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Medioriente: l’ennesima sconfitta per Obama?

I reciproci attacchi tra Israele e Gaza sembrano non vedere alcun termine, nell’immediato futuro: morti, feriti, sfollati, ma soprattutto più di un centinaio d’innocenti bambini sono tra le vittime di questa nuova, sanguinosa guerra. Mentre l’ONU, che ospita nelle sue strutture novantamila sfollati, si dichiara impossibilitato ad accogliere un maggior numero di profughi (a causa di un’ingente mancanza di fondi) e fa uso di ogni possibile risorsa per convincere Israeliani e Palestinesi a porre fino al disumano genocidio, il Presidente USA Barack Obama ha incaricato John Kerry, Segretario di Stato, di recarsi in Israele per chiedere una tregua. Secondo Obama, le fondamenta sulle quali tale immediato accordo di “cessate il fuoco” dovrebbe basarsi sono quelle che già nel 2012 portarono a una tregua, mediata dall’Egitto.Pur mantenendo un estremo riserbo su quanto sia ora in fase di discussione in Israele, Kerry ha affermato che le negoziazioni stiano facendo importanti passi avanti. A lavorare in stretta collaborazione con Kerry nel suo impegno diplomatico a Israele è Ban Ki-moon, Segretario generale ONU, con il quale il segretario di Stato USA si è già riunito due volte questa settimana.

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Nonostante Obama abbia assicurato che gli Stati Uniti, rappresentati da Kerry in questa circostanza, faranno tutto il possibile per porre fine alla strage di vittime civili, il Presidente degli Stati Uniti si trova al centro di un’animata polemica sul suo operato. Quanto sta accadendo ora in Medioriente, infatti, è considerato da molti come un fallimento personale di Obama.Le politiche di Obama in Medioriente sono state concepite da molti osservatori come deboli, prive dell’autorità necessaria a imporre decisioni diplomatiche e sin troppo scrupolose.Una delle principali cause dell’impotenza di Obama rispetto al conflitto tra Israele e Hamas è di certo la mancanza di stima e collaborazione tra il Presidente americano e Benjamin Netanyahu, attuale Primo Ministro di Israele che, nonostante gli accordi con gli USA e i fondi annuali garantiti da Obama al suo Paese, ha scelto di adottare politiche di sicurezza differenti da quelle suggerite dal governo americano.

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D’altro canto, quando Obama fu eletto, i Palestinesi gioirono per la fine del mandato di Bush, auspicando a un futuro di rapporti più equi con gli USA, che erano stati apertamente pro-Israele sotto la precedente presidenza.Tuttavia, nonostante a parole Obama abbia più volte proclamato l’imprescindibile importanza della questione Israele-Palestina, i Palestinesi si sono sentiti messi in disparte, convinti che il Presidente degli Stati Uniti abbia delegato troppo ai suoi Segretari di Stato senza occuparsi sufficientemente del conflitto in prima persona.In seguito alle critiche per la sua gestione della crisi siriana, per il lacunoso intervento degli Americani in Afghanistan e una sbagliata amministrazione rispetto alla questione Irachena, la percepita incapacità di Obama di risolvere il conflitto di Gaza sembra segnare un ennesimo fallimento del governo USA in Medioriente.La speranza riposta dai cittadini americani e dallo stesso Medioriente in Obama, all’inizio del suo mandato, è stata rapidamente sostituita da una profonda delusione.I fallimenti mediorientali di Obama rischiano d’influenzare negativamente l’eredità che il Presidente lascerà in memoria.Nel frattempo, le statistiche rivelano che la maggioranza dei cittadini americani si oppongono al coinvolgimento diretto degli USA non soltanto in Medioriente, ma anche nell’Est Europa.

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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