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Le Nuvole

“Sono Nuvole del cielo, divinità potenti per chi non ha voglia di fare niente: sono loro che rendono capaci di pensare, di parlare, di riflettere e di incantare e raggirare, e di muovere all’attacco e alcontrattacco.”

Sono le Nuvole (Νεφέλαι) redatte da Aristofane durante la Grandi Dionisie che si svolsero ad Atene nel 423 a.C., celebrazioni liturgiche dedicate al culto di Dioniso che furono istituite per la prima volta circa nel 535 a.C. durante la tirannide di Pisistrato.

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Le Nuvole sono ricordate come quell’agone comico che provò a smontare l’elaborata costruzione dialettica, del “saper parlare” filosofico ma soprattutto sofistico, di cui Socrate sembra essere stato il primo bersaglio. Ma c’è una grande differenza tra il Socrate visto come filosofo e quello colpito da Aristofane come sofista. Il comun denominatore tra i due “linguaggi” è la virtù del saper parlar bene, la differenza sta nell’aver reso questa virtù un vizio: il bersaglio di Aristofane è il potere della parola, la parola usata come arma e trasformata in vizio. Cosa se non l’immediatezza della commedia di Aristofane, oppositore politico (conservatore) e ideologico di Socrate, avrebbe potuto smascherare il vizio dei nuovi intellettuali?

Se da un lato a muovere questa critica e a sciogliere la comicità dell’agone fu la paura della forza dialettica di quei nuovi intellettuali che, come Socrate, stavano rivoluzionando il pensiero greco del V secolo a.C, dall’altro la volontà fu semplicemente di sperimentare l’uso di un’arma più semplice, la commedia, contro l’arma con una forma più elaborata, la sofistica, per smascherarne una sostanza simile in natura: l’usodella parola. Così, se da un lato conosciamo il Socrate guaritore, colui che con le parole curò le anime, che con la maieutica le “portò alla luce”, dall’altro Aristofane ci fa luce su un altro aspetto che riguarda l’ “abuso” di quel saper parlare, critica rivolta non esclusivamente contro il filosofo greco ma contro un’intera classe intellettuale emergente, quella che ha influenzato la cultura greca e europea fino ad oggi.

Questa avversione tra il commediografo e il filosofo delle idee è uno degli esempi storici di una disputa dialettica risolta, da un lato con la comprensione delle trasformazioni che hanno portato ad un periodo culturale rinnovato, dall’altro con la comprensione della differenza tra la filosofia pura come ricerca del sapere e la sofistica, quell’arte di argomentare per il gusto di argomentare, non per “amore del sapere” ma per amore del parlare.

aristofanegiovannetti olympiaLa commedia di Aristofane, si ipotizza per questioni politiche, fu bocciata dalla giuria, nonostante l’apprezzamento e la partecipazione da parte del pubblico – e di Socrate stesso, che si alzò in piedi durante lo spettacolo per farsi riconoscere.

Il Socrate della commedia, invece, appare la prima volta sospeso in aria dentro una cesta, dalla quale, spiega, osserva la realtà in vista di nuove imprese e di nuove tesi da dimostrare.

Ma l’intero svolgersi della commedia rappresenta l’insensatezza e la perdita di tempo delle imprese di Socrate e dei suoi seguaci, la più divertente delle quali, la misurazione del salto della pulce o i discorsi sofistici ridicolizzati dal commediografo (come il Discorso Migliore e il Discorso Peggiore).

Cosa ci dicono oggi le Nuvole? Le Nuvole adorate nella commedia da Socrate sono la metafora di uno stato di comoda superiorità dalla quale colui che hai il potere della parola osserva e gestisce la realtà dell’ignoranza e dell’incomprensione.  L’intento della filosofia socratica forse fu il meno vicino a questa realtà, in quanto vòlto alla ricerca del vero sapere e all’insegnamento dello stesso come valore terapeutico. Al contrario invece lo furono molti altri sofisti minori, dai quali i “sofismi” hanno ereditato i potenti di ogni epoca fino ad oggi.

Pensando alle nuvole come alle protettrici della dialettica, possiamo dargli un risvolto positivo nell’attualità. Dialettica significa contrasto di idee, uno scontro tra tesi e antitesi a cui segue una sintesi di entrambe: non è un’idea a prevalere ma è il contrasto a rimanere costante.

Ciò significa che le radici della cultura greca, le quali confluiscono con le nostre, sono per nature adatte al mantenimento di una dialettica tra opposti, evitando in un certo senso il predominio assoluto di un’idea, di una fazione, di un orientamento ideologico definitivo. Seppure vi è stato, la necessità per la società di ribaltarlo è culturalmente imprescindibile.

Oggi queste nuvole ancora un po’ ci coprono, essendo la nostra cultura il frutto di quella stessa rivoluzione intellettuale.Quando ho visto i risultati delle elezioni europee, dove Grecia e Italia si sono entrambe distinte per una scelta democratica (di sinistra) tra le molte preferenze di destra, o neonaziste o anti-europeiste che hanno optato di affidarsi alle “leggi dell’estremismo” ho pensato che nonostante la debolezza politica, la crisi economica e l’incomprensione delle nostre stesse potenziali qualità politiche, le radici dialettiche, alla fine dei conti sempre democratiche, sono ancora impiantate nelle nostre società.

“Ecco perché solo a sentirne la voce l’anima mia si è alzata in volo, e già va cercando quisquilie e sottigliezze fumose: ha una voglia di pigliare un’ ideuzza, sbatterla contro un’idea e imbastirci su tutto un discorso d’opposizione.”

“Insomma se è possibile, ho proprio voglia di vederle di persona… ma non lo sai che sono loro a dare da mangiare ad intellettuali di ogni tipo?

…queste soltanto sono divinità… tutto il resto è una balla.”

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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