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Guerre Stellari e pippe mentali

É di qualche giorno fa l’annuncio del cast del prossimo episodio della saga di Star Wars, riesumata una seconda volta probabilmente per darci occasione di stabilire in via definitiva se, quando si parla dell’epopea stellare di George Lucas, sia più fastidiosa ed incomprensibile l’aprioristica adorazione dei fanatici o i capziosi distinguo dei dottori. Già so che a causa di questo post mi odierò più che per l’ultima ragazza a cui non ho chiesto di uscire, ma l’argomento è caldo e Polì à la plage in disperato bisogno di hits, per cui mi piegherò alla ragion di stato, se così la vogliamo chiamare, e tenterò di esplorare quel buco nero dello spirito critico umano che è Guerre Stellari.

Prima un po’ di background. Come non è forse troppo raro tra le persone della mia età, ho avuto il mio primo impatto con Star Wars direttamente sul grande schermo quando mio padre mi portò a vedere al cinema i vecchi episodi restaurati per il ventennale. Correva l’anno 1997 e la suddetta esperienza -cosa invece abbastanza rara per quanto mi è dato di intendere- non mi ha cambiato la vita. In generale perchè quando sei un bambino non capisci un cazzo e nulla ti cambia la vita, e in particolare perchè per quanto la mia immaginazione fosse stata piacevolmente solleticata, quei film si stagliavano sulla massa di altre distrazioni che mi occupavano la testa all’epoca solo per la già acuta consapevolezza dell’alone leggendario che li circondava. Con questo non voglio dire che non ho a lungo conservato un piacevole ricordo di quelle proiezioni, ma, se dovessi identificare le cose con cui davvero stavo in fissa da ragazzino, Star Wars non rientrerebbe nell’echelon più alto al pari di cose come, boh, i Pokemon o Harry Potter.

Negli anni successivi sono andato a vedere i nuovi capitoli che mano mano uscivano nelle sale e ancora, ci andavo, per cui evidentemente mi piacevano, ma non ho proprio il ricordo di aver mai amato tutta la poetica e la mitologia della saga. Quando è uscito La vendetta dei Sith peraltro qualche filo di barba cominciavo ad averlo e non mi potrei lamentare troppo se si provasse ad inchiodarmi alle mie responsabilità, ma lo scopo di questa premessa era più che altro quello di evidenziare il fatto che non mi sono avvicinato alla saga familiare degli Skywalker forte solo del distruttivo cinismo tardo e post-adolescenziale che chiaramente avrebbe squalificato la mia opinione in questa sede. Come è giusto che sia dunque, da giovane adulto consapevole e responsabile quale sono, ho cominciato ad analizzare con occhio severo le mie precedenti persuasioni e un bel giorno, che i miei registri mi dicono essere il 13 Ottobre 2010, ho intrapreso la senz’altro meritoria impresa di revisionare l’intera saga per aggiornare le mie vedute in merito. Ci ho messo quasi due anni a completare l’opera, e seppure nel complesso la vicenda mi ha condannato ad una vita di accuse di contrarianesimo (parola della cui esitenza continuo a non essere sicuro, senonchè googlandola questo è il primo risultato, per cui ho pensato che fosse appropriata) sono moderatamente soddisfatto del risultato, se non altro perchè uno dei sei film mi è piaciuto parecchio.

L’argomento di oggi è quindi il pubblico interesse che questo vero e proprio mondo parallelo continua a suscitare sulla pubblica opinione, che, a distanza di decenni, continua a non averne mai abbastanza di qualsiasi cosa abbia a che fare con Jedi, forza e via dicendo. O meglio, l’argomento di oggi è il fastidio che questo interesse mi arreca, e l’imbarazzo che questo fastidio mi suscita. Eh sì perchè il mio approccio in tema di gusti cerca di essere il più liberale possibile, un po’ per celare l’ingombrante convinzione di essere miglia al di sopra delle beghe tra gli analfabeti che mi circondano, un po’ perchè genuinamente penso che i gusti vadano sempre esplorati ed articolati, magari addirittura motivati, ma comunque accettati come una parte di sè con cui non vale la pena di combattere. Non che la maggior parte della gente ci combatta, anzi, ma vabbè. É dunque con una certa reticenza che mi appresto a elencare i motivi per cui mi sta sul cazzo il fatto che le Guerre Stellari siano così amate e seguite da così tanta gente.

Iniziamo con la cosa più semplice da spiegare, ossia che ci sono film molto simili e molto migliori del migliore dei sei episodi. Si potrebbe argomentare che Star Wars abbia inaugurato il filone della space opera, termine un po’ puntiglioso ma che giustamente sottolinea come in realtà non si stia parlando di fantascienza perchè i ritrovati scientifici e tecnologici hanno un ruolo accessorio nell’economia della saga, ma anche dando per buono il merito storico credo che film come Atto di forza o Il quinto elemento siano troppo superiori anche solo per cominciare il discorso. Questo è un peccato veniale ovviamente -Atto di forza e Il quinto elemento sono gran film ed essere peggiori di loro non è una colpa- e non dubito che il fan medio di Star Wars non disdegni affatto questi film. Un secondo motivo è il fatto che il fanatismo nei confronti di Star Wars è spesso usato in funzione di tesserino all-access al mondo esaltato a parole e disprezzato nei fatti del nerdismo. In questo momento mi sto erigendo a rappresentante e difensore della categoria e la mia autorità nel farlo è da determinarsi, ma a prescindere dalle mie credenziali provate a pensare ad una persona che evidentemente non si interessa di calcio, ma che sa vita morte e miracoli di, boh, Andres Iniesta. Che effetto vi farebbe? Ecco. Il peggio è che ormai la figura del nerd/bambinone e quella dell’appassionato di Guerre Stellari sono completamente interscambiabili in molte dozzinali raffigurazioni popculturali dei suddetti figuri, il che ovviamente non ha nessuna conseguenza sulla vita di nessuno e non è nemmeno classificabile come first world problem, ma questo è l’andazzo della giornata, perciò capitemi. Nel complesso il punto è che se ci penso, e non lo faccio, ma lo sto facendo, trovo quasi doloroso come la galassia molto lontana sia diventato uno standard de facto per le esigenze di evasione di una quantità di persone veramente vastissima, gente che vorrei abbracciare e portare con me a Tamriel o Sunnydale per fargli una visita guidata tra le lacrime mentre loro probabilmente danno un’occhiata a Facebook sul telefono.

Ecco fatto, mi sono lamentato dei social network e dell’alienazione da essi provocata, chiudiamola qui.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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