPoli

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