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Kind of Blue, il ritorno ai modi antichi

Disco più venduto della storia del jazz e punto di partenza per l’evoluzione del jazz modale, Kind of Blue rappresenta tanto un oggetto di culto per chi di questo stile è già invaghito, quanto un ottimo inizio per i profani che sono intenzionati a tentare un primo approccio. Autore di questo capolavoro è il trombettista Miles Davis, universalmente considerato una delle figure più significative dell’intera storia del jazz, che per l’occasione poté contare su alcuni dei più grandi geni musicali del tempo.

L’idea di base del progetto nasce dal desiderio di Davis di prendere le distanze dal virtuosismo quasi esagerato tipico del bebop e del hard-bop (stili che spopolavano in quei lontani anni ’50) per dare spazio ad un ideale di bellezza che poggia le sue fondamenta sui “modi antichi”. Essenziale è, dato lo scopo prefissatosi da Miles, la figura del pianista, Bill Evans, artista elegante e raffinato, perfetta fusione tra una mente scolpita dagli studi classici e un sangue traboccante dello swing più vivace. E, al contrario di quello che verrebbe naturale pensare, la sua pelle era tutt’altro che scura. Anche se ogni nota sembra nascere dagli strumenti con una precisione quasi matematica, gli arrangiamenti dei vari pezzi vennero finiti soltanto qualche ora prima delle incisioni. È tutto un gioco di improvvisazioni, come da migliore tradizione jazz.

Soltanto cinque i pezzi contenuti nel disco: cinque piccoli gioielli musicali registrati in due sessions. Il primo pezzo ad essere registrato è Freddie Freeloader, Freddie lo scroccone, barista davvero esistito e amico del trombettista. Si tratta di un blues dalle sonorità vivaci, unico pezzo in cui, al pianoforte, Evans è sostituito da Wynton Kelly, il cui stile si distacca dall’atmosfera sognante che regna in tutto il resto dell’album. A seguire, il complesso si avventura nella registrazione di quello che poi sarà scelto come pezzo di apertura del disco, So What. La filosofia musicale di Evans e il suo amore per la musica di Debussy si palesano in maniera prepotente nell’introduzione, la quale lascia poi spazio ad una melodia semplice e quasi cantabile che racchiude in sé stessa la quintessenza della rivoluzione sonora di Miles.

Seguono poi due ballad: Blue in green e Flamenco Sketches. La prima, di una malinconia struggente, riesce a mantenere l’ascoltatore ipnotizzato dall’impostazione nostalgica ricercata dagli assolo della tromba sordinata di Davis. La seconda, lirica ed elegante, suona come la ricerca delle note blue tra sonorità spagnoleggianti e si risolve in un connubio impeccabile. Le registrazioni si chiudono, così come erano iniziate, con un blues, All Blues.

Pasquale Scognamiglio

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