Home / Cinema / Colorful: animazione ed alienazione

Colorful: animazione ed alienazione

colorful-poster

Non so quanto senso abbia sconsigliare un film in cui la maggior parte delle persone non si imbatterà mai in ogni caso, ma la pellicola di cui voglio parlare oggi mi è sembrata abbastanza paradigmatica nelle sue brutture da giustificare lo sfondamento di una porta apertissima.

Il film in questione si intitola Colorful, risale al 2010 ed è un lungometraggio animato di provenienza nipponica. Racconta la storia di un’anima cui viene concessa una seconda chance dopo aver commesso un grave errore nella precedente vita, seconda chance che consisterà nel “prendere le redini” della vita di un adolescente da poco suicidatosi, e nel cui corpo la suddetta anima avrà sei mesi per cercare di ricordare il suo errore e sostanzialmente redimersi. Veniamo dunque catapultati nella vita familiare di Makoto, il ragazzo che ha cercato di inghiottire qualche pillola di troppo, e scopriamo che sua madre è stata infedele, suo padre è un impiegato sfruttato e asservito, e il fratello è un borioso secchione. A scuola le cose non vanno meglio visto che ben poche persone sembrano disposte ad avere una qualsiasi forma di rapporto con Makoto, la ragazza per cui ha una cotta arrotonda concedendosi a uomini di mezza età e i voti non sembrano favorevolmente influenzati dalla scarsità delle interazioni sociali del nostro. La vita di Makoto, in pratica, è una merda, e l’opzione del suicidio non sembra in effetti essere delle più insensate.

Chi ha un po’ di dimestichezza con i fumetti e l’animazione del sol levante sa benissimo come spesso i protagonisti di queste storie siano personaggi di questo tipo: timidi, insicuri, emarginati, a stento in grado di mantenere un qualsiasi tipo di rapporto che sia familiare, di amicizia o, figuriamoci, amoroso. Shinji Ikari, il protagonista di Neon Genesis Evangelion, è un po’ un paradigma per questo tipo di personaggio, e Makoto rientra pienamente nel filone. Personalmente non ho mai trovato questo tipo di personaggi particolarmente interessante per il fatto che tendenzialmente i tratti di cui parlavo sopra vengono portati a degli estremi che impediscono quel minimo di empatia ed immedesimazione da parte di chiunque non sia un completo alienato sociopatico, e Colorful in questo senso raggiunge delle vette che ancora mi mancavano.

Makoto infatti si comporta da stronzo autistico con chiunque cerchi minimamente di cagarlo, fa il simpatico solo con la squinzia, e si spinge ai confini delle molestie sessuali con la tipa bruttina e più incasinata di lui che lo viene a trovare con una busta di dolcetti in un periodo di convalescenza. La cosa assurda è che Makoto non è davvero Makoto, è uno che è stato messo nel suo corpo e che non conosce nessuna delle persone con cui ha a che fare. Non si capisce da dove nasca il risentimento nei confronti della madre fedifraga ma evidentemente pentita, del padre zerbino ma evidentemente ben intenzionato, e non si capisce per quale motivo dovremmo essere contenti per lui quando si degna di farsi un giro con un tipo che ha snobbato fino a cinque minuti prima e finalmente scopre le gioie dell’amicizia. Il finale del film è ovviamente riempito di banalità su come tutte le persone hanno problemi e sono incasinate, tutti hanno molti colori ed essere coloriti è una cosa positiva, e bla bla bla. La ciliegina sulla melassa è un colpo di scena che fa sembrare Forrest Gump una cruda analisi delle difficoltà della vita e vai col tango.

Non so sinceramente che tipo di persona possa trovare motivo di interesse in una pellicola del genere, probabilmente gente abbastanza vecchia da pensare che in effetti la vicenda di Makoto sia un resoconto verosimile dell’adolescenza media; sta di fatto che Colorful ha vinto anche diversi premi in giro per festival del settore e qualcuno potrebbe malauguratamente pensare che si tratti di un lavoro meritevole. Non lo è, e ricordatevi che lo avete letto qui per la prima volta.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...