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Kraftwerk live

Ci sono tanti modi per raccontare un concerto. A volte si prova un approccio freddo, tecnico, oggettivo. Altre volte, invece, ci si fa trasportare dalle emozioni senza badare troppo alla forma. Nel caso dei Kraftwerk i due approcci coincidono. Non credo di esagerare quando dico che i Kraftwerk per un certo verso sono i Beatles della musica elettronica. La loro musica unita a un’estetica e a delle immagini, sempre in bilico fra descrizione della modernità industriale e futuri distopici, creò uno dei linguaggi più efficaci dell’intero XX secolo. Dagli esordi astratti e concettuali, passando per i territori disco-pop, c’è un solco profondissimo fra la musica pre e post-Kraftwerk.

Il concerto tenutosi il 14 Luglio scorso a Roma, presso la Cavea dell’Auditorium è stata una celebrazione di quella geometrica commistione fra pop ed elettronica che ha influenzato, e continua a influenzare un’infinità di generi e sottogeneri musicali. L’ingresso è sontuoso con “Robots”, quelli sullo schermo e gli altri sugli spalti, muniti di occhialini 3D a osservare attoniti i loro quattro creatori su cui spicca la figura di Ralf Hutter, unico membro originale della band, dopo l’abbandono di Florian Schneider nel 2008. Ho letto tantissime recensioni su questo concerto e tutte si trovano inevitabilmente a scrivere quell’imbarazzante serie di parole che con più o meno perifrasi ti costringe a dire che i Kraftwerk sono dannatamente attuali. Perché non si può dire altrimenti alla band che può fregiarsi con “Autobahn” di aver inaugurato la suite techno-pop, e che fu in grado di piazzare un fantasico singolo synth-pop come “Pocket Calculator”, per l’occasione cantato in italiano.

Non ho problemi a sembrare reazionario, e affermo con convizione che i Kraftwerk sono tuttora il faro dell’elettronica, visto che nessuno è riuscito neanche solo ad avvicinarsi ai vertici toccati dalla loro carriera. I Kraftwerk, grazie alla loro sublime discografia riescono a essere allo stesso tempo eterei, aggressivi, seducenti, glaciali, riuscendo sempre a manipolare l’audience nella loro direzione, qualsiasi sia il linguaggio musicale da loro utilizzato. I quattro tedeschi possono ipnotizzare il pubblico con lunghe suite, o stimolarlo con melodie orecchiabili, e ancora colpire con un suono agghiacciante ed austero, toccando tematiche dure e altre leggere, alternando ottimismo e sfiducia. Ma soprattutto sono la quintessenza e il trionfo incontrastato del beat elettronico in tutte le sue forme, punto di riferimento della musica pop dagli anni ottanta a oggi. Cosa altro c’è da dire quando si osserva la storia con i propri occhi?

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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