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Bobby Womack: l’uomo più impavido dell’universo

Una dedica ad un così intraprendente ed irriverente pioniere del soul è quasi d’obbligo in occasione della sua morte.

Bobby Womack è stato l’assennato protagonista di una vita appassionata, la cui essenza egli ha perfettamente racchiuso nel titolo del suo ultimo lavoro: The Bravest Man In The Universe.

Un impavido a tutti gli effetti, fin da quando, ancora bambino, suonava di nascosto la chitarra del padre, nonostante gli fosse vietato. Fu proprio durante una di queste “strimpellate clandestine” che il padre, cogliendolo in flagrante, poté avere un assaggio del suo talento.

I primi passi nel mondo musicale trovano la loro linfa vitale in un ambiente familiare decisamente favorevole, tanto che il suo primo tour lo affronta, non ancora decenne, come voce gospel dei The Womack Brothers (nome in seguito cambiato con The Valentinos) cantando insieme ai fratelli su accompagnamenti musicali suonati dalla madre all’organo e dal padre, per l’appunto, alla chitarra.

La voce di Womack cresce, così, plasmata da una scuola che trova le sue radici nella spiritualità della tradizione gospel, acquisendo un colore ed un’energia che da molti saranno paragonate a quelle di artisti del calibro di Curtis Mayfield o di Marvin Gaye.

Il primo a decidere di investire sui Valentinos è un giovanissimo Sam Cooke, il futuro “Re del Soul”, che, colpito dal loro entusiasmo, si impegna a produrre il loro primo singolo “Lookin’ for a love”.

Bobby trova in Sam un mentore, un vero e proprio punto di riferimento artistico. Proprio per questo, molti restano indignati quando decide di sposare Barbara Campbell, la moglie di Cooke, dopo la sua morte.

Inizia così, un po’ per questo danno d’immagine, un po’ perché era un “must” tra gli artisti afroamericani dell’epoca, una dipendenza dalle droghe che accompagnerà l’artista per circa 30 anni, dalla prima sniffata di cocaina all’inizio degli anni ’60, alla riabilitazione alla fine degli anni ’80.

La sua produzione artistica ha chiaramente risentito di questo suo “vizio”, ma la sua discografia resta un concentrato di pietre miliari per il mondo della black music.

Come chitarrista egli ha collaborato con strumentisti del calibro di Gabor Szabo, con band dei generi più disparati, spaziando dal funk degli Sly and The Family Stone al rock dei Rolling Stones , e con voci emblema del soul di quegli anni, Aretha Franklin su tutte.

Nondimeno, la sua carriera da solista vanta numerosi singoli di successo, il più famoso dei quali, “Across 110th street”, scritto e registrato per fare da colonna sonora all’omonimo film, fu ripreso in seguito da diversi registi, Quentin Tarantino, per citarne uno.

A Damon Albarn, cantante dei Gorillaz, va il merito di averlo fatto tornare sulle scene dopo un periodo di oblio, prima proponendogli di partecipare al loro singolo “Stylo”, poi offrendosi di produrgli un nuovo album, il sopracitato The bravest man in the universe.

Il 27 Giugno Bobby si è spento, terminando la sua lotta contro i tristi lasciti di una vita fatta di eccessi (dal diabete, ad un cancro rettale, all’Alzheimer) lasciando in sospeso un lavoro il cui titolo non avrebbe tradito l’animo vispo di quel bambino che suonava di nascosto la chitarra del padre. The best is yet to come.

 

Consigli di ascolto

Se scriveste “Bobby Womack” su youtube e apriste un video a caso, difficilmente incappereste in qualcosa di sgradevole. Ma, se dovessi consigliarvi quattro pezzi da ascoltare assoultamente almeno una volta nella vita, allora opterei per: Across 110th street, California dreamin’, Lookin’ for a love e I’m a midnight mover.

 

Pasquale Scognamiglio

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