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UK Independence Party: la rimonta dell’estremismo in Inghilterra

Londra. Una meta agognata da molti stranieri, in cerca di opportunità di studio, di lavoro, o semplicemente vogliosi d’immergersi nella città dei Beatles e dei Rolling Stones, di Lady Diana e Sherlock Holmes. Un luogo internazionale, cuore della finanza europea e del divertimento notturno, colmo d’arte e cultura. Londra, il più eclatante esempio di città cosmopolita in Europa.

E’ in parte grazie all’immigrazione di studenti e giovani lavoratori che Londra ha la costante possibilità di rinnovarsi e, fattore ancor più importante, incrementare le proprie finanze; le elites arabe, pakistane, russe e indiane che si recano a Londra hanno il merito di muovere sostanzialmente l’economia inglese, acquistando case, pagando affitti e rette universitarie, assumendo lavoratori inglesi.

Eppure, l’Inghilterra non è soltanto questo. E’ una realtà composta anche da città minori, per dimensioni e importanza, in cui l’immigrazione è ancora percepita come un fenomeno negativo, da combattere, e in cui l’Unione Europea è additata come responsabile di tale fenomeno.

Non è dunque un’assoluta sorpresa che il UK Independence Party (UKIP), il partito di estrema destra guidato da Nigel Farage, facilmente paragonabile alla Lega Nord di Salvini o al Front National di Le Pen, stia acquisendo consensi sempre maggiori, in un’era fortemente segnata dalla crisi economica, in cui l’estremismo nazionalista sembra essere l’unica ancora di salvezza per un’ampia fascia della popolazione.

In queste settimane che precedono le elezioni Europee del ventidue maggio, i sondaggi suggeriscono che l’UKIP supererà persino il partito di Cameron, piazzandosi secondo soltanto al Labour Party. Tuttavia, la campagne elettorale dell’UKIP sta assumendo toni fortemente razzisti: sotto accusa, in particolar modo, sono due poster del partito, il primo dei quali dichiarante che ventisei milioni di Europei siano in cerca di lavoro e lo vogliano “rubare” agli inglesi e il secondo, ancor più estremo, con in mostra un operaio inglese che chiede l’elemosina e spiega che i lavoratori britannici sono stati danneggiati dalle policies sul lavoro adottate dall’UE. Nonostante Mr. Farage abbia replicato alle accuse di razzismo affermando di non biasimare gli Europei che migrano in Inghilterra, ma di accusare il governo per non mettere i cittadini britannici al primo posto, la campagna di UKIP ha suscitato non poco scalpore.

La rimonta di un partito nazionalista di estrema destra, specialmente in un Paese come l’Inghilterra, in più occasioni rivelatosi Euroscettico, ma pur sempre estremamente evoluto, invita a una più profonda riflessione sulla natura della popolazione inglese.

La fede riposta in Farage e il conseguente astio maturato nei confronti degli stranieri dimostrano non soltanto che il popolo britannico si considera ancora un élite, superiore al resto dell’Europa, ma che non è in grado di riconoscere e sfruttare i benefici apportati dall’immigrazione. In Inghilterra, infatti, l’immigrazione ha nella maggior parte dei casi scopi scolastici o lavorativi e la percentuale di disoccupazione e delinquenza degli stranieri nel Regno Unito è considerevolmente più bassa rispetto ad altri Paesi dell’UE, inclusa l’Italia.

Inoltre, gli inglesi coltivano sentimenti razzisti nei confronti degli Europei dell’Est, in particolar modo provenienti da Bulgaria e Romania, in maniera indiscriminata, senza considerare due importanti elementi. In primo luogo, i rumeni, additati da Farage come la più dannosa fonte di delinquenza per l’Inghilterra, tendono a emigrare in quantità assai più considerevoli in Paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna, ai quali sono legati da più profonde similitudini culturali; inoltre, i giovani provenienti dall’Europa dell’Est, quando si recano in Inghilterra, sono animati da un forte moto di rivalsa e orgoglio e danno il meglio di se’ per dimostrare le proprie capacità e smentire il luogo comune riguardante l’inferiorità dei loro popoli. Non a caso, le università inglese pullulano di studenti bulgari, slovacchi e rumeni con medie scolastiche che farebbero impallidire anche i migliori studenti di Oxford.

La fiducia che gli inglesi ripongono in Farage non evidenzia solamente il lato nazionalista e razzista degli inglesi, ma anche la loro debolezza: scegliendo di votare per un partito estremista, infatti, i cittadini britannici dimostrano di aver bisogno di un leader populista, al pari degli italiani che tanto hanno criticato nel ventennio passato, per riscoprire la passione politica.

Data la propensione degli inglesi a supportare l’UKIP, non è da escludersi che, in un futuro referendum, essi optino per uscire dall’Unione. Tuttavia, in un’epoca marcata da principi di globalizzazione e integrazione, tale scelta si rivelerebbe più dannosa per l’Inghilterra che per il resto dell’Europa, nonostante l’indiscussa forza della sterlina rispetto all’Euro.

La mentalità chiusa e nazionalista degli inglesi, guidati dai motti di Farage, rischia di portare il Regno Unito a una grande crisi politica e sociale, impedendo all’Inghilterra di evolversi grazie al contributo di talenti stranieri. Come la storia ha in più occasioni dimostrato, nessun estremismo porta al bene di un Paese. A oggi, l’Inghilterra dell’UKIP non sembra avere i presupposti per rappresentare un’eccezione alla regola.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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