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Strange Fruit: la marsigliese nera

Un unico brano intriso di un significato e di una passione che vanno ben oltre la semplice melodia e la sola metrica.

Composta nel 1939 da Abel Meeropol, insegnante ebreo-russo nel Bronx, “Strange fruit” si fa posto in degli “Stati Uniti per modo di dire” nei quali lo schiav

La carica emotiva, che trasuda tanto dal testo quanto dalla musica, permette di capire il motivo per il quale Abel rimase profondamente legato a questo pezzo per tutta la sua vita.ismo era stato abolito solo per essere sostituito dalla segregazione razziale.

La prima, nonché più famosa, esecuzione di questa canzone è quella di Billie Holiday, la Lady Day universalmente riconosciuta come una delle più grandi voci della storia del jazz, che raggiunse fama mondiale proprio grazie a questo pezzo.

La sua voce, segnata da una nota di tristezza, quasi commossa, si trascina lenta e sublime sulle note di un pianoforte che sembra partecipe del dolore di un’intera comunità.

L’ascoltatore, proiettato nel Sud degli Stati Uniti, scenario della maggior parte dei linciaggi degli afroamericani, si vede ai piedi di un pioppo con degli strani frutti che “oscillano nella brezza del Sud”.

“Sangue sulle foglie” a calcare il dramma della scena. “Sangue sulle radici” ad alimentare un odio insano.

Questi strani frutti altro non sono che i corpi di afroamericani linciati, “che la pioggia coglie, che il vento succhia”, che oscillano, inanimati, in una macabra danza.

È facile immaginare l’effetto che questa canzone, da qualcuno definita la “Marsigliese nera”, sortì nel pubblico. L’esecuzione della Holiday è stata spesso definita psicologicamente disturbante o, addirittura, fisicamente dolorosa, tanto è profondo il coinvolgimento che scaturisce dall’ascolto.

Proprio per evitare un confronto così imponente, pochi sono stati i tentativi di reinterpretazione (tra i più recenti si distinguono quelli di Sting e di Jeff Buckley).

Billie, che riuscì con questo brano a gridare tutto l’orrore di un razzismo che era duro a morire, scrisse nella sua autobiografia “Questa canzone aiuta a distinguere le persone a posto dagli idioti e dai cretini”.

Unico consiglio: ascoltatelo.

 

Pasquale Scognamiglio

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