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Ci eravamo dimenticati del Kosovo

Diciamoci la verità, ci eravamo scordati del Kosovo. Eppure,  il calcio che è “espressione dei popoli” improvvisamente ci ha ricordato della sua esistenza. Della ” Questione Kosovara” in questo Paese se ne sono dimenticati i finti pacifisti, la stampa e buona parte della classe politica che ne autorizzò il bombardamento. Personalmente, non me ne potrò mai dimenticare,  perchè se a dieci anni ti passano dei caccia per bombardare dall’altra parte della Costa Adriatica, non te ne puoi dimenticare. Come è allucinante dimenticarsi dei Militari Italiani ammalatisi dopo aver partecipato alla Missioni di Peace – Keeping ” Kfor” per via dell’Uranio impoverito. Ci eravamo dimenticati di come alla faccia dell’art.10 della Costituzione Italiana, che espressamente dichiara ” L’Italia ripudia la Guerra”, avessimo bombardato così insistentemente la Serbia & Montenegro da essere stati processati presso la Corte di Giustizia Internazionale. Allo stesso modo abbia scelto di non intervenire per sanare divisioni etniche tra gli Albanesi Kosovari e i Serbi. I primi un tempo minoranza perseguitata e ora passati a ruolo di comando della strana Repubblica Kosovara.

 

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A far ricordare all’Italia, l’Europa e il Mondo del Kosovo, diviso tra Serbi ortodossi e Albanesi Musulmani, é stata la partita di qualificazione a Euro 2016 svoltasi due giorni fa. La stessa UEFA di Platini che per non creare problemi di ordine pubblico ha vietato l’inserimento nello stesso girone di Spagna – Gibilterra. Ad ogni modo per comprendere l’importanza del calcio e della sua influenza politica bisogna rammentare che il primo vero atto della Guerra Serbo – Croata del 1991 si è svolse un anno prima al Maksimir Velodrome di Zagabria. Gli incidenti della partita tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa di Belgrado furono un episodio di guerriglia calcistica avvenuto il 13 maggio 1990 allo stadio Maksimir di Zagabria tra gli ultras della Dinamo Zagreb (BBB – Bad Blue Boys) e quelli della Stella Rossa Belgrado (Delije). I ” Deleje ” che in serbo vuol dire “eroi” quel giorno furono guidati da Željko Ražnatović che passerà nel bene o nel male alla Storia con il nome di  Arkan. La partita e gli scontri ebbero luogo in un momento cruciale per l’ex Jugoslavia: il 6 maggio 1990 si era infatti tenuto il secondo turno di elezioni in Croazia, con la vittoria dell’Unione Democratica Croata (HDZ) di Franjo Tuđman, poi I Presidente della Repubblica di Croazia. Con questo esito la Slovenia e la Croazia, guidate da gruppi politici nuovi, erano salite in testa al piano di riogranizzazione della Jugoslavia in una confederazione. Tale progetto aveva i suoi oppositori più accesi in Serbia e in particolare nel partito socialista di Milošević. Così come allora gli scontri tra Serbi e Albanesi si sono verificati sfruttando il palcoscenico del calcio, che negli stadi trova i reali parlamenti delle nazioni. La cronaca riporta di come un drone con una grande bandiera della Grande Albania, con la scritta “Kosovo autoctono” e la data del 1912 (la rivolta albanese), abbia sorvolato il Partizan Stadium, planando verso il campo. Orfi Rama, fratello del Premier albanese Edi Rama, secondo quanto riportato dalla Reuters,  sarebbe stato arrestato a Belgrado perchè sospettato di essere stato l’organizzatore della messa in scena con la bandiera della ‘Grande Albania’. L’arbitro Atkinson nel mentre pensava di sospendere per un attimo la gara ha visto il giocatore della Serbia Mitrovic riuscire a far sua la bandiera e a scagliarla via. Il gesto però non è piaciuto agli avversari: il Kosovo è uno stato a maggioranza albanese, che i serbi considerano come una costola del loro paese. La tensione tra le due etnie ha portato in passato alla guerra e la questione evidentemente crea tensioni anche ora che il Kosovo è un paese indipendente. Anche perché la Serbia non riconosce ufficialmente la nuova Repubblica del Kosovo come un paese autonomo e sugli spalti degli stadi serbi spesso riecheggia il grido “Kosovo  Je Serbie”.  Il resto vede il giocatore della SS Lazio Cana, di nazionalità Albanese, ingaggiare uno scontro con alcuni serbi. Cana che si gioca nell’Albania, ma il cui padre è Kosovaro di Pristina. Cana che all’età di otto anni è dovuto scappare da Pristina per la Svizzera. Cana che si sente ed è albane. Poichè aldilá di quel che pensano i sostenitori dello Ius Soli, si può scappare dalla terra, ma mai dal proprio popolo ed origini.

 

Ora aldilà della cronaca bisogna puntare l’accento sul fallimento delle guerre lampo e senza ristrutturazione dei rapporti tra etnie portate aventi dall’occidente nel corso degli ultimi decenni. Partendo dalla considerazione che non si può pensare di bombardare, fare accordi con l’etnia più favorevole e poi abbandonare un territorio e le sue divisioni. Perché per il Kosovo si combatte negli stadi, mentre per il Califfatto, che nasce dall’Iraq abbandonato per convenienza elettorale interna agli Usa, si combatterà presto sulle coste del Mediterraneo. Ma, a differenza delle valorose popolazioni Serbe o Albanesi, non credo che noi saremo mai pronti.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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