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Un italiano per la Deutsche Bank

La Deutsche Bank parla italiano. Almeno nell’architettura. La ristrutturazione delle due torri simbolo del potere finanziario di Francoforte porta la firma di Mario Bellini.

DEUTSCHE BANKL’architetto è stato artefice di una ristrutturazione che ha avuto il merito di perseguire la volontà di rinnovamento fortemente voluta dalla Deutsche Bank, non trascurando l’importanza storica degli edifici. Ed è in questo modo che un punto di riferimento della finanza mondiale diventa un’icona di Architettura contemporanea. “Debito” e “Credito” , questo il nome che i tedeschi attribuirono alle torri ,  sono diventate, a fronte di un investimento di 200 milioni di euro, le “green towers” , gli edifici più ecologici d’Europa. Il radicale rinnovamento di Bellini non ne ha intaccato la forma ma la sostanza. Gli interventi in materia di ecosostenibilità si sposano con un progetto architettonico che pur modificando il meno possibile l’immagine esterna è riuscito nell’intento di ottenere un edificio radicalmente nuovo. Le torri sono state svuotate, gli impianti sostituiti, della costruzione originale rimangono in fin dei conti soltanto i pilastri e le solette ed il risultato è la riduzione di emissioni di CO2 del 90% , riduzione del consumo di acqua del 74% e di elettricità del 67%. Non c’è da stupirsi dunque se l’edificio abbia raggiunto le massime certificazioni per quanto riguarda il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente: LEED platinum (americana) e DGNB Gold (tedesca).

DEUTSCHE BANK5Le due torri, alte 155 metri, hanno avuto per più di vent’anni un ingresso piuttosto modesto che non rendeva giustizia al ruolo di prim’ordine che erano chiamate a svolgere. L’intervento è partito da questa problematica creando un enorme foyer, di dimensioni quattro volte superiori all’originale al quale si accede da un portale d’ingresso vetrato alto 14 metri. Il visitatore o cliente nella maggior parte dei casi, trova di fronte a se un enorme spazio, simile ad una piazza, costituente il centro dell’intero complesso, dominato da una sfera di 35 tonnellate composta da 55 anelli d’acciaio in grado di collegare le due torri che si innalzano attraverso un soffitto rotondo vetrato del diametro di 18 metri. Nell’idea di Bellini, i due ponti che attraversano la sfera, costituiscono un flusso ininterrotto di energia che idealmente, ma anche concretamente connette le torri, attribuendo all’area un maggiore dinamismo, quello voluto dalla Deutsche Bank. La trasparenza del vetro, dominatore incontrastato della struttura, è la trasparenza che uno degli istituti di credito più famosi del mondo vuole avere nei confronti del proprio cliente. In questo senso, l’opera si configura come un passo verso il dipendente, non un semplice lavoratore ma parte integrante della società, per questo gli ambienti sono stati ripensati ed arredati in modo da garantire a tutti i dipendenti standard di comfort abbastanza elevati, attraverso piccoli ma significativi accorgimenti, a partire dall’inserimento di poltrone più ergonomiche fino alla possibilità di poter aprire le finestre, cosa impossibile nel precedente grattacielo “sigillato”.

«Non abbiamo calcato la mano con il lusso ma con la bellezza» precisa Bellini; il restyling della Deutsche Bank, spogliatasi del suo vecchiume non soltanto funziona a meraviglia per clienti e dipendenti ma riesce ad integrarsi perfettamente nella città, appare quasi come un estensione degli spazi adiacenti. Tutto è trasparente, la sfera si vede dall’esterno e può essere apprezzata da vicino senza dover passare migliaia di controlli di sicurezza. Paradossalmente rispetto ai tempi d’odio più o meno giustificati che viviamo nei confronti delle banche, Bellini crea un edificio che avvicina l’istituto bancario a qualsiasi individuo introducendo un nuovo tipo di fruizione dello spazio

«È stata una sfida enorme: le torri sono da sempre un punto di riferimento per il centro finanziario di Francoforte e sono parte integrante dello skyline della città. Quindi bisognava intervenire senza stravolgere», spiega Bellini. «Ma anche ristrutturare significa dare nuova vita: si interpretano nuove funzioni e si incarnano nuove aspirazioni».

Giovanni B. Croce

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