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Théodore Maurisset - Daguerreotypomania (1839)

La bella Arte Industriale

Théodore Maurisset - Daguerreotypomania (1839)
Théodore Maurisset – Daguerreotypomania (1839)

La nascita della fotografia ha una storia ormai nota, dalle sue primissime origini nella camera obscura di Giambattista della Porta ai perfezionamenti apportati da Daguerre, all’invenzione del negativo da parte di Henry Fox Tablot.

Vorrei invece raccontare di come la fotografia si sia diffusa in contrapposizione con la pittura, in quanto era stata definita”Arte industriale” nata in seguito alla rivoluzione in uno scenario culturale del tutto nuovo. In questa storia ci fu un personaggio che diede una svolta decisiva: Francois Dominique Arago, fisico accademico di Francia comunicava ufficialmente il 6 Gennaio 1839 una nuova scoperta: l’uso universale di un nuovo procedimento per assicurare la permanenza delle immagini che si formavano sul punto focale di una camera oscura.

La fotografia nasce davvero solo nel momento in cui il pensiero scientifico ne garantisce i fondamenti e ne vengono delineati i caratteri e la collocazione sociale. All’interno di questa nuova tecnica di rappresentazione è implicita una capacità di indagine del reale che nessuna arte grafica avrebbe potuto mai raggiungere ” dunque la fotografia diventerà uno strumento indispensabile per artisti e disegnatori” affermava Arago. Era uno strumento alla portata di tutti, si pensi che Daguerre aveva infatti rifiutato il brevetto d’invenzione consapevole che il suo metodo aveva il merito di essere economico, facile, e “di poter essere impiegato in ogni luogo dai viaggiatori”.

La fotografia nasce con uno sviluppo universale e popolare, ma allo stesso tempo il suo impiego la proietta verso una raffinata strumentalità. Lo sguardo fotografico iniziava ad avere il primato sulla rappresentazione pittorica, allo stesso modo però proclama la massificazione di quello stesso sguardo ed un impiego indifferenziato nei campi più svariati. Arte industriale e di massa, capace di fare di chiunque un artista, si imponeva nella società come un puro valore documentario, troppo reale per un’opera d’arte.

Alessandro Zonfrilli
Alessandro Zonfrilli

Tuttavia pochi decenni dopo si aprì un’intera stagione artistica e letteraria che sognò di emulare la stessa fredda indifferenza dell’obiettivo fotografico. I pittori presero l’abitudine di ritrarre i loro soggetti a partire dalle fotografie poichè questo nuovo strumento accanto alla sua assoluta oggettività consentiva la possibilità di riprodurre gli eventi nel momento stesso in cui essi si verificavano, accelerando così la percezione del reale. Solo più tardi sarebbe affiorato con evidenza un altro carattere primario della fotografia, che avrebbe rispecchiato la natura stessa delle arti industriali, vale a dire l’egemonia della tecnica sull’opera. All’antico concetto di opera (oggetto d’arte) si è sostituito lo strumento; il rapporto tra l’operatore e l’oggetto della produzione porterà al cambiamento del concetto stesso di arte: l’autore vede ormai nell’opera solo il risultato di un processo produttivo, il divario tra autore e pubblico viene annullato poichè ora esistono i consumatori che possono avere un contatto diretto con l’opera.

Questo mutamento che partecipa della stessa natura creativa ed emotiva dell’Arte ne altera radicalmente le modalità di esecuzione e di percezione trasformando questo limite in un valore aggiunto rispetto alle opere d’arti tradizionali. Il fine rimane immutato, ma il fotografo attraverso la sua opera riesce, a differenza di uno schizzo o un dipinto, ad azzerare completamente la figura dell’autore prediligendo una identificazione con il soggetto.

Se Paul Delaroche, aveva decretato la morte della pittura davanti ai primi dagherrotipi, possiamo comprenderne le motivazioni: la fotografia è nata come nuova forma d’arte, fortemente industrializzate e di massa, prodotta in vista di una funzione d’uso , può essere luogo di forme e sensazioni al pari delle arti tradizionali. A cambiare sono i modelli progettuali, la figura dell’autore sempre più sfumata e un rapporto con il pubblico nel quale il piacere della forma scaturisce dall’uso quotidiano.

About Rossana Pistoia

Rossana Pistoia
Sono una studentessa di architettura di 24 anni, ho fatto delle mie passioni la mia stessa vita. La voglia di memorizzare momenti si è trasformata in amore per la fotografia, l'entusiasmo con cui ho mosso i primi passi nel mondo della musica mi ha portata ad amare le sue infinite sfaccettature: dal pianoforte alla consolle. La mia passione per gli sport outdoor mi ispira a vivere nuove avventure ogni giorno.

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