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MPS – Verso la fine del sogno senese

Ogni storia ha una sua genesi, spesso si potrae per secoli, ma alla fine nulla è immortale. Tale discorso può esser benissimo applicato alla  storia del Monte dei Paschi di Siena. La Banca Monte dei Paschi di Siena –MPS, nata nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena, è la più antica banca in attività e ritenuta anche la più longeva al mondo e ora per colpa dell’incuria e inadeguatezza delle classi dirigenti è a un passo dal punto di non ritorno. La notizia di questa morte assai vicina, dopo quella scongiurata con i soldi dell’imposta IMU nel 2012 dal Governo Monti, è arrivata dai risultati dei cosidetti “Stress Test”. Assieme alla malcapitata MPS si è aggiunto il gruppo bancario CARIGE di Genova, il quale risultava essere in forte difetto con le indicazioni di solidità indicate dalla BCE –  Banca Centrale Europea. Tra le due banche vi è un comune denominatore ossia l’essere guidate all’interno della dirigenza e nelle fondazioni di controllo dagli uomioni del PD di Matteo Renzi.

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COSA SONO GLI STRESS TEST –  Punto preliminare per la corretta comprensione del dramma che l’Italia si appresta a vivere per ri-salvare i due gruppi finanziari è esplicare il concetto e la funzione degli stress test. I cosiddetti stress test sono composti da due parti, un test di base e uno “sotto stress”. Essenzialmente la BCE e il suo Comitato Esecutivo per valutare lo stato di salute delle banche effettuano dei rilevamenti capillari circa la struttura e lo stato di ogni singolo gruppo bancario. Si compie in tal maniera una valutazione sul  “comprehensive assessment”, che si compone anche di un’analisi sulla qualità degli attivi degli istituti (la cosiddetta “asset quality review”, spesso indicata come “AQR”).

In pratica, viene analizzato quanto “capitale”, ossia quanto denaro proprio (non “prestato”), possiede ciascuna banca: si tratta del denaro che la banca può eventualmente utilizzare nel caso in cui si verifichi la necessità di dover assorbire perdite improvvise determinate da una crisi economica. La soglia di capitale minimo da raggiungere per poter passare gli stress test è fissata da una percentuale che viene calcolata considerando tutte le attività della banca “pesate” per il rischio: per intenderci, prestiti molto rischiosi hanno una “peso” maggiore rispetto all’acquisto di titoli di stato, generalmente ritenuti un investimento più sicuro. L’Asset Quality Review (AQR) – questo il suo nome anglosassone – ha preso il via nel novembre del 2013 e rappresenta una tappa fondamentale del percorso avviato in Europa in vista del prossimo mese di novembre, quando la Bce assumerà il ruolo di supervisore unico del sistema bancario Ue. Al vaglio i bilanci di 124 gruppi bancari europei che coprono circa l’85% del sistema bancario del Vecchio Continente.

In pratica le banche di mezza Europa hanno cominciato da tempo a ripulire i bilanci e rafforzare il proprio stato patrimoniale in vista di questo esame che punta a restituire la fiducia degli investitori internazionali nella solidità del sistema finanziario dell’Unione.

Ma quali sono i parametri di questo esame? I tre obiettivi di una maggiore trasparenza, di un interventoladdove necessario e di una restituzione della fiducia a tutti gli stakeholder richiedono un esame severo che imporrà un core tier 1 ratio dell’8% alla partenza e di almeno il 5,5% nel caso dello scenario più avverso che sarà simulato dagli stress test. La “valutazione approfondita” della Bce, realizzata negli ultimi dodici mesi e che ha coinvolto le 130 banche di cui l’Eurotower assumerà la vigilanza diretta con un enorme sforzo di analisi in cui sono stati esaminati oltre 40mila dati, si basa sulle cifre al 31 dicembre scorso. A quel punto, erano 25, di cui 9 italiane (le altre sono Veneto Banca, Banco Popolare, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio, Popolare dell’Emilia-Romagna) le banche che non superavano le soglie fissate dalla Bce, con carenze di capitale per 25 miliardi di euro, di cui 9,7 miliardi attribuibili alle banche italiane. Nel corso del 2104, tuttavia, 12 di queste banche hanno aumentato il capitale per 15 miliardi di euro. Tutti e 25 questi istituti (oltre alle 9 banche italiane, ce ne sono 3 greche, 3 cipriote, 2 slovene, 2 belghe, una ciascuno di Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Austria) dovranno comunque presentare un piano di rientro entro il 10 novembre, nel quale illustreranno gli aumenti di capitale

 

QUALE FUTURO PER SIENA –  Ad oggi discernere la strada giusta da percorrere per il bene della città di Siena, di MPS e dei tributi con i quali lo Stato forse dovrà intervenire è un gioco da indovini. Le frasi del Presidente della Fonadazione MPS aprono una finestra chiara e limpida su ciò che di importante è accaduto la scorsa domenica. Il presidente della Fondazione Mps, che controlla il 2,5% della banca, Marcello Clarich, al termine della riunione della Deputazione generale ha affermato che “E’ cambiato tutto con il passaggio dei poteri alla Bce, che ora ha poteri amplissimi” e secondo lo stesso nessuno può sapere “cosa succederà fino al 10 di novembre” quando Mps presenterà un nuovo piano a Francoforte. Quella sarà la data per capire se qualcuno avrà la forza e la volontà, con Palazzo Chigi in costante apprensione, di salvare l italianità e la senesità del Monte. Altrimenti, in molti come il sottoscritto vedono MPS verso i baschi di del Gruppo Santander o dell’alpina UBS. Unici due seri ed interessati soggetti a poter intervenire.

 

Tutto questo con buona pace della Robur, del basket e di quella splendida città che ha insegnato al mondo la gestione del credito. Tutto questo prima di essere abbattuta dai salotti democratici che daMarx in una notte passarono ad Ayn Rand.

 

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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