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Elezioni Europee – Il successo del Pd (e di Renzi) e la rimonta degli euroscettici

Gli esiti delle appena concluse elezioni europee hanno certamente rappresentato una pietra miliare per la politica italiana. Il Partito Democratico, indiscusso vincitore con il 40,8% delle preferenze e un distacco che sfiora il 20% dal secondo partito più votato (Movimento 5 Stelle) è  l’unico partito ad aver superato il 40% dei voti alle elezioni dal 1958, quando Democrazia Cristiana ottenne il 42,3%. L’incredibile successo riscosso dal Pd riflette inevitabilmente la fiducia riposta dagli italiani in Matteo Renzi e la speranza che le ambiziose riforme economiche e costituzionali promesse dal suo governo siano attuate al più presto. Alla luce dei risultati elettorali, il Premier ha sottolineato che la schiacciante vittoria del Pd alle Europee è da interpretarsi come un voto di straordinaria speranza, piuttosto che come un referendum sul governo da lui guidato; il premier ha inoltre dichiarato che il successo del Pd alle elezioni dev’essere un ulteriore sprone per accelerare le riforme in Italia, senza prolungare futili festeggiamenti.

Decisamente meno soddisfatto è Beppe Grillo, leader del M5S, che ha più volte manifestato la certezza di poter vincere le Europee e il cui partito si è invece piazzato solamente al secondo posto, con il 21,16% delle preferenze. Nonostante le battaglie di Grillo contro la recessione, la corruzione dei politici e la disoccupazione siano condivise dalla maggior parte degli italiani, il risultato ottenuto dal M5S dimostra che il popolo italiano non ritiene opportuno fare affidamento su un partito che porta avanti le proprie idee con veemenza e rabbia, dando priorità allo spettacolo piuttosto che ai contenuti. E’ forse per la stessa ragione, l’inaffidabilità della “politica dello spettacolo”, che il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, ha ottenuto soltanto il 16,82% delle preferenze. Il successo di Berlusconi, infatti, si è basato per anni sul consenso televisivo, ma le politiche portate avanti dal suo partito si sono rivelate inadeguate a promuovere lo sviluppo dell’Italia.

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Sorprendentemente alte, al contrario, le preferenze registrate da Lega Nord, al quarto posto con il 6,16% dei voti. La tendenza a votare partiti di estrema destra è ancor più evidente in Francia, dove il Front National si è affermato come prima forza politica del Paese, con il 25% delle preferenze, seguito dal conservatore e di destra UMP e dal Partito Socialista. Alla luce dei risultati, Le Pen ha dichiarato che il successo del suo partito è da considerarsi emblematico di un rifiuto nei confronti dell’Unione Europea, invitando tutti i leader euroscettici a unirsi a lei in un più ampio movimento politico. Grillo, tra i destinatari di tale invito, non sembra avere intenzione di unire le proprie forze a quelle del FN, affermando di non condividere con esso una visione comune. A “corteggiare” Grillo è anche Nigel Farage, leader dell’UKIP, che ha affermato di avere molto in comune con il fondatore del M5S. La vittoria dell’UKIP nel Regno Unito è un’ulteriore dimostrazione di quanto il sentimento euroscettico sia diffuso in Europa. La possibilità che il successo ottenuto dall’UKIP alle elezioni europee sia replicato nelle elezioni del 2015  è assai dibattuta. In caso l’UKIP confermasse la sua leadership, la discussa connotazione razzista del partito di Farage rischia di essere dannosa da un punto di vista di business per l’Inghilterra, in quanto potrebbe avere forti ripercussioni sul piano internazionale. Con pochi punti di distacco dall’UKIP, il Labour Party e il Conservative Party si sono rispettivamente classificati secondo e terzo partito del Regno Unito alle Europee, mentre i Liberal Democratici e i Greens non hanno raggiunto neppure il 10% dei voti.

In Germania, i conservatori si sono riconfermati quali forza politica principale. Tuttavia, il partito Euro-scettico (ma non Europa-scettico) AfD ha tolto ai conservatori molti voti, guadagnando il 7% delle preferenze e i Social Democratici hanno ottenuto un considerevole successo. L’AfD si oppone all’utilizzo di una moneta comune nell’UE e i suoi sostenitori non appoggiano le politiche di Angela Merkel che, al contrario, ha capito l’importanza di sostenere economicamente i Paesi più deboli, in quanto la Germania stessa può trarre beneficio da un’ Europa forte e di successo. I risultati meno soddisfacenti per gli euroscettici e per l’estrema destra si sono registrati in Austria, dove i piccoli partiti estremisti non hanno neppure ottenuto seggi nel Parlamento Europeo; il Freedom Party, il più grande partito dell’opposizione, ha tuttavia ottenuto il 19,5% dei voti. I Cristiano Democratici hanno ottenuto il primo posto con il 27,3% delle preferenze, mentre i Social Democratici si sono classificati secondi. Notevole crescita anche da parte del Green Party (15,1%). Al primo posto in Svezia i Social Democratici, seguiti dai Greens. Risultato deludente, invece, per il Moderate Party del Primo Ministro Reinfeldt, classificatosi al terzo posto con il 13,6% dei voti.

Le elezioni hanno visto l’entrata sulla scena europea di due nuovi partiti svedesi: la Feminist Initiative e gli Swedish Democrats, gruppo di estrema destra che vorrebbe unirsi all’euroscettico EFD, ma che potrebbe essere rifiutato dall’UKIP, poiché il partito di Farage non ha manifestato intenzione alcuna di accogliere il partito svedese di estrema destra.

In generale, la coalizione di centro destra EPP ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento, seguita da S&D (centro-sinistra) e dai liberali (ALDE).

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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