Home / Internazionale / L’Africa, la finanza e il colonialismo 2.0

L’Africa, la finanza e il colonialismo 2.0

E’ il continente secondo gli antropologi che ha dato i natali al genere umano. È un continente dalle mille sfaccettature, differenze e, soprattutto, guerre. Inoltre, è il continente più povero del mondo. Probabilmente quando si dice Africa come sinonimo si pensa immediatamente alla parola povertà. Eppure, se lo si considerasse per la sua ricchezza specifica in quanto a forza lavoro, risorse petrolifere e minerarie, tale continente lo si dovrebbe legare ed associare alla parola ” ricchezza “. Nonostante i proclami del Nord del Mondo, l’Africa è stata e continuerà ad essere in futuro una terra ricchissima che molti degli stessi che fanno proclami continueranno a sfruttare.  Ciò non per cattiveria o avidità, ma bensì e non me ne vogliano i molti profeti del ” tutto per tutti”, l’economia per la sopravvivenza degli altri continenti lo deve fare poichė si fonda sullo sfruttamento delle risorse scarse. Questo a meno che la ricerca e lo sviluppo degli OGM non progredisca in modo tale da poter rendere la più grande di tutte le disuguaglianze ossia la ” fame ” un problema marginale, per quando nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i dieci miliardi.
Sicuramente parlare di Africa alle porte del 2015 è assai più difficile e differente rispetto a un lustro fa. Innanzitutto, dopo le cosiddette  ” Primavere Arabe “, nel settentrione non esiste più una potenza capace di influenzare l’intera area come ai tempi dell’Egitto di Mubarak. Ciò, invece, non accade per il meridione del continente poiché il Sud Africa, orfano di Mandela e membro dei BRICS, è sempre più leader dell’intera culla del genere umano e dello sviluppo economico, geopolitico e finanziario.

Africa connection
Come riportato poc’anzi su questo sito da Matteo Mancini in un editoriale circa i rapporti tra ” Cina ed Africa “, una forma di neocolonialismo, non più attaccabile nel diritto internazionale poiché attento ad esplicarsi nella regulations della globalizzazione è in atto da due decenni nel continente nero. Eppure, da quello che era il colonialismo dei nonni delle potenze occidentali, il nuovo colonialismo si sta sviluppando attraverso lo sviluppo di settori lavorativi, ove logicamente vi è un grande guadagno marginale, oltre a servizi finanziari. Sono per l’appunto i servizi finanziari, gli stock e le quotazioni sui mercati azionari di aziende Africane in mercati esteri a sconvolgere i non addetti ai lavori. L’Africa 2.0 si presenta al mondo nella veste non più di semplice luogo ricco di risorse e poverissimo, bensì, sembra rappresentare l’Asia in sviluppo degli ultimi venticinque anni, copiandone anche il modello di non redistribuzione delle ricchezze. E così, come nel caso del passato e sopracitato Colonialismo, a guidare il processo di attrazione di compagnie all’interno della propria struttura finanziaria e sede borsistica è Londra.

Secondo Ibukun Adebayo, uno dei responsabili della Divisione dei Mercati Emergenti del London Exchange Stock, ha affermato al Financial Times che “C’è una forte spinta verso l’Africa e soprattutto un forte interesse nella creazione di alleanze con Borse locali. Stiamo cercando di aumentare la collaborazione con i mercati locali”.

A dar man forte alle parole di Ibukun Adebayo ci sono i dati che negli ultimi cinque anni hanno visto fare a cinquantacinque società africane il loro debutto nel listino di Londra, contro le trentatre del lustro precedente. Bisogna sempre rammentare che la Borsa di Milano da anni si è fusa con il London Stock Exchange.

 

Rimangono al momento forti dubbi circa la Governance Policy interna alle società africane, ma il dado è tratto.
L’Africa è arrivata a farsi spazio nei mercati e nell’economia, ma purtroppo non nella lotta alle diseguaglianze e alla fame.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

Check Also

Approfondimento: Un anno di Trump – Atlantico

Analisi dei principali mutamenti nei rapporti di forza internazionali provocati dall’operato del presidente statunitense Trump, focalizzandoci sullo scacchiere dell’Oceano Atlantico.