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Snob: il nuovo album di Paolo Conte

Come al solito, l’avvocato astigiano ha partorito un lavoro che ha confuso i più, generando pareri discordanti e

quasi deludendo i “vecchi nostalgici”. La verità è che Paolo Conte è tutto ciò che suona.

È lui il vero nostalgico, come è facile intuire dai suoi brani, e la sua passione, unita all’esperienza che solo una carriera come la sua può dare, è l’ingrediente fondamentale per il pasto musicale che, ogni volta, riesce a proporre con una fragranza diversa.

Il titolo dell’album, “Snob”, si presenta con tutta la tipica irriverenza contiana, che si evidenzia ancor più nel brano omonimo, brano in cui la sua voce grattante si accompagna solo al suo piano, due minuti e cinquantuno secondi nei quali il contrasto tra la serietà della melodia portata avanti dal pianoforte (che in alcuni punti sfiora il virtuosismo ed il classico) e il sarcasmo del testo (accentuato dalle r volutamente arrotate e dalle altre esagerazioni lessicali) lascia l’ascoltatore concentrato per coglierne tutte le sfumature.

L’overture “Si sposa l’Africa” è una sorta di proemio, un ringraziamento dell’artista all’Africa, musa ispiratrice, culla e genitrice di tutti gli stili musicali che si susseguono e alternano nel resto del disco.

Molto vivace il pezzo scelto come primo singolo, “Tropical”, un samba condito di parole tronche che rendono ancora più sincopato un ritmo già incalzante di suo, il cui video sposa le sonorità brasiliane con l’atmosfera salentina, risolvendosi in un connubio intrigante e allo stesso tempo “old fashioned”.

Interessante anche il soggetto di “Manuale di conversazione”, cronaca di un fallimentare tentativo di comunicazione tra un camionista peruviano ed un’autostoppista dalle non meglio precisate origini, il tutto introdotto dalle note strascicate di un clarinetto.

Non manca la vena romantica di Conte, che in “Donna dal profumo di Caffè” dà voce al suo io più sornione.

Il disco si chiude con il brano “Ballerina”, un’autocitazione che riprende molto il tema di “Via con me”, quasi a voler sottolineare il fatto che il nuovo Paolo Conte, nonostante la crescita culturale, rimane sempre legato a quello stile che lo ha reso inconfondibile.

Se si volesse trovare una pecca in questo lavoro, a mio avviso, si potrebbe additare l’eccessiva lunghezza (15 pezzi), fatto che comporta, inevitabilmente, la presenza di brani che non aggiungono né tolgono nulla a quelli di maggior valore.

 

“Ci sono tre tipi di persone non ordinarie che si somigliano: l’intellettuale, lo snob e il dandy. Io preferisco il dandy, più profondo. Lo snob è semplicemente un parvenu».

 

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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