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IS – Origini e strategie del “Nuovo Califfato”

Agli occhi della maggior parte della popolazione occidentale, lo Stato Islamico (IS) è divenuto un fenomeno politico (e mediatico) d’ingente entità a partire dalla metà dello scorso giugno, con la cattura di Mosul.Tuttavia, l’IS trae le sue origini assai più indietro nel tempo, precisamente dalle guerre post 09/11 che ebbero luogo in Iraq e in Afghanistan: la disintegrazione dell’Iraq, insieme alla frammentazione della Siria, è da considerarsi come causa scatenante dell’espansione dello Stato Islamico. In Siria, l’IS si è impossessato della base militare di Tabaqa, mentre in Iraq può contare sul prezioso supporto di alcuni gruppi di sunniti che, come affermato dal giornalista Muhammad Salih, vedono nel nuovo Califfato l’opportunità d’imporsi sulla scena geopolitica contemporanea da dominanti e facilitano all’IS la conoscenza del territorio.Nonostante siriani e iracheni siano i leader che rappresentano il Califfato sul territorio, l’IS gode dell’appoggio di jihadisti stranieri, affluiti nell’arco dell’ultimo decennio per combattere la guerra contro la potenza americana. E’ proprio a questi stranieri che spetta il compito di occuparsi del reclutamento e della sfera mediatica, aree strategiche di primaria importanza per lo Stato Islamico.L’IS, infatti, investe grande tempo e attenzione nell’istruzione delle generazioni future, quelle che dovranno perpetuare il governo sul territorio siriano ed espandere nel mondo il messaggio del Califfato. Il successo dell’opera d’addestramento dell’IS è evidente in una sequenza del documentario girato da Midan Dayriyya, in cui un bambino proclama come suo scopo di vita la Guerra Santa, mirata a sconfiggere gli infedeli e, soprattutto, gli americani.

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Molti video raffiguranti le tecniche di educazione e addestramento sono stati profusi via Internet: come spiega Alberto Negri nell’ultimo numero di Limes, dedicato a “Le Maschere del Califfo”, il fatto che lo Stato Islamico non tenda a nascondere l’investimento sui giovani e, al contrario, si basi su una raffinata propaganda mediatica, dimostra che l’IS non percepisce se stesso in qualità di organizzazione terroristica: si considera anzi come uno Stato a tutti gli effetti, votato a mantenere e migliorare la moralità dei suoi cittadini.Ne sono un’ulteriore dimostrazione i video nei quali sono elencati i principi su cui dovrebbe basarsi la perfetta comunità musulmana e gli obblighi ai quali essa dovrebbe attenersi.Un messaggio differente è quello che l’IS punta a diffondere pubblicando online i video delle efferate esecuzioni (tre, nell’ultimo mese): mostrando le cruente immagini delle uccisioni, lo Stato Islamico mira, finora con successo, a intimorire chiunque voglia intralciarne l’espansione, provocando al contempo gli Americani, per suscitare reazioni belligeranti che diano al Califfato lo spunto per continuare a promuovere la legittimità della “Guerra Santa”.E’ dunque tramite Internet che buona parte della strategia dell’IS viene condotta: l’addestramento, le minacce, le esecuzioni e, non ultimo, il reclutamento, che avviene spesso grazie all’utilizzo di social networks. La rete web è lo strumento essenziale e primario della propaganda dell’IS.Tuttavia, il solo supporto delle tecnologie mediatiche non è sufficiente a giustificare le proporzioni che il nuovo Califfato sta gradualmente raggiungendo. Di vitale importanza, per il successo dell’IS, sono i giacimenti milionari di petrolio iracheni e siriani, nonché il traffico di reperti archeologici sul mercato nero.

 

Ecco spiegato lo Stato Islamico: un insieme di ricchezze, brutalità e genialità nel propagare un effettivo messaggio mediatico.Lo scorso aprile, il “Time” ha descritto il califfo al-Bagdadi come l’uomo più pericolo al mondo. Che la veridicità di tale affermazione sia effettiva o si tratti di un’esagerazione, lo scopriremo nei mesi a seguire. In particolare, a determinare gli sviluppi del fenomeno IS saranno la reazione degli Stati Uniti e le politiche che Obama sceglierà di adottare in proposito.Il vertice di Parigi ha sancito che ogni mezzo sarà utilizzato per combattere l’ISIS, ma affinché le teoriche promesse possano essere realizzate, una condizione è imprescindibile: gli Stati Uniti necessitano di un proficuo coordinamento con le potenze Europee. E l’Europa, da parte sua, ha bisogno di attuare una politica comune. Versante sul quale, a oggi, l’UE è (purtroppo) ancora latente.

 

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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