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Moda Uomo: Quando il trendsetter incontra la fashion victim

Che dire, mi è difficile pensare a un uomo con il righello in mano che misura il risvolto dei suoi pantaloni: 4 cm, non uno in più, non uno in meno. D’altra parte non riesco nemmeno a capacitarmi del fatto che quando chiedo un appuntamento per la manicure mi dicano che l’ultimo l’ha preso un signore sulla quarantina che deve fare mani e piedi. Eppure pare che la tendenza sia questa. Bevono centrifughe, stanno attenti alla linea e hanno più scarpe di noi (ma messe più in ordine così si notano meno). L’idea che la moda sia cosa da donne è tramontata nel momento in cui il Canavacciuolo ha più fan della Clerici in cucina e Janet Yellen ha preso la guida della Fed.

Si è concluso ieri a Firenze Pitti Uomo. Tradizionale baluardo dell’eleganza rileccata, certosina, pomposa e ineccepibile ma non mancano tendenze controcorrente: ibridi boho, contraddizioni pauperistiche, derive stradaiole. La moda maschile oggi è un aut aut costante e così il completo sartoriale e le scarpe da “running” (termine che ha sostituito il volgare “ginnastica”) non sono più termini ossimorici. Non a caso il tema della kermesse modaiola quest’anno è il ping pong. Fai la tua scelta di campo: vuoi piacere ai fotografi o piacere a lei? Se è vero che una ragazza può spiegarti nel dettaglio la differenza tra rosso rubino e magenta è vero anche che la moda uomo vista dalle donne è quantomeno stravagante. Total black, pantofole, grandi pochette, cravattini abbinati a camicie a maniche corte e gilet: c’era anche questo nel parterre di Pitti Uomo.

L’ingresso in Fortezza è il momento cruciale: se gli street fotografi ti assalgono, hai passato il test del look. Capelli  sconvolti e fare impettito aiutano.
L’uomo si compiace di una certa vanità e vuole mostrare le fatiche fatte in palestra. Ma sempre con garbo ed eleganza. E allora ecco l’elogio della polo in versione ricercata a 3 o a 5 bottoni, con il collo sostenuto a mo’ di camicia che si porta con il blazer. Stringate a parte, il dibattito resta aperto sulle scarpe d’ordinanza del Pitti men. Le babucce con lo stemma sono amate da dandy nuovi e di ritorno e così pure le sneaker old school. Il particolare fa la differenza a partire dal pantalone. Torna stirato e con una pince, piccola però. Il fondo di 18,2 cm ha il risvolto di 4 cm.

Gli orientali hanno un modo sorprendente, tutto loro di appropriarsi dei formalismi occidentali: sono talmente rigorosi da risultare sovversivi, persino con la paglietta in stile Eaton. Distinti signori giapponesi indossano senza sforzo abiti tre pezzi e e il total look in lino bianco è un must se l’età ti permette di abinarlo ai capelli. C’è sofisticato pauperismo nell’aria: indumenti operai come base per assemblaggi in libetà. Rattoppi e impunture in ogni dove. Anche il completo da scout oltrepassa il valico dell’età liceale. Mai come oggi lo stile è dialogo: opposti che convivono, si fondono, si attraggono.

Ma cosa succederebbe se il prototipo del trend setter maschile incontrasse la sua controparte femminile? Oltre a dover far aggiungere vari scaffali all’armadio e ad allungare considerevolmente l’attesa per il bagno, ne esce fuori un connubio strano. L’uomo con la pantofola coronata apprezza la donna con l’iphone con la cover di Mc Donald Moschino sempre in mano a farsi selfie? E la ragazza con la maxi borsa sotto al braccio non preferirebbe che ad aspettarla sotto casa ci fosse un ragazzo in jeans e maglietta? È la dimostrazione, ancora una volta, che lo “street style”, la moda di strada è quanto di più lontano dalla maggior parte delle persone che camminano per strada.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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