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Scotto Joplin: il ragtime e gli albori della “Black music”

Anche se è impensabile identificare un vero e proprio punto d’inizio di quella che oggi è conosciuta come “Black Music”, è possibile fare un primo passo focalizzandosi su un personaggio che ha

dato una delle virate piùdecisive alla rotta della musica afroamericana e, nello specifico, del ragtime: Scott Joplin.

L’infanzia di Scott Joplin non è stata molto diversa dall’infanzia di un qualsiasi bambino di colore nato negli Stati Uniti della seconda metà dell’800.

Figlio di un ex schiavo che lavorava come operaio e di una donna che partecipava alle spese guadagnandosi qualcosa come donna delle pulizie, Scott accompagnava spesso la madre nelle case in cui lavorava, dilettandosi a strimpellare i pianoforti dei suoi ricchi “datori di lavoro”  e convincendola, date le sue spiccate capacità musicali, a mettere dei soldi da parte per acquistargliene uno.

La passione per lo strumento lo travolse da subito, portandolo in poco tempo a suonare per locali ed a raggiungere un livello tale da attirare l’attenzione di Julius Weiss, uno dei pezzi grossi della musica classica tedesca, che si offrì di impartirgli lezioni gratuite, dando una prima forma a quella materia grezza quale era il suo talento.

Questo, per lui, fu un vero e proprio colpo di fortuna, soprattutto se si considera che all’epoca il ragtime era uno stile assolutamente essenziale e viscerale, suonato principalmente dalle “jug band”, ovvero da gruppi musicali che si esprimevano a suon di strumenti casalinghi, che erano ben lungi dal dare un qualsiasi tipo di rigore classico a ciò che suonavano.

Le sue composizioni sono un qualcosa che va al di là della semplice successione delle note. La contrapposizione tutta africana tra il ritmo cadenzato e ossessivo portato avanti dalla mano sinistra e le evoluzioni quasi onomatopeiche dipinte dalla mano destra si sposa perfettamente con i temi delle marce popolari europee cui l’artista si ispirava.

L’esempio cardine è rappresentato dal pezzo Maple Leaf Rag che, per primo, attestò l’entrata del ragtime in una sfera musicale molto più evoluta.

La sua visione a 360° del panorama musicale internazionale gli permise, inoltre, di abbattere gli schemi fissi che attanagliavano il ragtime; infatti, Scott fu uno dei primi musicisti a comporre un ragtime-waltz, abbandonando i classici e regolari 4/4, 2/4 o anche 4/8 e sbizzarrendosi sui 3/4 tipici dei valzer.

L’esempio più famoso di ragtime-waltz di Scott Joplin, che qualcuno forse ricorderà dalla colonna sonora del film “Il curioso caso di Benjamin Button”, è Bethena, composizione in 3/4 abbastanza complessa in cui si alternano temi musicali allegri e gravi, rapidi e strascicati, in un contrasto che mantiene sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore.

Purtroppo per Scott, quando morì quasi nessuno ne parlò o ne sentì parlare, un po’ perché il ragtime si stava facendo da parte per lasciare spazio al jazz, un po’ perché si faceva sempre più concreta l’idea degli USA di entrare nel primo conflitto mondiale (era, infatti, il 1° aprile 1917).

Col tempo, comunque, il suo valore nella storia della musica moderna è stato enfatizzato (sopratutto dopo che nel 1973 il famoso brano The Entertainer venne utilizzato nella colonna sonora del film “La Stangata”) e ancora oggi è possibile ascoltare le sue composizioni nei contesti più disparati.

 

Consigli d’ascolto: Maple Leaf Rag, The Entertainer, Bethena, Magnetic Rag

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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