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Il fascino intramontabile dell’uomo in maglietta

Orange is the new black, i 40 sono i nuovi 20 e il sushi è il nuovo fast food, persino il tradizionale “Uomini” e “Donne” sulla porta delle toilettes è stato sostituito da nomi più esotici tipo “Chumba e Wamba”. In tempi moderni vale tutto e il contrario di tutto e anche senza scomodare le varie “nuove Brigitte Bardot e Audrey Hepburn” questo è sicuramente vero nel mondo della moda.

Prendete ad esempio l’involuzione neo grunge della vostra amica fashionista. Se fino a qualche anno fa di questi tempi girava solo con magliettine indossate a mo’ di vestito, mocassini, mega borsa e maga occhiali; oggi porta shorts a vita alta, lenti specchiate e Doctor Martens di vernice anche sulla spiaggia. Jenny Humprey nella prima contro quella della terza stagione per capirci. Le mode cambiano, spesso ritornano, ma non sempre coincidono con il canone classico di eleganza.

Se mi vestissi tutti i giorni come alcune delle più famose fashion blogger probabilmente otterrei una vagonata di “like” su Instagram ma da mia madre un laconico “quando esci con me sembri sempre una barbona”. Vai a spiegarlo poi che gli anelli su ogni dito della mano non sono necessariamente un tirapugni, che il maglione giallo di Spongebob è di Moschino e che il jeans con più strappi che stoffa si usa così. D’altra parte sono sicura che anche la modaiola più incallita, tirata fuori dalle strade della Vogue Fashion Night Out e catapultata a pranzo con i genitori del fidanzato, abbandona il berretto da baseball e la gonne di tulle.

Ogni occasione richiede il suo outfit, e questo si sa, ma i capi oggi si reinventano e ‘eleganza’ non è più univocamente sinonimo di “little black dress” o di camicia e pullover sulle spalle. Prendete la maglietta. Nonostante i suoi 101 anni di vita (è stata varata dalla Marina militare americana nel 1913), non si è lasciata eclissare, anzi, si conferma il capo più democratico (insieme ai jeans) e versatile della storia.

t-shirt-givenchy_784x0Le origini di questo capo sono decisamente umili. La maglietta a mezze maniche liscia e con scollo tondo nasce come indumento intimo dei soldati della marina militare USA. Semplice, igienica, piacevole e, soprattutto, di cotone, quindi leggera, fresca, sottile sulla pelle. I Marines la indossavano sotto alla divisa, ma se toglievano la divisa il bianco del cotone rischiava di luccicare troppo a favore del nemico: cominciarono così a tingerla, a sporcarla con i fondi del caffè, e divenne mimetica e, soprattutto, si capì che era versatile. I soldati se la portarono a casa, e qui diventò un indumento civile: nei campi, nelle fabbriche, nelle stalle, nel tempo libero. Così facile da indossare, entrò di slancio nel mondo dello sport, anche nella versione con colletto, poi diventata Polo. Da allora in poi le reinterpretazioni di questo capo non si sono più contate. Dagli artisti pop agli slogan politici, dai gruppi musicali ai grandi stilisti: negli ultimi decenni ne abbiamo viste di tutti i colori.

a(4)-320x220Le T-shirt hanno avuto il loro momento di massimo splendore negli anni Cinquanta, indossate al cinema da sex symbol maschili come Marlon Brando, indimenticabile in maglietta mezze maniche nel film del 1951 “Un tram chiamato desiderio”. O come James Dean in “Gioventù bruciata”, che nel 1955 trasformò la maglietta bianca in divisa dei giovani ribelli. Negli anni Sessanta le T-shirt amate dagli hippies erano scolorite in candeggina per creare macchie “psichedeliche”. Poi con la guerra del Vietnam arrivarono le scritte con gli slogan dei pacifisti.

Nei decenni seguenti diventò anche l’ossessione dei maggiori esponenti della pop art, e parecchi stilisti ne fecero largo uso sulle passerelle. La t-shirt si caratterizzò come il mezzo migliore e più incisivo per veicolare gli slogan più svariati, a partire dalle storiche scritte punk ideate da Vivienne Westwood e Malcolm MacLaren (l'”inventore” dei Sex Pistols). Trasgressione, pensieri di tutti i giorni, frasi di denunce: tutto sulla t-shirt.

Nel nuovo millennio arrivano le stampe e i nuovi materiali: neoprene e PVC. Riccardo Tisci per Givenchy, giusto per citarne uno, spinse il marcio a creare speciali magliette stampate per la collezione autunno/inverno 2011-2012. I soggetti proposti erano foulard con una versione gotica del classico carré; stelle e strisce, che rimaneggiavano il design della bandiera americana con una speciale tecnica di stampa a tre fasi; e rottweiler, con una riproduzione fotografica della testa di un minaccioso mastino.

Oltre alle grandi firme anche la new generation di stilisti si lancia sulla reinterpretazione di questo grande classico. Nella primavera-estate 2015 il brand Les Bohemiens parte con una collezione di alta maglieria: t-shirt, scuba t-shirts e sweatshirts dalle stampe eclettiche, originali ed eccentriche, impreziosite da inserti di materiali più vari e da stampe digitali che creano interessanti illusioni ottiche, i capi sono un concentrato di creatività, dai motivi onirici. Gli ideatori sono Pasquale V. D’Avino e Francesco De Falco, rispettivamente 23 e 24 anni, studenti della Luiss Guido Carli a Roma, sfuggiti al classico stereotipo del ragazzo tutto mocassino, camicia a righe e pantalone con il risvolto.

L’uomo in maglietta sostituirà dunque il classico prototipo dell’ uomo in camicia? Forse. Sicuramente oggi è un capo cult e nessuno vi bloccherà alla porta se indossate una t-shirt sotto l’abito. Anche perché il primo ad essere fermato dovrebbe essere Giorgio Armani. E questo proprio non si può fare..

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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