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Bécs, il nuovo disco di Fennesz

Risale ormai al 2008 l’ultimo LP di Christian Fennesz, il ben accolto Black Sea che avevo però fatto molta fatica a digerire, e che a tuttoggi mi sento di considerare un episodio poco riuscito nella discografia del musicista austriaco. É quindi in parte per i sei lunghi anni trascorsi, in parte per il non ottimo retrogusto che mi aveva lasciato il lavoro precedente che non avevo particolari aspettative per un nuovo ciddì del nostro.

Il nuovo ciddì però è arrivato, e per fortuna ho deciso comunque di dargli una passata. Dico per fortuna perchè Bécs -questo il titolo- pur con le riserve dovute al relativamente breve periodo di esposizione, mi sembra essere una spanna sopra alla passata produzione del maghetto viennese, incluso l’ormai classico Endless Summer.

Fennesz, per i meno informati, è un chitarrista avvezzo a giocherellare con varie forme di rumore sia analogico, sia digitale, per produrre paesaggi sonori stratificati, spesso sognanti ed esotici, altre volte più glaciali; Christian si è fatto un nome tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei ’00, e ha da allora esercitato il mestiere sia per conto suo, sia collaborando con grandi nomi quali quelli di Ryuichi Sakamoto e Jim O’Rourke.

Veniamo dunque al nuovo lavoro. Bécs si colloca saldamente nella scia dei suoi predecessori, e lascia fin da subito pochi dubbi sull’identità del suo creatore, caratterizzandosi come un incrocio tra il suono distante e riverberato di Venice, del 2004, e le atmosfere esotiche del già citato Endless Summer. In questo senso non c’è da aspettarsi uno stacco marcato coi lavori del passato, ma sicuramente un raffinamento e un compimento di una poetica ormai consolidata.

Quello che rende Bécs così riuscito è un senso di grandeur nelle composizioni che raramente avevo associato a Fennesz, spesso più propenso ad un approccio minimalista, ma che in questo caso viene adottato con convinzione, rendendo il disco probabilmente il suo più pieno, sia da un punto di vista sonico, sia da quello dell’impatto emotivo.

Non è così improbabile pensare che in questo frangente il maestro Fennesz si sia lasciato influenzare dal discepolo Tim Hecker, che ormai da diversi anni glitcha e drona con esiti altamente catartici in parte paragonabili a quelli raggiunti su questo Bécs, ma non riesco a godere delle atmosfere scure e paranoiche del musicista canadese quanto sto facendo in questi giorni con quelle più distese e rassicuranti proposte dall’ormai cinquantenne veterano del rumore, e mi sento di consigliare questo suo ultimo lavoro come punto di partenza per chiunque fosse interessato ad esplorare questa fetta dello spettro musicale.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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