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Tropicalismo nel 1968: 5 capolavori dal Brasile

Negli anni ’60 Bahia – zona che nella storia fu principale luogo di sbarco degli schiavi africani – divenne il cuore pulsante del tropicalismo, movimento musicale e culturale che riuscì a creare uno stile di musica originale ed indelebile, grazie alle commistioni fra bossa nova, musica africana, rock, fado.

I militari apprezzavano poco il fare hippy e di rottura di questi musicisti che vivevano consapevolmente la loro rivoluzione artistica, che poggiava le sue basi nel Manifesto Antròpofago di Oswald de Andrade. Il concetto di cannibalismo artistico era alla base della musica di Gilberto Gil, Caetano Veloso, Gal Costa, Os Mutantes.

AA.VV. – Tropicàlia ou Panis Et Circencis

Manifesto del movimento che vede la presenza di tutti i musicisti che animarono le prime fasi del tropicalismo, fu composto in quel 1967 che vide l’esplosione compositiva del linguaggio pop-rock. Uscito l’anno successivo, è una fantastica fotografia della musica in quel tempo ed in quel posto. Non una mera compilation ma una dichiarazione d’intenti. Il Stg. Peppers brasiliano.

Os Mutantes – Os Mutantes

Un disco completamente folle spesso sottovalutato da noi europei, abituati troppo spesso a fare i dolci solo con gli anglo-americani. Una follia che si manifesta attraverso dissonanze e bizzarrie che disintegravano il linguaggio musicale brasiliano, tanto che le esibizioni spesso finivano con violente reazioni del pubblico. In questo album ci sono quasi tutte cover suonate dai loro amici tropicalisti interpretate con una visione lisergica tanto simile ai coevi inglesi e americani, quanto unica nell’approccio che l’ha resa uno delle più grandi istituzioni della musica brasiliana (e mondiale).

Gilberto Gil – Gilberto Gil (Frevo Rasgado)

Il miglior disco di un artista che ha regalato alla musica dei lavori magnifici, di un’eleganza che di certo è difficile aspettarsi dall’estetica circense che l’album presenta sia nella copertina che nelle sezioni di fiato colme di entusiasmo. E anche qui è impossibile non sentire il riferimento a certe esperienze beatlesiane, soprattutto nel sound di chitarra. Un’altra incredibile gemma psichedelica del 1968 brasiliano.

Caetano Veloso – Caetano Veloso

Forse l’artista brasiliano più conosciuto al mondo. Insieme all’amico Gil finì in prigione per attività anti-governative a causa dell’Ato Istitucinal n.5, uno dei decreti che sospendeva una serie di garanzie costituzionali sotto lo stretto controllo del “Consiglio di sicurezza nazionale”. Questo album fa parte della fase psichedelica di Veloso, prima del suo esilio e del suo avvicinamento al cantutorato anglosassone.

Tom Zè – Tom Zè

Riscoperto da David Byrne negli anni ’90, fu il tropicalista più legato al territorio. Scomparso e riapparso ciclicamente, fu un artista nell’accezione classica, soprattutto nella grande discontinuità che contraddistinse la sua carriera. Zè descrisse con occhio attento e ironico le contraddizioni della realtà metropolitana con gli occhi di un bambino cresciuto nella piccola Irarà.

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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