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Si alza il vento, cala il sipario

Qualche mese fa repubblica.it andò molto vicino a causarmi un arresto cardiaco con la geniale idea di usare il titolo “Addio a Miyazaki” per la notizia del pensionamento del maestro giapponese che aveva appena annunciato il suo ritiro dalle scene. Venivo a sapere in questa maniera traumatica che Si alza il vento sarebbe stato l’ultimo film di uno dei miei registi preferiti, ed è stato dunque con una certa titubanza che mi sono finalmente deciso a guardare questo capitolo conclusivo della grandissima carriera, fortunatamente e sorprendentemente riconosciuta come tale, del timoniere dello studio Ghibli.

Si alza il vento è il primo film di Miyazaki ambientato nel mondo reale, con riferimenti a luoghi ed eventi storici ben precisi (il grande terremoto del Kanto, la seconda guerra mondiale), e ripercorre in maniera romanzata la vita di un ingegnere e designer di aeroplani realmente vissuto. Pur conservando molti dei toni e dei temi della classica produzione Ghibli, questo ultimo lavoro assume una dimensione quasi politica, sottolineata dalle dichiarazioni di Miyazaki stesso che a ridosso dell’uscita del film ha apertamente criticato il primo ministro nipponico per i suoi intenti di riforma all’articolo pacifista della costituzione giapponese, nonchè per la sua reticenza a fare i conti con gli atroci crimini di guerra perpetrati dall’esercito dell’imperatore nell’ultimo conflitto mondiale, beccandosi in tutta risposta dell’anti-patriota o giù di lì. La cosa è particolarmente paradossale perchè in realtà il film esalta la determinazione di Jiro, il protagonista, a portare a termine il proprio lavoro nonostante la consapevolezza dell’uso militare a cui le sue creazioni verranno destinate, tanto è vero che all’altro estremo dello spettro ho letto commenti di parte americana un po’ perplessi davanti all’esaltazione romantica del creatore di macchine la cui applicazione rimasta più celebre furono gli attacchi kamikaze. Nel film c’è spazio anche per un tributo letterario alla Montagna magica di Thomas Mann, apertamente menzionata, alle cui vicende si ispirano alcuni snodi della trama, tributo che ulteriormente allontana Si alza il vento dagli altri lavori del maestro, da sempre caratterizzati da una sensazione di straniamento e alterità, specialmente per quanto riguarda i mondi in cui sono ambientati.

In questo senso il film è di gran lunga il più adulto dell’intera produzione Ghibli, ma non per questo il più maturo, anzi. A rischio di passare per tradizionalista ammetterò di non aver apprezzato la svolta, che sacrifica l’incantevole innocenza di Totoro e Kiki, senza per questo raggiungere l’afflato e la potenza di Nausicaa e Mononoke. La sbalorditiva tecnica di animazione infatti non riesce a dissipare la sensazione che una storia del genere si sarebbe potuta rendere con immagini fotografiche senza che la cosa ne stravolgesse lo spirito, il che assolutamente non si sarebbe potuto dire di nessuno dei suoi predecessori, dai capolavori alle opere minori. Non dirò che mi sento tradito o amenità simili, anche solo per il fatto che il credito accumulato non sarebbe esauribile nemmeno da multiple collaborazioni con Panariello e Umberto Smaila, ma è con una piacevole sensazione di grata completezza che mi appresto ad archiviare la cartella Miyazaki, sperando che un domani il vuoto da lui lasciato possa essere colmato da qualche baldo giovine volenteroso.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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