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Arriva il nuovo album dei Pink Floyd

Diciamo la verità il music business è una costante delusione. Al di là dell’irrimediabile fascino di alcune ‘operazioni nostalgia’, come ad come ad esempio i grandi concerti, ormai veri e propri ‘happening’, non si può non notare come certe uscite dal misero valore artistico non facciano altro che rubare spazio alle nuove leve, nel nome della ‘reazione’ e del conservatorismo, ma soprattutto del soldo.

 

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I Pink Floyd stanno all’ LP come Manzoni sta al romanzo storico, e questo sicuramente lo sanno anche  David Gilmour, la Columbia Records e la Parlophone che a vent’anni esatti dall’ultimo “The Division Bell” fanno uscire “The Endless River” . L’album è un insieme di session dell’ultima formazione dei Pink Floyd, quella senza Waters per capirci, ma con il compianto Wright alle tastiere e alla voce (assente in realtà in ‘A Momentary Laps of Reason”). Sembra piuttosto chiaro che l’album, salvo inaspettati miracoli – e sarei felicissimo di essere smentito- non fa altro che aggiungere un inutile capitolo all’ultima fase della discografia dei Pink Floyd, già di per sé priva di prove significative. L’abbandono di Roger Waters pose la fine a quella tensione artistica capace di dominare tutti i lavori del gruppo ingles dal 1967 al 1983.  Con Waters i Pink Floyd non persero solo il loro leader concettuale, ma anche l’autore di quei testi cupi e ossessionati, giunti ad un espressione quasi auto-celebrativa in “The Wall” e “The Final Cut”, per certi versi le sue prime opere soliste.

Per queste ragioni un’uscita discografica del genere risulta inutile e anacronistica, un modo facile per lucrare sulle spalle di vecchi rincoglioniti e giovanissimi inesperti, che nel nome della tradizione acquisteranno – forse anche a scatola chiusa – un disco che non ha senso di esistere. Uno schiaffo, un insulto a una carriera costellata di capolavori, soprattutto considerando ciò che la musica dei Pink Floyd poteva aver significato nel 1967,  guidata dalla stralunata genialità di Syd Barrett.

Ironicamente Josha Ostroff dell’Huffington Post ha chiosato dicendo:“ questo album potrebbe essere chiamato Wish Waters Was Here”, a rimarcare che, qualsiasi cosa ci sia dentro quell’album,  nessuna uscita dei Pink Floyd da quasi trent’anni ha senso, a meno che non siano vecchie take di quella band che prima ha fatto esplodere la miccia della musica psichedelica, e poi ne ha reinventato il linguaggio facendola diventare un fenomeno commerciale di massa.

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About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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