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Una competizione tutta lagunare

Come sicuramente sarà capitato di sentire, a breve a Venezia prenderà avvio una nuova edizione della Biennale di architettura; una buona occasione per informarsi sulle nuove tendenze in questo campo come anche per visitare la città. Al di là dei monumenti più noti, infatti, la città lagunare accoglie diverse architetture, alcune delle quali furono fondamentali per lo sviluppo del Barocco. Mi sto riferendo in particolare a Santa Maria della Salute, una chiesa di carattere votivo che con la sua maestosa cupola e la sua complessa architettura si può ben dire essere in competizione con la basilica di San Marco.

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La chiesa, come tante altre della sua epoca, nacque con un obiettivo ben preciso: ringraziare la Vergine Maria per la liberazione dall’epidemia di peste che, nel 1630, colpì le maggiori città della penisola italica e europea. Si trattava quindi di una chiesa ex votoe, come la chiesa del Redentore di Palladio costruita per il medesimo motivo, doveva soddisfare due principali istanze: coniugare un santuario indipendente con una chiesa di tipo parrocchiale ed esibire la grandezza della Serenissima, a quei tempi già in forte declino, ma volenterosa di mostrare la propria autonomia artistica rispetto l’egemonia della Roma papale.

Fu dunque chiamato Baldassarre Longhena, un architetto e scultore locale di grandi capacità, il quale immaginò un maestoso impianto centrico ottagonale a cui addossare il vero e proprio santuario. Per fare spazio alla nuova chiesa si scelse di demolire un soppresso complesso religioso adiacente alla Punta da Màr, la dogana di Venezia e si utilizzò una quantità spropositata di pali, circa 1.156.650, che, conficcati nel terreno, rappresentarono il punto di partenza per l’intera bonifica dell’area. La chiesa fu terminata nel 1687 dopo la morte dell’architetto ma tuttavia gli fece grande onore ed ebbe una risonanza incredibile. Questo perché la sua configurazione, raccogliendo le grandi innovazioni del barocco, proponeva delle soluzioni uniche e fortemente innovative.

Innanzitutto l’aula centrale, distinta ed indipendente dal resto del complesso, presenta una navata anulare che non è una novità nella storia dell’architettura, si pensi ad esempio ai Martyria paleocristiani come Santa Costanza a Roma, ma lo è per il barocco, giacché riusciva a fondere l’esigenza di una chiara differenziazione dei percorsi pur mantenendo l’idea di unità. E ciò fu possibile grazie ad uno stratagemma ottico d’invenzione dello stesso Longhena. Questi, infatti, sfruttò la forma ottagonale della chiesa per creare una serie di corridoi spaziali che inquadrando le cappelle unificavano lo spazio e trasmettevano al contempo l’idea di una chiesa radiale centralizzata; suggestione questa che è rafforzata anche dalle colonne che invece vertono verso il centro. Si tratta quindi di un sottile gioco di rimandi prospettici che viene riproposto anche all’esterno, questa volta con un intento più paesaggistico, come è testimoniato dalla doppia cupola che slancia la chiesa verso l’alto.

Il tutto è poi amalgamato dalla presenza di grandi volute esterne che raccordano il tutto, svolgendo anche il ruolo di contrafforti murari. Tuttavia, questa non è affatto una novità; infatti, anche a Roma si trova una chiesa con la medesima soluzione a volute: San Giacomo degli incurabili, una piccola chiesa lungo via del Corso, dove Francesco da Volterra adottò per la prima volta questo ardito sistema costruttivo reinterpretando un’idea ancora più antica, risalente a quel progetto mai realizzato di Antonio da Sangallo il Giovane per la chiesa di San Giacomo dei Fiorentini.

assonometria con evidenziate le volute in giallo e l'ingresso principale in rosso

Ma non finisce qui, l’accesso della chiesa, difatti, a bene vedere, ricorda un arco trionfale che segnala ed evidenzia con forza l’ingresso della chiesa rispetto le aggettanti cappelle secondarie. E ciò ricorda una soluzione che adottava tipicamente uno degli allievi di Bramante, Jacopo da Sansovino, il quale, al rifiuto del suo progetto per il San Giacomo dei Fiorentini, si trasferì a Venezia dove ebbe un grande successo e influenzò tutta la successiva architettura lagunare.

Quindi, ironia della sorte, idee e riflessioni contrapposte che si svilupparono nel progetto romano, ora ritornano qui, insieme, in una ritrovata forma di armonia ed equilibrio. E questo compromesso farà la fortuna del progetto di Longhena che sarà ripreso in molteplici e distinte situazioni, in Italia come all’estero. Basti pensare al Santuario di Loyola di Carlo Fontana, nei Paesi Baschi spagnoli, di cui già si parlò in uno degli articoli precedenti.

Concludendo, una curiosità. Ogni 21 novembre dell’anno si festeggia la Festa della Madonna della Salute e, ancora oggi durante la cerimonia, i veneziani attraversano un ponte, per secoli fatto di barche ma ora galleggiante e fissato su pali, che va da San Marco alla basilica e lì vi si recano a pregare. Un duro sforzo che viene ricompensato poi, tradizionalmente, con la consumazione della castradina, un buonissimo piatto che mi dicono essere a base di montone.

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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