Home / Filosofia / “Il mio nome è Ayrton, e faccio il pilota”

“Il mio nome è Ayrton, e faccio il pilota”

Quando nel 1994 ricevetti la mia prima pista di macchine radiocomandate, avevo sei anni. Ricordo benissimo come giocavo a far rincorrere all’infinito Alesi e Damon Hill, immaginavo fossero loro i piloti su quelle piccole monoposto. Mi piacevano quei nomi. A detta di chi mi fece quel regalo erano loro i piu’ forti. E io lo presi per buono.

Non conoscevo Ayrton Senna. Non lo piansi. Era appena morto. Ma io l’avrei amato.”

ayrton 1

Ayrton, due anime sferzanti che gareggiavano all’unisono tra se stesse, prima ancora che in pista. Un fuoriclasse che riempiva di commozione chiunque lo seguisse, un ragazzo dalla voce gentile e le maniere delicate in un mondo difficile e pericoloso come quello dell’automobilismo. Un giovane dallo sguardo malinconico, costantemente pensieroso, di chi si sente incompiuto anche quando è amato, anche quando vince tutto, anche quando è tutto. Lo sguardo di chi cela un segreto, un peso insostenibile e da espiare.

Chi era Ayrton ?

Ayrton Senna da Silva, brasiliano di San Paolo e’ stato definito il pilota di Formula 1 più  forte di sempre. Imbattibile sul bagnato, profondo conoscitore della meccanica delle sue monoposto, cocciuto e instancabile, asceta calcolatore e maniacale, corridore senza paura a caccia della perfezione, come fosse una Chimera. Ha vinto tre Campionati Mondiali (’88 – ’90 – ’91), ha disputato 162 Gran Premi vincendone 41, salendo sul podio 80 volte e aggiudicandosi 65 pole position.

Quattro scuderie  automobilistiche che con lui hanno voltato nelle piste di tutto il mondo e un casco giallo, sempre lo stesso, disegnato apposta per lui con i colori del Brasile. Più che una bandiera, lui ne fece un simbolo. Il simbolo di un paese che attraversava un momento profondamente difficile: di povertà, privazioni, e confitti, ma si fermava a vedere il suo campione ad ogni gara. Lui con il suo talento nutriva  la speranza e il sogno di della rivalsa sociale che l’intero paese bramava, e ogni volta che quel casco giallo sfrecciava per primo sotto la bandiera a scacchi, e lui urlava di gioia, il Brasile si fermava, ed era una festa nazionale.

ayrton3

Senna era un idolo, un sex symbol, un esempio oltre ad essere un grande pilota. Quando arrivo in Formula 1 dopo una lunga gavetta nel mondo dei Kart, non c’era molto spazio per lui. Ossessionato da Alain Prost, amico nemico della sua carriera, non poté fare a meno di sceglierlo fin da subito come “uomo da battere”. Da compagno di scuderie come da avversario, lo ammiro’ fino al punto di scoprire come sconfiggerlo. Ma ad Ayrton non bastava, lui era uno di quegli uomini che vuole battere se stesso.

Il 1 maggio di venti anni fa, durante il GranPremio di Imola, la sua nuova Williams non va proprio come vorrebbe, come è abituato lui. C’è un tedesco alla Benetton, un certo Schumacher, che è va molto forte, più forte di lui, ed è molto scosso, ha  appena visto la morte in faccia; quella di Roland Ratzenberger, un pilota austriaco sfortunato, giovane come lui, che il giorno prima era morto durante le prove la qualificazione. Ayrton è tormentato quel giorno, ma non vuole mollare. Prova a far annullare la gara per motivi tecnici, ma non viene ascoltato, ci sono troppi interessi dietro a ogni gara: “ the show must go on“, del resto. Anche se ha vinto tutto non vuole ancora lasciare, si impone di continuare. Mette nella sua monoposto una bandiera dell’Austria, da sventolare alla fine della gara, magari sul podio, per omaggiare il compagno scomparso. Entra nell’abitacolo, e si fa stringere le cinture fino a perdere il respiro, per l’ultima volta. Durante i giri di prova, in collegamento con i box sente la voce del suo antagonista ormai ritirato, Prost, e gli dice – “Alain mi manchi.” Non riuscirà a finire quella gara.

Il piantone delle sterzo si spezza e lui finisce contro il muro della curva Tamburello. Il braccio di una sospensione salta durante nell’impatto  e lo colpisce in testa, inutili i soccorsi in pista, non c’è più nulla da fare.  Morirà poco dopo.

Se ogni uomo ha un fato o un “destino”, nella sorte a volte generosa, a volte avversa, forse quello di Ayrton Senna era di redimere il mondo della Formula 1 attraverso la sua scomparsa. Di ricordargli qualcosa, che andasse oltre alla velocità, al denaro, al vincere.

Non è degli angeli la corsa, ne dei forti la guerra. Perché il tempo e il caso raggiungono ogni uomo. Purtroppo.

Formula One Motor Racing - European Grand Prix - Donington Park

Un grande in bocca al lupo a Michael Schumacher, e che torni presto tra noi.

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

Check Also

Stati Uniti d’America: cronaca di un paese perennemente in guerra con qualcosa

Come per la maggior parte delle nazioni o degli imperi del mondo, la storia di ...