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Anno di grazia 1967: 10 dischi fondamentali

  1. The Velvet Underground & Nico  Brian Eno mise in circolo il curioso aneddoto secondo il quale le  prime (e per molto tempo uniche) cento copie che vendette “The Velvet Underground & Nico” andarono in dennis-loren-jimi-hendrix-free-concert-in-san-francisco-1967mano a futuri critici musicali o musicisti. Che l’aneddoto sia vero o no, è un dato di fatto che i Velvet Underground influenzarono in modo spaventoso la storia della musica. Quando la psichedelia era ancora associata indissolubilmente all’approccio pacifista-ottimista della scena di San Francisco, i VU per la prima volta diedero una sfumatura cupa, decadente, urbana e pessimistica a questo genere. Forse ai Velvet Underground si deve anche il merito di essersi fatti promotori, per la prima volta, di un modo di fare musica rock libero, creativo, nichilista e indipendente da logiche e meccaniche di tipo commerciale. Fu Andy Warhol, l’artista più in voga del momento, che per l’occasione disegnò una delle sue celeberrime banane, a tirarli fuori dall’anonimato per inserirli all’interno dei suoi spettacoli. Il resto è storia.
  2. Pink Floyd – The Piper At The Gates of Dawn The Piper At the Gates Of Dawn è uno dei dischi più grandi della storia del ed è impregnato della figura di Syd Barrett. Il disco si divide fra favole lisergiche, di impianto quasi favolistico, e improvvisazioni strumentali e dissonanti. Ma non è solo questo; il disco riesce a rimescolare con un fascino impressionante vaudeville, folk music, rumorismo, fantascienza, free-form, trovando conforto in una forma che, pur smantellata, viene da rock music e r ‘n’ b. Eccentrico, libero, affascinante: the Piper At the Gates of Dawn a più di 45 anni dalla sua uscita è ancora un disco irraggiungibile. Difficile trovare un’opera così imponente fatta con la stessa fanciullesca naturalezza.
  3.  The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Possiamo discutere a lungo sui meriti reali o presunti che ebbero i Fab Four nella musica. I fan più oltrazionisti vi diranno che i ragazzi di Liverpool inventarono la ruota, la lampadina, il fuoco e l’energia elettrica, i detrattori più accesi vi diranno che questo album è un riciclo di tutte le idee psichedeliche del 1966 condite da una produzione irraggiungibile, volta a rendere questo sound più appetibile al pubblico di massa. La verità è che inscritto in questa sorta di finto-concept ci sono forse i brani più memorabili dei Beatles, con i più begli arrangiamenti di Sir George Martin.
  4. The Jimi Hendrix Experience – Are You Experienced La più grande rock band della storia della musica, capitanata dal più grande chitarrista della storia della musica rock esordì con questo album devastante nel maggio del ’67.  Disco anfetaminico, eccitante, capace di un’aggressività che si era sentita solo in qualche singolo garage dell’anno prima. Questo disco sta al rock come 2821217_f520Dante, Petrarca e Boccaccio stanno alla lingua italiana.
  5.  The Byrds – Younger than Yesterday Troppo spesso dimenticati e derubricati a band che suonava pezzi di Dylan, i Byrds raggiunsero l’apice della loro carriera con questo meraviglioso album che sarà una solidissima ispirazione per lo stile chitarristico di Johnny Marr, autore principale delle musiche degli Smiths.
  6.  The Doors – The Doors Autori di un blues-rock impreziosito dal cantato ammaliatore di Jim Morrison, uno dei migliori frontman della storia del rock, e dal pianismo vagamente barocco di Ray Manzarek, i Doors entrano a gamba tesa nella storia del rock con questo incredibile esordio.
  7. Captain Beefheat and his Magic Band – Safe as Milk Nell’epoca in cui al rock era concesso osare esistevano dischi come questo. Captain Beefheart, al secolo Van Vliet, compone un album comico, anticommerciale, come fosse una grande beffa nei confronti dei generi musicali di consumo. L’attitudine freak della band non lo aiutò a trovare la giusta comprensione a livello mediatico.
  8. Tim Buckley – Goodbye and Hello Chiaramente ispirato alle prime esperienze elettriche di Dylan, il secondo album di Tim Buckley si avvale di una quantità di strumenti inusuale per un disco folk, che d’altra parte si distingue molto dal cantautorato di protesta, offrendo una musica sofferta e individuale.
  9. Cream – Disraeli Gears Psichedelici per ragioni più commerciali che stilistiche, il trio formato da Eric Clapton, Ginger Backer e Jack Bruce fu autore di un rock-blues alterato in lunghissime jam. Sicuramente il miglior trio rock in circolazione dopo The Jimi Hendrix Experience.
  10.  Traffic-Mr.Fantasy Uno Steve Winwood ancora diciottenne licenziò insieme a Jim Capaldi, Chris Wood e Dave Mason un disco di una maturità incredibile che sembra un ponte fra quello che sarà il progressive più ispirato e tutti i linguaggi dei primi dieci anni di vita del rock n’ roll. 

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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