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Maps to the Stars, il ritorno di Cronenberg

Nessuno dei film di David Cronenberg che ho avuto la possibilità di vedere sul grande schermo è mai riuscito a soddisfare le aspettative create dall’eccellenza di molti dei suoi vecchi lavori. La cosa mi dispiaceva, un po’ per il fatto in sè, un po’ per la sensazione di essere arrivato tardi alla festa, ed ero abbastanza rassegnato al fatto che difficilmente la carriera dell’ormai settuagenario regista avrebbe potuto riservare significativi colpi di coda.

Per fortuna il cinema è un’arte in cui l’ispirazione del momento e l’impeto creativo della gioventù raramente sono sufficienti alla creazione di opere straordinarie, e la conferma di questo importante assioma ci giunge proprio dal caro Cronny che col suo nuovo Maps to the Stars ritorna in forma smagliante con uno dei suoi film più strani e contorti, il che è tutto dire, come chiunque abbia un po’ di familiarità con le sue pellicole ben saprà.

Maps to the Stars è un film corale che racconta le vicende di vari personaggi orbitanti attorno all’industria cinematografica hollywoodiana: c’è Julianne Moore, un’attrice precocemente invecchiata e ossessionata dal fantasma della madre, Mia Wasikowska, le cui vaste ustioni rappresentano uno dei principali misteri del film e John Cusack, una via di mezzo tra fisioterapista e guru del self-help, nonchè padre di un giovanissimo attore idolo delle pre-adolescenti da poco uscito da una clinica di riabilitazione per tossici d’alto bordo. La lista potrebbe andare avanti, e come si sarà potuto intuire definire disfunzionali i rapporti tra questi figuri sarebbe un eufemismo bello e buono. In questo senso, e in prima lettura, Maps to the Stars potrebbe semplicemente esser letto come una satira del celebrity lifestyle made in Hollywood, una presa in giro di fissazioni e frustrazioni di un gruppo di persone cui fama e denaro hanno fatto perdere il contatto con il senso comune, quel minimo di empatia umana, e in diversi casi la sanità mentale a tutto tondo. Fermarsi a questa interpretazione sarebbe però uno sgarbo ad un film ben più arzigogolato e perverso, che si pone davvero pochi freni e che si diverte a portare avanti una programmatica indecifrabilità senza ricadere nell’irresoluta ambiguità di Cosmopolis, il lavoro precedente di Cronenberg.

Non che abbia da proporre angolo di lettura diverso e onnicomprensivo -del resto non sono sicuro che ce ne sia uno- ma Maps to the Stars è uno di quei film in cui la connotazione che viene data al materiale è più importante del filo logico che lo tiene insieme. Non voglio nemmeno escludere la possibilità che io sia semplicemente un ragazzino un po’ cresciuto cui essere shockato è sufficiente per gridare al capolavoro (o quasi), ma almeno sotto quel punto di vista credo sia innegabile che MTTS sia una delle pellicole più sferzanti, ciniche e violente nel senso più vasto del termine ad essere comparse nelle sale negli ultimi anni, e se le caratteristiche di cui sopra attirano la vostra attenzione dovreste certamente dargli una chance.

Nel complesso stiamo parlando di un film che non si direbbe girato da un rispettabile nonnino (e del resto non so se Cronenberg abbia nipoti, ma in ogni caso faccio fatica a definirlo “rispettabile”), e che va ad inserirsi in una posizione di riguardo nel canone di un conclamato maestro della cinepresa; dubito che ci sia di meglio in sala al momento.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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