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Edmund Husserl. L’intenzionalità.

Come hanno agito precedentemente sia Aristotele che Kant, anche Husserl ha introdotto un nuovo approccio, o meglio detto un nuovo metodo, per sapersi relazionare con il mondo che ci circonda. Per iniziare lo studio del Nostro, dobbiamo innanzitutto partire da che cos’è l’intenzionalità in Husserl. Infatti mi soffermerò ad analizzare questo concetto, che a mio modo di vedere corrisponde al punto iniziale da cui partire per comprendere a pieno la fenomenologia Husserliana. Questo concetto viene alla luce solamente nell’opera del 1913, intitolata Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, anche se già nell’opera precedente a questa, cioè le Ricerche Logiche pubblicata nel 1901, si trovano dei riferimenti.

husserl

Husserl nella sua opera del 1913 scrive così: «Noi intendiamo per intenzionalità la proprietà fra vissuti di essere “coscienza di qualche cosa”» (E. HUSSERL, Idea per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Libro primo, 209). Da qui la celebre affermazione che la coscienza è sempre coscienza di…, da notare che per coscienza il Nostro si riferisce ad un io da cui partono tutte le intenzioni, cioè «[…] uno sguardo che si irradia dall’io puro si dirige verso l’oggetto». Infatti Husserl nota che l’intuizione si attua solamente quando un io presta attenzione ad un determinato oggetto.

La fenomenologia di Husserl si basa sulla relazione tra soggetto e oggetto, tra un io puro che intenzionalmente va verso un determinato oggetto. Per capire quello che Husserl vuole dirci è doveroso fare subito un esempio concreto: un uomo che sta in un parco in una giornata di sole, e si vuole riposare all’aria aperta, cercherà una panchina all’ombra. Evidentemente se la panchina sta sotto il sole, deciderà di andare oltre.

Questo esempio, estratto dalla vita quotidiana, per Husserl nasconde tante piccole riflessioni filosofiche, alle quali certamente un signore anziano che si reca in un parco non pensa nemmeno. Husserl sa benissimo che nella realtà le manifestazioni di oggetti sono frequenti, ma quello che a Husserl interessa non è tanto il cosa si manifesti, bensì il come si manifesta, ecco dove si trova l’analisi della fenomenologia in Husserl, nel saper descrivere
un determinato fenomeno.

Ritorniamo all’esempio di prima: vado al parco con l’intenzione di riposarmi e cerco una luogo dove sedermi; entrato al parco inizio la mia ricerca, ad un certo punto la mia attenzione si rivolge ad un determinato oggetto. Noto che ha una forma un po’ anormale rispetto alla panchina che teoricamente conosco. Allora inizio a domandarmi se questo oggetto che si presenta alla mia coscienza in questo momento sia veramente una panchina in cui mi posso sedere, o sia semplicemente un opera d’arte collocata nel parco.

Allora inizia la fase che Husserl chiama riempimento, cioè l’oggetto, che si manifesta in modo parziale, deve essere studiato in quanto deve assumere significato. Infatti io conosco solo un lato di questo oggetto, ma so benissimo che esistono altre parti che dal punto di vista in cui mi trovo ora non riesco a percepire. Guardando l’immagine vedo la parte davanti, però suppongo che esista la parte di dietro, anche se io concretamente non la vedo. Quando posso affermare, o meglio dar significato, a questo oggetto? Solamente quando il nostro atto intenzionale viene riempito, posso esprimere che l’oggetto preso in considerazione sia una panchina.

Per concludere l’intenzionalità in Husserl gioca un ruolo importante in quanto è il punto iniziale del suo metodo, perché l’io è in continua relazione con gli oggetti, o come direbbe lo stesso Husserl con il mondo.

 

Michele Allegramente

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