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Frozen e il ritorno della Disney

Da qualche tempo a questa parte, dopo anni e anni di vacche magre, cominciano a rialzare la testa i sostenitori della convinzione -per quanto mi riguarda blasfema- che i film della Disney siano al livello, se non migliori, delle annuali controparti a marchio Pixar.

L’anno scorso in particolare l’impatto e il successo del disneyano Frozen sono stati di gran lunga più sentiti di quelli di Monsters Univeristy, al punto che il primo ha conquistato l’Oscar come miglior film animato mentre il secondo non è nemmeno rientrato tra i cinque candidati. Certo, MU è ben lungi dal rientrare tra i migliori lavori di mamma Pixar, ma la cosa è più imputabile al livello stellare dei suoi predecessori che non alla sua comunque apprezzabile mediocrità.

Ieri per togliermi la curiosità sono quindi andato a spiare la concorrenza, e ok, non sarò il più imparziale dei giudici, ma per favore, siamo seri. Frozen racconta la storia di due principesse sorelle, Elsa ed Anna, la prima delle quali è suo malgrado in grado di evocare magicamente e disporre a suo piacere di ghiaccio neve e cose fredde. Lo scarso controllo che Elsa ha del suo potere mette a rischio l’incolumità della sorellina, per cui le due sono forzatamente separate fino al giorno in cui la maggiore dovrà ascendere al trono in seguito alla morte dei genitori. Senza nemmeno entrare nei dettagli successivi della trama, le due dovranno ricucire lo strappo provocato da anni di alienazione in circostanze ulteriormente complicate dai danni che i poteri di Elsa continuano a causare.

La storia del riavvicinamento delle due sorelle e delle peripezie sentimentali di una delle due è quanto di più prevedibile e canonico si possa immaginare, ma la generale banalità dell’intreccio si potrebbe perdonare se non fosse per la più vasta e demoralizzante sciattezza di cui molti aspetti della pellicola sono disseminati, primo fra tutti il doppiaggio. Capisco l’opportunità commerciale del dare a una principessa fantasy il tono e gli atteggiamenti di un’adolescente contemporanea, ma resta il fatto che le continue strizzate d’occhio su quel fronte, l’inopportuna autoconsapevolezza della spalla comica e l’insopportabile sensazione che Anna sia modellata sul personaggio pubblico di Jennifer Lawrence (non credo sia casuale neanche la somiglianza fisica) fanno tutto per rompere a ogni piè sospinto la sospensione dell’incredulità che una favola degna di questo nome dovrebbe essere in grado di suscitare.

Le musiche, per quanto orecchiabili non mi sembrano degne di particolare nota, e lo stesso vale per l’animazione che è sicuramente competente ma assolutamente non ispirata.

Nel complesso Frozen è sicuramente più piacevole e inoffensivo di quanto queste righe potrebbero far sospettare, ma pur non volendo tessere in modo particolare le lodi di Monsters University e facendo la tara al mio amore incondizionato per la grande P, non vedo come uno sia stato un tale successo di pubblico e critica e l’altro a mala pena registrato. Sinceramente mi è quasi del tutto passata la voglia di recuperare film come Rapunzel e La principessa e il ranocchio che pure avevano ricevuto accoglienze similmente positive, e penso che impiegherò il mio tempo a contare i giorni che ci separano dall’uscita di Inside Out.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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