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San Tommaso

Medioevo: la teologia madre di tutte le discipline

Se noi abbiamo studiato un minimo di filosofia, sappiamo dell’esistenza di quattro periodi convenzionali in cui il pensiero viene racchiuso nella sfera del tempo, e questi sono: Filosofia Antica, Medievale, Moderna e infine Contemporanea, nella quale ci collochiamo noi. In questo articolo vorrei parlare soprattutto di un periodo in cui la filosofia è chiamata in causa per cercare di dare spiegazioni razionali su Dio e,  secondo il mio modo di pensare, tende più verso la teologia, perdendo, per così dire, il suo vero compito. Sto parlando della così detta Filosofia Medievale, della quale possiamo distinguere quattro periodi:

1) Patristica
2) Filosofi Arabi
3) Scolastica
     – Prima Scolastica
     – Alta Scolastica
     – Tarda Scolastica

San Tommaso Risulta necessario mettere in evidenza che in questo periodo abbiamo un fenomeno molto importante per la filosofia    occidentale, ovvero la scoperta di Aristotele, grazie ai due famosi filosofi arabi Avicenna (980 – 1037) e Avveroè (1126 –  1198), senza i quali non avremmo avuto alcuna traccia in Occidente. Questo ritrovamento dei testi aristotelici ebbe un impatto molto duro in Europa in quanto per un periodo la dottrina aristotelica venne bandita e, in seguito, riabilitata.  Tutt’oggi ammiriamo il contributo di Aristotele che portò a  grandi pensatori, come per esempio San Tommaso, che pur  essendo magister di sacra scrittura, ha commentato alcune opere dello Stagirita. Ma per ora lasciamo stare questo periodo perché lo tratterò in un prossimo articolo. Entriamo nel vivo di questo articolo: si può definire filosofia il “pensiero” medievale o sarebbe più corretto definirlo una teologia? Alcuni mi potrebbero dire che se parlo di pensiero parlo di necessariamente di filosofia, ma pure la teologia e composta da pensieri, infatti tutti abbiamo una struttura “filosofica”, infatti a tutti gli effetti compiamo l’azione del pensare, ma è l’argomento Di questo nostro pensiero che fa la differenza. Se noi prendiamo i tre filosofi più conosciuti di questo periodo cioè Agostino, Tommaso ed Anselmo, ma potremmo prendere Bonaventura, Duns Scotto, Ockam e tanti altri, notiamo subito che il loro scopo è quello di dimostrare, con l’uso della ragione, l’esistenza di Dio. Parlare di Dio, è sempre rischioso, poiché bisogna partire sempre dal dogma dell’incarnazione, punto di partenza di qualsiasi pensatore di questo periodo. Ma cosa sono i dogmi? Si possono dare spiegazioni razionali ad essi? È difficile spiegare il dogma della Santissima Trinità o l’incarnazione del Figlio di Dio, perché sono verità a cui o si crede, essendo dotati di una fede instancabile oppure perdono, per così dire, il loro valore; sono quindi verità che solo con la fede si possono accettare. Qui sta il punto chiave: tutta la filosofia medievale parte con una riflessione filosofica, ma il dato a cui vuole arrivare, è un dato puramente teologico in quanto per accettarlo bisogna rivolgersi alla fede. Ecco il motivo per cui nel medioevo viene usato come simbolo il labirinto che simboleggia l’uomo in cammino verso Dio.

Labyrinth

Labirinto della cattedrale di Chartres: metafora del cammino verso Dio.

A differenza dei dedali e labirinti vari in cui è possibile perdersi, il maggior numero dei labirinti, cristiani e non, hanno un unico percorso complesso al loro interno, che porta inevitabilmente, anche se in un tempo più o meno lungo, alla meta desiderata: parlando, come stiamo facendo noi, dei labirinti cristiani, il percorso non può che condurre, in maniera complessa e, perché no, tormentata all’unione con Dio. Per concludere, a mio giudizio, tutto il medioevo ha una tendenza verso la teologia, anziché verso la filosofia, in quanto tutti i suoi pensatori, pur partendo da una base razionale, vogliono arrivare ad una verità che ha bisogno di una fede per essere accettata;  perciò queste due discipline apparentemente uguali all’inizio, invece sono distinte in quanto l’ una cerca la verità razionale, mentre l’altra cerca una verità che può essere accettata solo con l’ausilio della fede. Del resto non c’è da meravigliarsi di questo fatto, se si tiene in considerazione che per tutto il periodo medievale la Teologia è stata ritenuta la madre di tutte le discipline, idealmente collegate le une alle altre per il comune scopo che l’uomo ad esse aveva affidato di condurre a Dio.

About Michele Allegramente

Michele Allegramente
Attualmente studia filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana. I suoi ambiti di studio sono Metafisica e Fenomenologia. Di recente ha svolto un lavoro intitolato "Al bivio della fenomenologia. Due sentieri agli antipodi", in cui ha svolto un confronto tra E. Husserl e J.L. Marion. Sta svolgendo una ricerca sull'Assoluto e l'eventuale relazione tra filosofia e teologia.

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