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Primi passi nella fotografia: parte 2 (sensibilità ISO-tempo-diaframma)

“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”

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A walk to Paradise Garden – Eugene Smith

Queste parole introducono alla perfezione l’argomento di questa seconda parte riguardante la tecnica base della fotografia. A pronunciarle è stato William Eugene Smith, un fotografo americano molto famoso per i suoi scatti di guerra ed i suoi reportage realizzati in collaborazione con la rivista “LIFE”. Esempio cristallino di fotografo d’azione, verrà anche ferito nel 1945 sul fronte del Pacifico per via di una granata. Più volte nel periodo di riabilitazione seguente si chiese se mai sarebbe potuto tornare alla sua grande passione, alla sua ragione di vita.

Estremamente autocritico, distrusse i suoi scatti di gioventù perché ritenuti troppo scarsi; atteggiamento forse eccessivamente avventato il suo, da cui comunque prendere spunto per continuare a migliorarsi, a superarsi, a far progredire il proprio lavoro da semplice foto ad arte.

In questa seconda parte tratteremo appunto della profondità di campo. Cominciamo con l’impostare la nostra fotocamera in modalità manuale.

Questa caratteristica è di fondamentale importanza per qualsiasi tipo di foto ed in particolare per le foto macro (foto che presentano un grandissimo valore di ingrandimento). Essa dipende dalla lunghezza della focale (lunghezza dell’obbiettivo) e dall’apertura del diaframma, il quale, oltre a determinare la quantità di intensità luminosa che attraversa l’obbiettivo, determina questo rilevante fattore. Strettamente legato al parametro del tempo di scatto per determinare il giusto valore di esposizione (in caso riguardarsi la prima parte http://polinice.org/2014/06/22/primi-passi-nella-fotografia-parte1-sensibilita-iso-tempo-diaframma/), bisognerà ora mettere in relazione tale fattore con la profondità di campo.

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Ghiera sull’obbiettivo che regola la messa a fuoco manuale

Tale effetto rappresenta quell’intervallo di spazio in cui gli oggetti sono a fuoco all’interno di una foto. Una volta messo a fuoco un determinato oggetto con l’ausilio della ghiera sull’obbiettivo possiamo quindi decidere il “campo nitido” dell’immagine. Quest’ultimo rappresenta l’intervallo, davanti e didietro il punto a fuoco, in cui la sfumatura è impercettibile o comunque accettabile. Tale distanza può essere allungata o diminuita grazie all’apertura del diaframma.

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Ghiera sul fronte del corpo macchina che regola il diaframma

L’apertura del diaframma può essere regolata facilmente (nel caso della mia fotocamera, una Nikon D90) con la ghiera frontale. A minor apertura del diaframma corrisponde una maggior profondità di campo, mentre con una maggiore apertura del diaframma si avrà una minore profondità di campo.

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Diaframma impostato su f22 e relativa apertura

Nel primo caso quindi avendo per esempio un diaframma ad f22 avremo una quantità di luce che attraversa l’obbiettivo molto bassa (da compensare con il tempo di scatto o il valore ISO) e una profondità di campo, e di conseguenza un campo nitido, molto grande.

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Diaframma impostato su f4 e relativa apertura

Nel secondo invece portando ad esempio il diaframma a f4 avremo una grande quantità di luce passante e un campo nitido molto ristretto; ciò crea e determina nella foto un maggiore effetto “bokeh”. Questo termine, di derivazione giapponese, fa riferimento a quella parte della foto che è fuori fuoco. Per certe foto la parte sfocata è importante quanto la parte messa a fuoco, se non di più, ed è da ciò che deriva l’importanza di trovare il giusto livello estetico di bokeh.

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Diaframma impostato su f8 e relativa apertura

Possiamo quindi affermare che la profondità di campo è inversamente proporzionale alla luce in entrata della foto. In ogni caso, gli obbiettivi danno risultati migliori a distanze intermedie, solitamente intorno a f8.

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Diaframma f22
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Diaframma f8
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Diaframma f4

Si vede bene in questi tre esempi, che gli oggetti situati davanti e dietro l’oggetto messo a fuoco diventano gradualmente sempre più sfocati questo perché il campo nitido si accorcia. Come detto in precedenza, anche la lunghezza della focale è un fattore che può influire sulla profondità di campo. In generale a lunghezze maggiori corrisponde minore profondità di campo e viceversa.

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Ragnatela di perle – Raimondo Jereb

 

La fotografia è espressione dell’idea del fotografo, idea che presenta nella sua mente concetti a volte ben chiari e a volte sfocati.

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